Economia del riuso: i segreti e le possibilità dell'industria del riciclo | Non Sprecare
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Economia del riuso: i segreti e le possibilità dell’industria del riciclo

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Quando si parla di “economia del riuso” generalmente si pensa a un’attività di nicchia, di piccole comunità o di qualche singola azienda che ha la sua mission nell’attività del recupero dei materiali. Non è così. L’economia del riuso, o del riciclo, rappresenta una vera rivoluzione copernicana che comprende stili di vita, ambiente ed economia, produzione e consumo, profitto e occupazione. Stiamo parlando dunque di un possibile pezzo di un nuovo modello di sviluppo, che non fonda più il motore dell’economia sull’accumulazione e sullo spreco, ma lo converte alle infinite variabili del riciclo dei materialiUn’economia che da orizzontale si trasforma in circolare, con una serie di effetti a cascata sull’intero sistema.

Passando dalla teoria alla pratica, bisogna partire dalle potenzialità di questo gigantesco, nuovo mercato. L’Ocse ha calcolato che ciascuno di noi, ogni anno, acquista in media 800 chili di cibi e bevande, e 20 chili di scarpe e vestiti, contenuti in 120 chili di imballaggi. Bene: l’80 per cento di questi materiali diventa rifiuti, creando enormi problemi alla catena dello smaltimento, fino al fenomeno delle discariche abusive o, peggio, dell’inquinamento ambientale.

LEGGI ANCHE: Riciclo: a Pesaro un nuovo Centro del Riuso. Intanto il riutilizzo dei materiali esplode anche sul web

Secondo un recente rapporto della società di consulenza McKinsey, che studia proprio nuove aree di affari, si può arrivare in breve tempo a un recupero di circa il 50 per cento di questi materiali, con risparmi fino a 700 miliardi di dollari l’anno sui costi di produzione e con la creazione di una nuova filiera produttiva. Il cibo di scarto può diventare biogas o trasformarsi in un prezioso fertilizzante. Dal riciclo dei tessuti si possono creare mobili e arredi. Ciascun apparecchio elettrico ed elettronico contiene circa un 95 per cento di materiali riciclabili, compreso l’oro. E così via.

L’economia del riuso significa un nuovo meccanismo produttivo, ma innanzitutto apre le porte a nuova occupazione. A tutti i livelli. Anche in questo caso provo a spiegarmi con un esempio concreto. Sul sito www.rreuse.org potete scoprire la realtà di un network, attivo in 12 paesi dell’Unione europea, al quale lavorano 42mila persone. Sono posti veri, a tempo indeterminato, e possono moltiplicarsi con l’espandersi di questo tipo di attività. Reuse altro non è che una grande fabbrica dell’economia del riuso con siti produttivi in tutta Europa. Attraverso la Rete vengono raccolti prodotti tessili, materiali elettrici ed elettronici, cibo, carta, cartone e plastica. Tutto viene poi trasformato, riciclato e torna a vivere con le sembianze di un prodotto nuovo. E allo stesso tempo Rreuse contribuisce a città e luoghi più puliti, dimostrando che un’altra economia è possibile, senza ideologie ma solo con l’uso razionale delle risorse di cui disponiamo.

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