Ricoveri inutili in ospedale e pronto soccorso in tilt: la soluzione del Texas - Non sprecare
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Ricoveri inutili, ogni anno 24 milioni di italiani vanno in Pronto soccorso. Il 30 per cento senza un motivo

Uno spreco enorme di risorse umane e finanziarie. Con 12mila medici che devono fare turni massacranti per fare fronte a quasi 3mila accessi al giorno. Anche per una banale influenza. La soluzione texana

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RICOVERI INUTILI IN OSPEDALE: LA SOLUZIONE DEL TEXAS –

È una trincea della sanità pubblica, un bene prezioso che dobbiamo difendere e rafforzare, ma anche una fontana di sprechi: il Pronto soccorso. O meglio, i Pronto soccorso, visto che in Italia si contano ben 844 strutture di questo genere, dove lavorano oltre 12mila medici, con una media di circa 2mila e 800 accessi all’ora.

Che cosa accade? Semplice: a fronte di filtri poco efficaci (medici di base e medici di famiglia), e di scarse informazioni, e anche di qualche furbizia da parte di malati immaginari, gli italiani corrono al Pronto soccorso. Anche quando non è necessario. E questa corsa produce costi, sprechi, stress per il personale che ci lavora, e dunque alla fine non solo rappresenta un modo inefficace di spendere denaro pubblico per l’assistenza dei cittadini, ma è anche una leva che peggiora la qualità dei servizi negli ospedali e in generale la rete dell’assistenza pubblica.

C’è un esperimento in corso in Texas che tutti gli amministratori pubblici che si occupano di Sanità in Italia dovrebbero studiare, e magari imitare. L’obiettivo è ridurre, anche in America, le corse al Pronto soccorso, filtrare gli ingressi e prevederli laddove sono davvero necessari, educare i pazienti a non ricorrere sempre e comunque all’ospedale. Le leve sulle quali stanno facendo affidamento gli amministratori texani sono due: una campagna di forte sensibilizzazione dell’opinione pubblica per contrastare le inutili corse in ospedale e la collaborazione di quelli che in America equivalgono ai nostri medici di famiglia. Il risultato, per il momento, è che le spese sanitarie in Texas sono diminuite del 7 per cento. Ma è solo un primo passo.

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CAOS PRONTO SOCCORSO IN ITALIA –

E in Italia? Proprio in questi giorni i grandi ospedali, ben attrezzati con i Pronto soccorso, sono in tilt in molte città italiane. A Napoli, dove le barelle sono piazzate perfino nelle camere operatorie, a Lecce, a Palermo, a Roma, ad Ancona. E il caos, legato ai picchi influenzali, non è arginato dalla rete dei medici di famiglia che non collaborano per bloccare i ricoveri facili. Con l’incredibile effetto per cui ogni anno 24 milioni di italiani bussano alle porte di un Pronto soccorso, uno ogni cinque minuti negli ospedali più grandi. Solo il 16 per cento di questi pazienti riceve poi un ricoveri: tutti gli altri vengono dimessi nel giro di poche ore. E volendo stare stretti, possiamo dire che una bussata su tre al Pronto soccorso è spreco puro. Di denaro, perché quelle visite comunque costano, come costano le successive radiografie fatte spesso solo per la sicurezza dei medici. E di efficienza, perché con i ricoveri inutili si toglie spazio e tempo a quelli necessari. Per cui l’attesa media di un ricovero in Italia è di non meno di 6-12 ore con punte fino a 24-72 ore in molto ospedali del Sud. Se continuiamo a correre al Pronto soccorso al primo raffreddore invernale, la rete dell’emergenza ospedaliera non potrà mai funzionare bene. E serve copiare il Texas, con le regioni impegnate in una campagna dal titolo «Bussa al pronto soccorso solo quando serve» e con i medici di famiglia coinvolti per evitare i ricoveri inutili.

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