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Liste d’attesa in ospedale: ecco a chi davvero convengono

La disorganizzazione dei posti letto è premeditata per mandare i pazienti nelle cliniche. Inchiesta choc a Salerno: prendevano tangenti per scavalcare le liste d’attesa.

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LISTE D’ATTESA OSPEDALI –

Il reato contestato è orribile: mazzette per scavalcare la lista d’attesa in ospedale. Vedremo, speriamo il più presto possibile, la reale consistenza delle prove in mano alla Procura di Salerno che accusa di concussione quattro medici, tutti con ottima reputazione, del reparto di neurochirurgia dell’azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Ma a prescindere dall’esito dell’inchiesta giudiziaria, quello che viene fuori dalle indagini è un paradigma di quasi l’intero sistema sanitario nazionale, non solo in Campania: la disorganizzazione premeditata. Voluta, e non casuale, per due precisi obiettivi: dirottare i pazienti dalle strutture pubbliche a quelle private, dove lavorano gli stessi professionisti, ma con laute parcelle, e garantire un uso ad personam degli ospedali, come se fossero dei feudi con tanti signorotti.

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LO SCANDALO DELLE LISTE D’ATTESA IN OSPEDALE A SALERNO –

Il caso delle liste d’attesa in neurochirurgia, a volte mesi preziosi per la sopravvivenza del paziente, è scolpito nei numeri. I posti letto in Campania per interventi non frequenti e di estrema delicatezza, parliamo di malattie al cervello e di operazioni alle scatole craniche, sono 139, dunque non pochi e assolutamente in linea con le necessità. Soltanto a Salerno, la città dell’ultimo scandalo della sanità disorganizzata, sono 31, la metà di quelli censiti a Napoli con un rapporto demografico tra le due città ben diverso. E allora come si spiega che, nonostante la disponibilità dei posti letto, ci siano interminabili liste d’attesa ed alcuni pazienti più gravi vengano dirottati perfino in elicottero a Potenza? La risposta è che il caos conviene a qualcuno, in neurochirurgia come in ginecologia, in ortopedia come in cardiologia, perché costringe i malati a scegliere la soluzione più costosa, nel privato, ma anche più rapida. E questo è il vero scandalo, molto prima dell’eventuale reato di concussione. A riempire quei posti letto di neurochirurgia finiscono anche pazienti che non hanno urgenze, creando così un clima di quotidiana e ingovernabile emergenza. Il malato grave è posto di fronte a un ricatto implicito, automatico, e se non vuole perdere tempo, e in alcuni casi salvare la pelle, deve mettere mano al portafoglio. L’autarchia dei singoli ospedali, i feudi intoccabili nelle mani dei “lor signori” delle corporazioni mediche, è confermata dal fatto che neanche in un settore così specialistico, come appunto la neurochirurgia, esiste una banale rete delle disponibilità dei posti nei diversi ospedali. Eppure basterebbe un programma informatico e una semplice collaborazione operativa per fare in modo che il paziente costretto alla lista d’attesa a Salerno possa trovare posto, in tempo reale, a Napoli, Caserta, o comunque nella stessa regione e non resti sospeso al calendario o spedito in Basilicata.

SPRECHI ASSISTENZA SANITARIA IN ITALIA –

Quando si parla di programmazione dell’assistenza sanitaria si potrebbe pensare a qualcosa di molto complesso da gestire. Non è così. L’organizzazione è più semplice di quello che sembra, e se manca, dopo tanti anni, state sicuri che si tratta di una scelta, di una precisa e cinica volontà. Così come tagliare la spesa in linea orizzontale, come è avvenuto anche in Campania, è più facile rispetto a un processo di razionalizzazione dei costi che, come abbiamo visto, mette in discussione precisi interessi. Ma un buon servizio sanitario non può costruirsi solo sui risparmi.

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