Farmaci generici: in Italia li usano in pochi

Un grande spreco ai danni dei pazienti e delle casse dello Stato. E intanto il mercato è sempre più concentrato nelle mani di poche aziende.

Uso farmaci generici in italia

PERCHE’ NON USIAMO I FARMACI GENERICI

Gli italiani spendono circa mille miliardi all’anno per acquistare medicine griffate, rinunciando ai farmaci generici che hanno gli stessi principi attivi ma sono privi del marchio che fa prezzo. Uno spreco enorme. L’incidenza dei farmaci generici sul totale dei farmaci rimborsati in Italia non supera il 32 per cento, mentre in Germania è al 60 per cento e in Francia al 50 per cento.

CROLLO DEI FARMACI GENERICI

La vendita dei farmaci generici in Italia sta crollando. Mentre nel resto d’Europa aumenta. In dieci anni sono scomparsi il 26 per cento dei medicinali equivalenti ( non di marca, i generici, appunto), il 33 per cento degli antibiotici e il 40 per cento degli oncologici.Nel frattempo, secondo i dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) in Italia ci sono 3493 farmaci che risultano carenti. Con seri problemi per i pazienti.

CHE COSA SONO I FARMACI GENERICI

Un farmaco no logo, chiariamolo una volta per tutte, ha gli stessi principi attivi e le stesse caratteristiche, di un farmaco griffato. Produce gli stessi effetti sul malato, e ha ricevuto l’identica autorizzazione dall’Agenzia nazionale del farmaco più noto grazie alla marca. E allora dove sta la differenza? Nel prezzo: semplicemente costa meno. Eppure in Italia, proprio in Italia dove siamo in eterno affanno per contenere la spesa sanitaria e per non tagliare servizi essenziali, di farmaci generici ne consumiamo il meno possibile. Meno di tutta l’Europa. Tanto che negli altri paesi dell’Unione, complessivamente, grazie all’uso dei farmaci generici si risparmiano 13 miliardi di euro, mentre noi sprechiamo circa 1 miliardo di euro per il mancato acquisto di questi prodotti in sostituzione degli equivalenti griffati.

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FARMACI SENZA LOGO

I farmaci low cost costano mediamente il 20 per cento in meno rispetto ai griffati, ma il risparmio può arrivare fino al 50 per cento. Il buco e lo spreco diventano evidenti laddove la spesa farmaceutica in Italia per prodotti generici non supera il 14 per cento del totale, rispetto al 50 per cento in Germania e in Olanda, all’85 per cento in Inghilterra e al 75 per cento negli Stati Uniti. Tra l’altro proprio in Germania grazie a un ricorso così diffuso dei farmaci generici, la spesa sanitaria è crollata del 6 per cento. Sono numeri importanti in tempi di vacche magre e di spending review sul versante della spesa sanitaria.

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USO DEI FARMACI GENERICI IN ITALIA

Ma dove nasce lo spreco, e in qualche caso la truffa, dello scarso uso dei generici? Innanzitutto c’è la costante pressione delle case farmaceutiche, pronte a scoraggiare ogni acquisto che riduca i loro margini di guadagno. Poi c’è la complicità dei medici, che dovrebbero attenersi a una legge introdotta dal governo Monti: la ricetta non deve indicare il nome commerciale del farmaco ma solo il principio attivo in esso contenuto, salvo quando la medicina “non è sostituibile”. E dietro questa formula piuttosto vaga si apre la prateria di un’eccessiva discrezionalità dei medici. Infine, le farmacie. I farmacisti sono solo dispensatori di farmaci e quindi non possono sostituirsi al medico: ma potrebbero favorire campagne di informazione per spiegare i vantaggi dei medicinali generici in termini di risparmio e di sicurezza. Insomma: tutti possono fare qualcosa per finirla con questo record europeo dello spreco che abbiamo conquistato con l’abbuffata dei medicinali e con lo scarso uso dei generici.

FARMACI GENERICI IN EUROPA

La penetrazione nel mercato dei medicinali dei farmaci generici in Italia si ferma al 22 per cento, mentre in Europa si arriva al 67 per cento. E questo favorisce un altro fenomeno molto svantaggioso per i consumatori: la concentrazione del mercato nelle mani dei produttori di farmaci di marca.

COME NON SPRECARE MEDICINE:

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