È però importante guardare anche alle differenze: negli ospedali pubblici il tasso è intorno al 28 per cento; nelle case di cura accreditate supera il 40 per cento in molte rilevazioni, arrivando a circa il 45 per cento in alcuni anni.
Tenendo conto che il cesareo aumenta tutti i fattori di rischio, dalla possibilità di decesso per la donna (il rischio è triplo rispetto a un parto naturale) alle lesioni per il neonato (+ 37 volte), a questo punto il ministero della Salute si trova di fronte alla possibilità di inviare la documentazione agli uffici della Procura della Repubblica. I possibili reati commessi sono gravissimi: lesioni, falso in atto pubblico e truffa al servizio Sanitario nazionale. Ma in attesa del solito intervento della magistratura, le regioni potrebbero aumentare i controlli e le famiglie potrebbero, a loro volta, vigilare sul comportamento dei medici e dei responsabili dei reparti. Il ministero ricorda che «il parto cesareo non è privo di rischio e deve essere eseguito solo se si verifichino condizioni cliniche che lo rendono necessari».
- Una convalescenza più lunga rispetto al parto naturale
- Infezione della ferita o della parete uterina
- Perdite di sangue fino all’emorragia che può comportare immediate trasfusioni
- Danni al sistema urinario
- Embolia polmonare
- Trombosi venosa profonda.
- Placenta previa completa, cioè quando la placenta ostruisce completamente il collo dell’utero.
- Prolasso del cordone ombelicale, perché il cordone può comprimersi e interrompere l’apporto di ossigeno al feto.
- Sofferenza fetale acuta, se il parto vaginale non può concludersi rapidamente.
- Presentazione trasversa del bambino.
- Distacco di placenta con compromissione delle condizioni materne o fetali.
- Rottura dell’utero o rischio molto elevato di rottura.
- Alcune infezioni materne, come l’herpes genitale con lesioni attive al momento del parto, per ridurre il rischio di trasmissione al neonato.
- un precedente taglio cesareo (molte donne possono partorire per via vaginale con un VBAC);
- la presentazione podalica (dipende dall’esperienza dell’équipe e dalle caratteristiche della gravidanza);
- la gravidanza gemellare;
- la macrosomia fetale (bambino molto grande);
- il travaglio prolungato o la mancata progressione, dopo aver escluso altre possibilità assistenziali.
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