In Italia i ricoveri inutili sono uno su tre

Abbiamo il record europeo di questo spreco che penalizza tutta l'assistenza sanitaria sul territorio

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L’Italia ha il record europeo dei ricoveri inutili.  Ogni anno quasi 5 milioni di italiani entrano in un ospedale nella loro città, o anche emigrando in un’altra regione: di questi uno su tre risultano non necessari. I dati arrivano da un Rapporto del ministero della Salute, con il quale si fa presente che i ricoveri giudicati “inappropriati” sarebbero molti di meno se funzionasse la rete di assistenza sul territorio e quella a domicilio.
Quanto costano i ricoveri inutili? Secondo i dati dell’Ocse un letto in ospedale costa molto alle casse dello Stato italiano. Ancora un record, negativo ovviamente. A fronte di una spesa di 260 mila euro per un posto letto in Italia, in Germania non si superano i 138 mila euro e in Francia i 200 mila euro. Il costo medio di una giornata di degenza è di 712 euro al giorno, il ricovero medio (compreso quello in utile) è di otto giorni, e quindi per ogni ricovero si spendono mediamente 5.700 euro. Moltiplicando questa cifra per 1,3 milioni di ricoveri giudicati “inappropriati” dal ministero, si arriva alla cifra totale dello spreco dei ricoveri inutili: 7,4 miliardi di euro all’anno. Soldi gettati al vento, con i quali si potrebbe davvero rafforzare la rete di assistenza sul territorio.

Uno degli epicentri degli accessi inutili nella rete della sanità pubblica italiana è il Pronto soccorso. È una trincea della sanità pubblica, un bene prezioso che dobbiamo difendere e rafforzare, ma anche una fontana di sprechi: il Pronto soccorso. O meglio, i Pronto soccorso, visto che in Italia si contano ben 844 strutture di questo genere, dove lavorano oltre 12mila medici, con una media di circa 2mila e 800 accessi all’ora.

Che cosa accade? Semplice: a fronte di filtri poco efficaci (medici di base e medici di famiglia), e di scarse informazioni, e anche di qualche furbizia da parte di malati immaginari, gli italiani corrono al Pronto soccorso. Anche quando non è necessario. E questa corsa produce costi, sprechi, stress per il personale che ci lavora, e dunque alla fine non solo rappresenta un modo inefficace di spendere denaro pubblico per l’assistenza dei cittadini, ma è anche una leva che peggiora la qualità dei servizi negli ospedali e in generale la rete dell’assistenza pubblica.

C’è un metodo applicato in Texas, negli Stati Uniti, che tutti gli amministratori pubblici che si occupano di Sanità in Italia dovrebbero studiare, e magari imitare. L’obiettivo è ridurre, anche in America, le corse al Pronto soccorso, filtrare gli ingressi e prevederli laddove sono davvero necessari, educare i pazienti a non ricorrere sempre e comunque all’ospedale. Le leve sulle quali stanno facendo affidamento gli amministratori texani sono due: una campagna di forte sensibilizzazione dell’opinione pubblica per contrastare le inutili corse in ospedale e la collaborazione di quelli che in America equivalgono ai nostri medici di famiglia. Il risultato, per il momento, è che le spese sanitarie in Texas sono diminuite del 7 per cento. Ma è solo un primo passo.

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