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El Hierro addomestica il vento

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Il nome vuol dire “ferro”, in ricordo del suo passato vulcanico. Anche se di minerale su El Hierro non c’è traccia. In compenso di acqua e vento ce ne sono più del necessario. E presto i due elementi, unendo le loro forze, produrranno energia in abbondanza su questa piccola isola di 278 chilometri quadrati, la più piccola dell’arcipelago delle Canarie. E la prima al mondo a produrre tutta la sua elettricità a partire da fonti rinnovabili. Per i 10.700 abitanti di questo spuntone roccioso battuto dall’oceano, con scogliere scoscese e grandi prati fertili, il vento è un compagno di vita quotidiano. Ha modellato il paesaggio, curvando i pini, gli oleandri e i ginepri. Gli alisei ricchi di umidità forniscono le piogge necessarie agli esseri umani, agli animali e alle coltivazioni. E oggi gli abitanti del Hierro hanno imparato ad addomesticare il vento. Fra qualche mese cinque turbine eoliche, per una potenza complessiva di 11,5 megawatt, saranno montate sulla punta nordorientale dell’isola, vicino a Valverde. Una parte dell’elettricità che produrranno sarà introdotta direttamente nella rete elettrica e l’altra parte sarà usata per pompare l’acqua in un bacino artificiale di 150mila metri cubi, in costruzione vicino al porto. L’acqua sarà spinta poi fino a un serbatoio superiore di 550mila metri cubi a 700 metri di altezza – anche questo in fase di preparazione – in una caldera, un vasto cratere vulcanico a forma di stadio. Tre chilometri di canalizzazioni collegheranno nei due sensi i due serbatoi. L’acqua sarà usata quando mancherà il vento e alimenterà sei turbine idrauliche per una potenza cumulata di 11,3 megawatt. La combinazione di acqua e vento trasformerà l’energia eolica, per sua natura intermittente, in una fonte di approvvigionamento continua, con un’autonomia di quattro giorni anche in totale assenza di vento.  “Il progetto è nato venticinque anni fa. Per tutto questo tempo ci siamo battuti per convincere il governo spagnolo e la Commissione europea”, racconta Tomás Padrón, presidente del consiglio territoriale dell’isola e fondatore della società Gorona del Viento El Hierro, principale operatore della centrale insieme alla compagnia elettrica spagnola Endesa e all’Istituto tecnologico delle Canarie. Grazie alle sue piccole dimensioni, l’isola era il laboratorio ideale per condurre un esperimento del genere. “Siamo un esempio da seguire. Siamo il piccolo chicco di grano che ha germogliato nel deserto delle energie rinnovabili”, afferma Padrón.

Auto elettriche. Il principio del trasferimento di energia attraverso il pompaggio non ha niente di rivoluzionario. Il Marocco lo ha già adottato nella regione di Afourer e farà lo stesso vicino ad Agadir e nel nord del paese. In Francia la diga Grand’Maison nell’Isère sfrutta lo stesso principio. Ma è la prima volta che le attività legate alle pompe e alle turbine non avranno bisogno di ricorrere a una fonte convenzionale di elettricità e assicureranno l’autonomia energetica di una collettività. El Hierro ha pensato in grande. La sua centrale idroeolica dovrebbe coprire il triplo dei consumi permanenti dell’isola. Questo le permetterà di far fronte all’aumento dei bisogni energetici dovuti ai 60mila turisti che la visitano ogni anno. Inoltre il surplus di elettricità permetterà di far funzionare tre impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare, con una capacità di 11mila metri cubi al giorno, in modo da assicurare una parte dell’irrigazione dell’isola.

