Buoni propositi per l'anno nuovo - Non sprecare
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10 buoni propositi per l’anno nuovo

La bussola per il coronavirus: responsabilità, serietà, fiducia e ottimismo. E un gesto concreto per l’ambiente: ridurre la follia dell’acquisto, nel mondo, di un milione di bottigliette di plastica al minuto

Ultimo aggiornamento il 07.01.2022 alle 13:13

Ogni inizio anno coviamo dentro di noi qualche obiettivo: cose che vorremmo cambiare, o semplicemente fare. In gergo li chiamiamo “Buoni propositi”, in realtà sono idee che possiamo mettere sul tavolo per affrontare le emergenze (dal coronavirus alla crisi climatica) ma anche i nuovi stili di vita. Nella consapevolezza che siamo in una delicata e faticosa fase intermedia: il vecchio mondo sta tramontando, ma quello nuovo ancora non appare.

BUONI PROPOSITI PER IL NUOVO ANNO

Dieci consigli che, per i lettori di questo sito, non sono una novità assoluta (si tratta di temi che trattiamo spesso), ma uniti insieme ci mostrano quanto sia semplice, molto più semplice di ciò che si immagina, migliorare i nostri stili di vita.

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BUONI PROPOSITI PER L’ANNO NUOVO

Dieci consigli che, per i lettori di questo sito, non sono una novità assoluta (si tratta di temi che trattiamo spesso), ma uniti insieme ci mostrano quanto sia semplice, molto più semplice di ciò che si immagina, migliorare i nostri stili di vita.

  • Spazio alla responsabilità e all’ottimismo. La pandemia non molla e non mollerà. Inutile farsi illusioni: dobbiamo convivere ancora a lungo con il Covid 19. E l’unica bussola che abbiamo in mano ha quattro punti cardinali: la responsabilità nell’affrontare il virus, senza cedere neanche un centimetro alle sirene dell’ignoranza; la serietà, che significa fare le cose necessarie e non creare problemi agli altri; la fiducia nella scienza e nei suoi progressi che non significa rinunciare al senso critico; l’ottimismo della volontà, che ci aiuterà molto a uscire dal tunnel.
  • Un’allegra sobrietà. In barba alla nostra classe dirigente politica, popolata da sbandati, generalmente inetta e incapace di fare il proprio lavoro con professionalità, competenza e passione, gli italiani hanno già cambiato marcia. E hanno fatto quella che io chiamo «la rivoluzione Non sprecare». Ovvero hanno puntato sulla sobrietà, non come pauperismo di una minoranza di ricchi che giocano a fare i poveri, ma come la riscoperta di un valore che abbiamo nel nostro DNA, nel nostro scheletro di popolo contadino. Ed è una sobrietà allegra, perché ci fa scoprire cose nuove, migliora le relazioni umane, trasmette e diffonde benessere. Per tutti.
  • Migliori relazioni umane. Confesso che qualche volta resto sbalordito sul quanto e sul come, tra una volgarità e l’altra, ci siamo incattiviti in questi anni. Quindi, avanti tutta con il recupero della gentilezza a 360 gradi, a partire dalla riscoperta di parole semplici, chiare, efficaci: grazie, prego, scusa. Ripetiamole, non ci stancheranno mai.

  • Meno auto più bici e mezzi pubblici. Anche qui un gesto rivoluzionario: siamo usciti dalla prigione dell’auto, dalla schiavitù di un oggetto che ci ha resi prigionieri, dopo essere stato uno status symbol di progresso. Prigionieri di smog, multe, parcheggi, traffico. Spingiamo l’acceleratore sull’uso di mezzi alternativi all’automobile in città: la bici, innanzitutto (perché il Sud è ancora così indietro?), e poi i mezzi pubblici (urliamo le nostre richieste agli amministratori locali), e quando è possibile, camminare, camminare, camminare.
  • Dormire bene. Tra stress, vero o presunto, e impegni dai quali non sappiamo sottrarci, abbiamo smarrito l’equilibrio del sonno. Qui la strada è tutta in salita: siamo circondati da insonni, e da persone che ancora non hanno capito che «dormire è la prima medicina dell’uomo». Non rinunciamo alle nostre ore di sonno (7,8,9: quelle che servono), pennichella compresa.
  • Leggere più libri. Diciamolo: è una vergogna che il 58 per cento degli italiani non tocca un libro durante l’intero anno. E se confrontate gli indici di lettura della nostra classe dirigente con quelli degli altri establishment europei, allora capite perché abbiamo uomini tanto mediocri, spesso, al comando della politica, delle banche, delle istituzioni. Dei luoghi della cultura e delle attività professionali. L’orgia assassina che ha demonizzato il libro e la lettura, ormai è finita: ripartiamo dai libri. Per leggere di più dobbiamo anche usare meno smartphone e tecnologia. Piccole diete, in questo settore, sarebbero salutari. Almeno con un criterio del buon senso: spegnere cellulari e smartphone durante la notte, non addormentarsi con il tablet acceso, non stare a tavola a rispondere al trillo o al messaggino. Sono gesti di buona educazione, e anche di igiene, di salute. Gesti indispensabili se non vogliamo arrenderci, in ginocchio, alla tecnologia.
  • Sostenibilità di tutti i giorni. Di fronte alla sequenza di fallimenti di tutti i vertici sovranazionali (dai vari GX alle varie Cop) dedicati ai problemi dell’ambiente e della crisi climatica, impegniamoci con i piccoli gesti che hanno però grande valore e significato. Uno per tutti: nel mondo acquistiamo un milione di bottigliette di plastica al minuto. Vi sembra una cifra ragionevole?
  • I poveri? Un chiodo fisso. La lotta alla povertà deve diventare un chiodo fisso, nella nostra vita privata come nella sfera pubblica. Pensare che abbiamo quasi 5 milioni di poveri assoluti in Italia è una cosa da brividi. Da indignazione senza se e senza ma. Incalziamo la politica, come questo sito fa tutti i giorni, sull’argomento, ma impariamo anche a dare il nostro contributo personale e diretto. Come? Per esempio donando tutto quanto non usiamo più e non serve più. Tra l’altro, in questo modo svuotiamo armadi e ripostigli e facciamo ordine in casa
  • Riprendersi il proprio tempo. Forse abbiamo iniziato a capire quanto siano faticose e controproducenti le vite sempre di fretta, sempre correndo. Ognuno di noi, senza eccezioni, ha tutti gli strumenti per riprendersi i propri spazi e non essere schiavo della lancetta di un orologio. Facciamolo con continuità, come un proposito-chiave dell’anno
  • Smettere di fumare. Vi prego, non datemi del salutista incallito. Anch’io ho i miei conti da regolare con il fumo, ma 11 milioni di italiani che ancora sono incollati alle sigarette (che provocano 70mila morti l’anno) sono davvero tanti, troppi. Io sono per la libertà assoluta in questo campo, come in tante altre scelte, però sarò sempre favorevole a quello che si fa per fermare la strage da fumo.

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