Perché in Italia abbiamo il record dei parti cesarei

Una forte speculazione a danno delle donne. Dimostrata dai numeri: i parti cesarei sono la regola nelle cliniche e nelle regioni meridionali

parti cesarei in italia 3
Tra i tanti strani e sgraditi primati che abbiamo in campo sanitario, c’è anche quello di essere il Paese con la più alta percentuale di parti cesarei: vi ricorre una donna su tre, laddove secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità a questo tipo di intervento non si dovrebbe ricorrere più del 10-15 per cento dei casi.
Le statistiche aiutano a capire, in modo inequivocabile, che dietro questa tendenza c’è una vera speculazione, da danno delle donne e delle loro famiglie.
Il rapporto nazionale CeDAP del Ministero della Salute indica che nel 2024 il 29,8% dei parti in Italia è avvenuto con taglio cesareo, cioè quasi 1 parto su 3.

È però importante guardare anche alle differenze: negli ospedali pubblici il tasso è intorno al 28 per cento; nelle case di cura accreditate supera il 40 per cento in molte rilevazioni, arrivando a circa il 45 per cento in alcuni anni.

Inoltre, esistono forti differenze regionali: alcune regioni (praticamente dalla Lombardia alla Toscana) hanno tassi vicini al 20-25 per cento, mentre nel Sud si supera quasi sempre il 40 per cento con il picco della Campania al 45 per cento.
La conclusione arriva dai dati forniti dall’Istituto Nazionale di Sanità, secondo il quale ,circa il 40 per cento dei parti cesarei in Italia sono ingiustificati. Come si spiegano queste anomalie? La risposta è semplice: con il maggiore guadagno per la struttura, di solito una clinica convenzionata, e per lo staff dei medici. Ogni parto cesareo, infatti, ha un costo aggiuntivo rispetto a quello naturale pari a non meno di 1.139 euro, ai quali bisogna aggiungere l’aumento delle giornate di degenza. Il conto è sulle spalle del servizio sanitario nazionale, visto che le strutture esaminate dal ministero, in tutto 78, sono appunto ospedali pubblici e cliniche convenzionate. E il costo totale di questo spreco per il momento è di 85 milioni di euro.

Tenendo conto che il cesareo aumenta tutti i fattori di rischio, dalla possibilità di decesso per la donna (il rischio è triplo rispetto a un parto naturale) alle lesioni per il neonato (+ 37 volte), a questo punto il ministero della Salute si trova di fronte alla possibilità di inviare la documentazione agli uffici della Procura della Repubblica. I possibili reati commessi sono gravissimi: lesioni, falso in atto pubblico e truffa al servizio Sanitario nazionale. Ma in attesa del solito intervento della magistratura, le regioni potrebbero aumentare i controlli e le famiglie potrebbero, a loro volta, vigilare sul comportamento dei medici e dei responsabili dei reparti. Il ministero ricorda che «il parto cesareo non è privo di rischio e deve essere eseguito solo se si verifichino condizioni cliniche che lo rendono necessari».

Ma quali sono i rischi più gravi dei parti cesarei? Innanzitutto il parto cesareo, in emergenza, dura pochi minuti; se invece è programmato dura dai 10 ai 15 minuti, ai quali poi bisogna aggiungere altri 45 minuti per l’espulsione della placenta e la sutura delle incisioni.
Quanto ai rischi, i più gravi sono:
  • Una convalescenza più lunga rispetto al parto naturale
  • Infezione della ferita o della parete uterina
  • Perdite di sangue fino all’emorragia che può comportare immediate trasfusioni
  • Danni al sistema urinario
  • Embolia polmonare
  • Trombosi venosa profonda.
 
Secondo l’Associazione nazionale Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, il parto cesareo  è considerato indispensabile o fortemente raccomandato quando si verifica una di queste condizioni:
  • Placenta previa completa, cioè quando la placenta ostruisce completamente il collo dell’utero.
  • Prolasso del cordone ombelicale, perché il cordone può comprimersi e interrompere l’apporto di ossigeno al feto.
  • Sofferenza fetale acuta, se il parto vaginale non può concludersi rapidamente.
  • Presentazione trasversa del bambino.
  • Distacco di placenta con compromissione delle condizioni materne o fetali.
  • Rottura dell’utero o rischio molto elevato di rottura.
  • Alcune infezioni materne, come l’herpes genitale con lesioni attive al momento del parto, per ridurre il rischio di trasmissione al neonato.
Poi ci sono molte situazioni che non rappresentano automaticamente un’indicazione al cesareo, ma richiedono una valutazione caso per caso. Tra queste:
  • un precedente taglio cesareo (molte donne possono partorire per via vaginale con un VBAC);
  • la presentazione podalica (dipende dall’esperienza dell’équipe e dalle caratteristiche della gravidanza);
  • la gravidanza gemellare;
  • la macrosomia fetale (bambino molto grande);
  • il travaglio prolungato o la mancata progressione, dopo aver escluso altre possibilità assistenziali.

Leggi anche:

Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?