Il grande cantiere sta per chiudere. Le turbine eoliche costruite in Germania – piloni di 64 metri con pale di 35 – devono solo essere portate sul posto con un convoglio eccezionale. L’edificio delle pompe e quello delle turbine stanno cominciando a prendere forma. E presto i due serbatoi saranno resi impermeabili. “Dopo un periodo di rodaggio alla fine del 2011, le installazioni dovrebbero diventare operative nel 2012”, sostiene Padrón.  Così l’isola potrà liberarsi della centrale a gasolio – trasportato via nave – che oggi le permette di avere l’elettricità. Ed eviterà di bruciare seimila tonnellate di combustibile fossile all’anno e di rilasciare nell’atmosfera 18mila tonnellate di anidride carbonica, senza contare le 500 tonnellate di particelle di ossido d’azoto e di zolfo.  Quest’energia verde però ha un costo:  l’insieme del progetto rappresenta un investimento di 65 milioni di euro, finanziati per 35 milioni dal governo spagnolo. “Ma sul lungo periodo l’interesse economico si aggiunge all’evidente beneficio ambientale”, sottolinea Javier Morales, vicepresidente del consiglio territoriale incaricato dello sviluppo sostenibile. “Una volta ammortizzati i costi delle installazioni, la vendita di elettricità dovrebbe fruttare nove milioni di euro all’anno. Anche tenendo conto della manutenzione e del rinnovo del materiale, questi soldi potranno essere reinvestiti nell’economia locale”. È solo la prima tappa. “Il nostro prossimo obiettivo”, spiega Morales, “è sostituire l’attuale parco di seimila automobili con veicoli elettrici”. Ci vorranno altri 65 milioni di euro tra infrastrutture e incentivi per l’acquisto delle nuove auto. Anche in questo caso l’economia si combina con l’ecologia: “Vendendo agli automobilisti elettricità allo stesso prezzo della benzina, la spesa sarà ammortizzata in dieci anni”. La popolazione del Hierro ha sostenuto il progetto perché è redditizio. Ma non è l’unica ragione. “Tutti si sentono coinvolti”, racconta un uomo di sessant’anni che ha trascorso gran parte della sua vita in Australia ed è tornato al Hierro per aprire un albergo. “Non cambierà il nostro modo di pagare l’elettricità, ma è un modo di produrre energia pulita che ci porterà una grande pubblicità”.

 

 

 

Fonte: Internazionale

 

La natura è l’unico capitale dell’isola e la sua protezione è una vera e propria religione. Nel 2000 El Hierro è stata dichiarata dall’Unesco “riserva della biosfera”. Un’etichetta ottenuta grazie a un ambiente selvaggio e generoso, ricco di specie animali e vegetali. Il simbolo dell’isola è la lucertola gigante, un rettile che può misurare fino a un metro e mezzo e che si credeva scomparso fino a quando è stato scoperto un suo cugino vicino più piccolo.

Secondo Cristina Morales, della compagnia Gorona del Viento, l’inserimento nella lista mondiale delle circa 550 riserve della biosfera, presenti in un centinaio di paesi, comporta dei vincoli a cui la centrale deve adattarsi. Per evitare che le turbine eoliche deturpino il paesaggio, “abbiamo dovuto trovare un sito esposto al vento, ma poco visibile”, spiega facendoci visitare l’impianto. Le condutture d’acqua, dipinte in verde, sono state parzialmente interrate. “Nella caldera che forma il serbatoio superiore abbiamo piantato delle specie protette. E abbiamo preservato l’entrata di una grotta dove potrebbero esserci dei resti archeologici”. Questi obblighi, però, non sono vissuti come un vincolo. “Un progetto di sviluppo sostenibile può essere solo globale”, sostiene Javier Morales. “Vogliamo prendere in considerazione sia gli esseri umani sia la natura sia lo sviluppo dell’isola”. Alla centrale idroeolica e alle auto elettriche dovrebbero aggiungersi delle installazioni solari termiche e fotovoltaiche – anche se il sole è meno produttivo del vento – e un sistema di riciclaggio di rifiuti. È stato anche raggiunto un accordo tra le cooperative agricole (l’isola coltiva ananas, papaia, avocado, mango, banane e fichi, e produce vini e formaggi), i ristoranti e le mense scolastiche. Entro la ine del decennio il cibo locale sarà completamente biologico.

Più opportunità E non è tutto. Finora El Hierro è rimasta al riparo del turismo di massa e, invece di deturpare le sue coste, vuole continuare a privilegiare le attività che sono in sintonia con la sua cultura, come il trekking (ci sono più di 200 chilometri di sentieri tracciati), l’immersione e la speleologia. L’isola punta anche a valorizzare il suo patrimonio archeologico, le misteriose incisioni rupestri del neolitico, fatte dai bimbaches, i suoi primi abitanti. I giovani avranno molte più opportunità. Finora dopo il liceo i ragazzi potevano al massimo seguire un corso alberghiero o per lavorare nel settore turistico. Ora potranno specializzarsi anche in settori che riguardano le energie rinnovabili. Per El Hierro è un ritorno alle origini. La più meridionale delle isole Canarie rappresentava per gli antichi il limite ultimo del mondo conosciuto, e fino al settecento i geograi vi situavano il meridiano di riferimento. Il punto di partenza di qualunque avventura umana. “Abbiamo sempre vissuto isolati, lontani da tutto e dipendenti dagli altri”, aferma Javier Morales. “Ora per la prima volta possiamo ofrire qualcosa al resto del mondo e ne siamo orgogliosi”. E altre isole, come la vicina Tenerife o la greca Ikaria, vogliono seguire il modello dell’isola del vento.