Carenza di medici in Italia - Non sprecare
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Nell’Italia della disoccupazione record mancano oltre 10mila medici. In Molise si richiamano al lavoro quelli già in pensione

Un quadro abbastanza sconfortante oltre che uno spreco incredibile: in assenza di una politica di assunzioni mirata, le uscite stimate per via dei pensionamenti non saranno bilanciate dalle nuove assunzioni. Questo significherà, sempre più, pronto soccorso intasati, liste d’attesa infinite e un servizio sanitario più scadente soprattutto per chi non può permettersi il lusso dell’assistenza sanitaria privata

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CARENZA DI MEDICI IN ITALIA

Ci riempiamo sempre la bocca sulla necessità di non sprecare il capitale umano di questo benedetto Paese, e poi che cosa scopriamo? Semplicemente che nell’Italia della disoccupazione record, entro i prossimi cinque anni mancheranno all’appello mancheranno ben 11.800 medici. Posti vuoti. A lanciare l’allarme è la Federazione delle aziende sanitarie pubbliche (Fiaso): il problema riguarda sia i medici di famiglia che gli specialisti. Un quadro abbastanza sconfortante e uno dei momenti più difficili per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che, a dicembre 2018, ha compiuto quarant’anni.

MANCANZA DI MEDICI IN MOLISE

L’ultimo caso è quello del Molise dove, a causa della carenza di medici, l’Azienda sanitaria regionale (ASREM) è stata costretta a richiamare al lavoro quelli già in pensione. In Molise non è una novità il fatto che spesso l’ASREM non riesca ad assegnare i posti di lavoro non solo per lo scarso numero di partecipanti ai concorsi ma anche perché, in molti casi, i vincitori rinunciano all’incarico ottenuto e scelgono di lavorare altrove ma, quello della mancanza di medici, è ormai un problema che, a breve, dovranno fronteggiare anche altre regioni a partire dalla Sicilia. Qui, secondo ANAAO Assomed, uno dei più importanti sindacati del settore, da oggi al 2025 mancheranno circa 2.251 specialisti. Segue il Piemonte che dovrà fare fronte alla mancanza di 2.004 medici.

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NUMERO DI MEDICI IN ITALIA

Uno spreco incredibile, ben documentato anche dalle statistiche presentate da ANAAO Assomed: allo stato attuale, i medici vanno in pensione a 65 anni. Secondo il sindacato, la curva dei pensionamenti raggiungerà il suo culmine tra il 2019 e il 2022 con uscite intorno a 6000/7000 medici l’anno. Entro il 2025, dei circa 105.000 medici impiegati nel settore pubblico, circa 52mila andranno in pensione. Dal confronto dei dati relativi ai pensionamenti e le nuove assunzioni da parte del Sistema Sanitario Nazionale di nuovi medici specializzati, ANAAO Assomed ha evidenziato che tra le specializzazioni che si troveranno a far fronte alla carenza di specialisti saranno soprattutto: pediatria, anestesia e rianimazione, medicina d’urgenza, medicina interna, chirurgia generale, radiodiagnostica, malattie dell’apparato cardiocircolatorio, ginecologia, psichiatria e ortopedia.  

In assenza di una politica di assunzioni mirata, le uscite stimate per via dei pensionamenti non saranno bilanciate dalle nuove assunzioni

MANCANZA DI MEDICI IN ITALIA

Ad alimentare questo spreco ci sono almeno due precise responsabilità politiche e amministrative. Mancano i medici, quelli che sono al lavoro negli ospedali sono sempre più anziani e poco aggiornati (nel 51,5 per cento dei casi hanno superato i 55 anni), il numero di quelli andati in pensione non è stato coperto integralmente a causa dei blocchi del turnover e intanto nelle facoltà di Medicina continua ad andare in onda la farsa degli ingressi a numero chiuso. Chiusissimo. Senza contare che, anche eliminando il numero chiuso nelle Facoltà di medicina, bisognerebbe attendere almeno 9-10 anni per vederne gli effetti in termini di disponibilità in organico. Stessa storia nelle scuole di specializzazione, dove non si fa altro che tagliare, tagliare, tagliare. Nel corso degli anni, proprio per ridurre i costi, è stato previsto un numero inferiore di borse di specializzazione rispetto a quello effettivamente necessario. Con i poveri specializzandi che, su ordine di qualche barone di turno, fanno turni massacranti, senza pause e senza ferie, come è stato denunciato da migliaia di questi giovani. A questo si aggiunge anche il dimezzamento dei posti da Primario, una situazione che ha finito per demotivare tantissimi medici a perseguire la carriera proprio perché senza sbocchi.

Le associazioni, inoltre, denunciano condizioni di lavoro sempre più difficili per via del numero insufficiente di lavoratori, sia negli ospedali che nei servizi territoriali. Una politica miope che lascia che le cose continuino ad andare nella direzione dello spreco di posti di lavoro. E di un danno enorme per l’assistenza sanitaria: perché alla mancanza dei medici corrisponde un servizio più scadente, in particolare per le fasce più deboli della popolazione che non possono permettersi il lusso dell’assistenza sanitaria privata. Tra l’altro molti medici, anche neolaureati, stanno scegliendo la strada dell’emigrazione: non ci sono dati precisi su quanti medici, ogni anno, lasciano l’Italia però, secondo le rilevazioni Enpam e Eurispes, si parla di circa mille ogni anno. Il numero potrebbe essere però più elevato.

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CARENZA MEDICI SPECIALISTI IN ITALIA

Anche la macchina burocratica ha le sue colpe. A forza di lottizzare posti di primari e capi, vice, e dirigenti vari, nelle diverse strutture sanitarie si è perso qualsiasi contatto con la realtà del mercato del lavoro in questo settore. Solo un Paese sciagurato come l’Italia può arrivare a questa formula suicida di accesso alla professione medica, che garantisce il combinato disposto di un doppio spreco: lavoro gettato alle ortiche e assistenza sanitaria pubblica sempre più a rischio. Gli unici a potersi consolare sono i medici già in attività: guarda caso, il 40 per cento di loro sono figli di medici.

CARENZA INFERMIERI IN ITALIA

Ma non mancano solo i medici in Italia: scarseggiano anche gli infermieri. Come ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi alla Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (Fnopi), in Italia servono 53mila infermieri. Circa 22mila quelli che andranno in pensione. Una carenza che, ovviamente, potrebbe avere delle conseguenze sull’accesso alle cure e sull’assistenza.