Perché essere ottimisti sul futuro della sostenibilità

Le diseguaglianze crescono. La ricchezza è sempre più concentrata. L’Onu è impotente di fronte alle guerre. I target sul clima sono tutti saltati. Eppure c’è spazio per la speranza.

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La sostenibilità, quella vera, non gode di buona salute. A una parola logorata e abusata per anni, corrisponde una fotografia dell’oggi con il mondo mai così sottosopra, con gli assi portanti dello sviluppo sostenibile che scricchiolano sotto i colpi di guerre tragiche e infinite, di diseguaglianze che crescono, di una crisi climatica che si aggrava. Eppure basta infilarsi gli occhiali dell’ottimismo della volontà, restando ai fatti e non lasciandosi sommergere dalla paura e dagli slogan, per rendersi conto che le cose stanno molto diversamente, e abbiamo il diritto di guardare avanti con buone e fondate speranze. Partendo dalla sintesi della strategia vincente, firmata da Alexander Langer, uno strenuo e poetico combattente sul fronte della sostenibilità, purtroppo scomparso troppo presto: «Per la conversione ecologica occorrono comportamenti personali e decreti del re». E su entrambi i versanti non c’è motivo di arrendersi a un includente catastrofismo. Anzi. 

Il primato della politica.  I “decreti del re” dei quali parlava Langer altro non sono che le decisioni politiche, a tutti i livelli, da un consiglio di quartiere fino all’Onu. I fatti ci dicono che l’intero sistema dell’Onu, comprese le Conferenze sul clima (l’ultima, la numero 30, si è appena conclusa in Brasile), è paralizzato dai veti incrociati degli stati che di fatto dominano l’istituzione, e ciò rende le guerre prive dell’unico tavolo dove si può avviare un vero negoziato per la pace e i summit internazionali sulla crisi climatica prigionieri dei lobbisti dell’industria fossile. Ma ormai il re è nudo, e anche nelle nuove generazioni è maturata la convinzione che solo una ripresa forte del multilateralismo, e delle sue istituzioni, attraverso decisioni politiche, farà avanzare la sostenibilità.

I nuovi stili di vita. Anche in questo caso, l’ottimismo nasce da una parola che si sta espandendo: consapevolezza. Sappiamo tutti, e lo sanno innanzitutto le nuove generazioni proiettate verso il futuro e non schiacciate sul presente, che «i comportamenti personali», sommati, fanno la differenza. E ormai li conosciamo, uno per uno, dall’uso delle risorse naturali alla necessità di ridurre, senza impoverirci, ma semmai arricchendoci, ciò che non serve. Tra i vincitori dei Premi Non sprecare 2025qualche giorno fa, nell’Aula Magna della Luiss, davanti a centinaia di ragazzi dei licei un imprenditore marchigiano ha presentato una cannuccia fatta con gli scarti della pasta, che i pesci possono anche mangiare, senza subire danni, come nel caso delle cannucce di plastica. E ha ricordato che, intanto, nel mondo si consumano un miliardo di cannucce di plastica al giorno. «Troppe e inutili» è stato il commento unanime dei ragazzi.

La vera sostenibilità. Se la parola sostenibilità ha perso appeal (molte aziende dopo averla utilizzata anche per scrivere bilanci di cartapesta, adesso tendono a evitare anche di pronunciarla), è finalmente chiaro il confine tra il vero e il falso in materia di sviluppo sostenibile. Ovvero: senza affrontare di petto i temi della giustizia sociale (benessere per tutti, e non per pochi privilegiati), dei diritti e in generale delle condizioni di vita delle persone, la sostenibilità è una scatola vuota. O, peggio, un imbroglio.

Il nuovo linguaggio. Quando una parola si usura, bisogna aggiungerne altre al suo fianco, per rilanciarla e fermarne l’eclissi. E alla sostenibilità si è ormai abbinato in modo definitivo il vocabolo “futuro”. Anche qui faccio un esempio. L’Asvis, la più capillare e autorevole rete italiana per lo Sviluppo sostenibile, ha messo al centro della sua azione una nuova creatura, il cui nome è la sintesi del suo programma: Ecosistema Futuro. È una prima breccia che si apre nel muro della paura e dello scetticismo che rischia di paralizzare la marcia lungo la road map della vera sostenibilità, che ha bisogno anche di aggiornare il suo dizionario, le parole-chiave, il linguaggio. Tutte cose che le nuove generazioni da tempo hanno segnalato.

La scienza avanza con l’Intelligenza artificiale. La «conversione ecologica» sintetizzata nell’appello di Langer, specie dopo quanto è accaduto nel 2025, ha uno strumento in più: l’Intelligenza artificiale. Con i suoi limiti, gli inquietanti interrogativi che pone (a partire dalla sua sete di dominio), l’IA, proprio grazie alle inesauribili capacità dimostrate, aiuterà tutti a dare il giusto peso alle certezze documentate dalla scienza, in contrapposizione alle fake news e al negazionismo ignorante e spregiudicato (per gli interessi che protegge). Già oggi è diventato molto più difficile non prendere atto che la navigazione della nave che porta i container per lo Sviluppo sostenibile ha bisogno, ogni giorno, della bussola del sapere scientifico, che poi la politica da un lato, e gli stili di vita individuali dall’altro lato, devono declinare.

Il 2025 è stato l’anno nel quale, per una singolare coincidenza, si è celebrato il decennio dell’enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco, dell’adozione dell’Agenda Onu per lo Sviluppo sostenibile, e degli accordi di Parigi per arginare la crisi climatica. Tre straordinari documenti che, in modo sincronico, hanno tracciato la rotta. Lungo la quale dobbiamo navigare, non ammainando mai la bandiera dell’ottimismo della volontà.

 

I maggiori danni per la sostenibilità arrivano dai suoi falsari, dai bari che truccano le carte e difendono solo i loro interessi, quasi mai trasparenti, con lo scudo del falso green. Personaggi, storie e racconti sulla falsa sostenibilità in Italia e nel mondo li trovate in questo libro.

Il Mito infranto copertina

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