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Donare il sangue: benefici per chi dona. In alcuni paesi si paga, in Italia si fa un controllo gratis

Le forme di donazione sono tre. I volontari ricevono una sorta di check-up completo. Tutti gli usi del sangue donato, che nel volontario si rigenera in pochi giorni

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Una pratica clinica molto sicura. Semplice e senza rischi né a breve né a medio-lungo termine. Eppure, donare il sangue è un gesto molto importante, visto che nel mondo ogni due minuti qualcuno ne ha bisogno. Specie in estate, quando le donazioni calano e la domanda aumenta per il maggiore flusso di turisti e per il fabbisogno dei servizi di trapianti.

COME DONARE IL SANGUE

Purtroppo, le donazioni hanno avuto un pesante rallentamento in seguito alle misure di sicurezza per la pandemia, anche in Italia, dove i donatori di sangue sono oltre 1 milione e 600mila persone e la media delle donazioni effettuate da ogni volontario è di circa 1,8 all’anno. Ma chi può donare il sangue? E come si dona? Esistono controindicazioni? Vantaggi per i donatori?

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DOVE DONARE IL SANGUE

I luoghi per donare il sangue sono tanti. Dai servizi trasfusionali presso gli ospedali o altre strutture del Servizio sanitario nazionale e istituti scientifici, alle unità mobili (autoemoteche) che svolgono il servizio in particolari orari e in determinati giorni davanti a scuole, parrocchie, centri commerciali, piazze di piccoli comuni. Poi ci sono le associazioni di volontariato specializzate in questa attività: Avis, Fidas, Frates, Cri. Sono associazioni in grado di accompagnare i donatori, che una volta iscritti possono diventare anche abituali, durante l’intero percorso. Per quanto riguarda le restrizioni dovute al Covid-19, il donatore di sangue deve avere fatto almeno una dosa di vaccino.

LE DIVERSE FORME DI DONAZIONE DI SANGUE

Una volta che si decide di diventare un donatore di sangue, il prelievo, realizzato sempre da personale qualificato, è un’operazione semplicissima. Le diverse forme previste per la donazione sono tre e si distinguono per ciò che viene prelevato e per la durata.

  1. Sangue intero. È la donazione più frequente, e anche la più completa. Consente, con un unico prelievo, di donare contemporaneamente tutte le componenti del sangue: globuli rossi, globuli bianchi, piastrine. La separazione tra le componenti prelevate avviene in un secondo momento. Dura tra i 5 e gli 8 minuti e consente un prelievo di 450 ml. di sangue.
  2. In aferesi. In questo caso viene prelevata solo una componente del sangue, quella che serve. Le altre vengono restituite al donatore utilizzando un unico accesso venoso. Si possono prelevare anche due componenti è il vantaggio è di immagazzinare il sangue che serve per uno specifico obiettivo, senza dovere attendere la separazione delle componenti dopo il prelievo del sangue intero. Il prelievo in aferesi, in compenso, è più complesso, si effettua suolo su appuntamento (di solito partecipano donatori abituali) e dura dai 40 ai 90 minuti. Il volume di sangue prelevato si aggira attorno 700 ml.
  3. Donazione multipla. Oggi è possibile fare donazioni multiple di emocomponenti, come per esempio plasma e piastrine, globuli rossi e plasma, globuli rossi e piastrine. I tempi di questa donazione e i volumi del prelievo sono variabili. L’ultima frontiera è la donazione di cellule staminali raccolte nel sangue dal cordone ombelicale o dal midollo osseo. Servono per portare avanti terapie delicate e innovative.

CHI PUÒ DONARE IL SANGUE?

In teoria tutti possono donare il sangue. In pratica esistono alcuni limiti che non vanno oltrepassati.

  • Bisogna avere compiuto i 18 anni e non superato i 65 (per il sangue intero) e i 60 (per le donazioni in aferesi), e solo un medico può assumersi la responsabilità di autorizzare la donazione da parte di un volontario fino ai 70 anni
  • Le condizioni di salute generale devono essere buone
  • Il peso non inferiore ai 50 chilogrammi
  • La pressione arteriosa sistolica inferiore o uguale a 180 mm e quella diastolica inferiore o uguale a 100mm. Lo stile di vita deve escludere dipendenze da droga o alcol. Non sono esclusi, invece i fumatori.

CHE FARE IL GIORNO PRIMA DI DONARE IL SANGUE?

Il giorno prima di donare il sangue è bene alimentarsi in modo leggero e con molti liquidi. Per donare non bisogna essere a digiuno. Anzi. Si suggerisce comunque una colazione leggera, povera di grassi, a base di frutta fresca o spremute. Tè o caffè poco zuccherati, pane non condito o altri carboidrati. Si tratta di precauzioni per prevenire possibili cali di pressione durante la donazione, che non alternano assolutamente la qualità del sangue da prelevare. A proposito di alimentazione, una falsa informazione dice che vegani e vegetariani non possono donare il sangue. È falso. Semmai il loro stile di vita particolarmente salutista è molto adatto alle donazioni.

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CHE FARE DOPO LA DONAZIONE?

In genere non ci sono effetti collaterali da temere per una donazione di sangue. Se fosse la prima volta, potreste avere una sensazione di stanchezza e di debolezza, qualche capogiro e vertigini. Tutto molto blando e transitorio. Per riprendersi basterà seguire le indicazioni degli operatori sanitari, alzarsi lentamente dalla posizione nella quale è avvenuto il prelievo, mangiare qualcosa (come se fosse una prima colazione light) e bere in abbondanza.

DOVE VA IL SANGUE DONATO?

Il percorso del sangue donato è molto trasparente ed è standard, a prescindere dal luogo dove il volontario ha fatto il prelievo, per ovvi motivi di sicurezza. Il sangue viene centrifugato in un apposito macchinario che separa le diverse componenti (globuli rossi, piastrine e plasma), poi viene sigillato in sacche di plastica che contengono una soluzione conservante e anticoagulante. Intanto da ogni donazione viene prelevato un piccolo campione per fare una serie di esami che servono innanzitutto a escludere agenti infettivi, per esempio l’epatite o l’Aids. Una volta che gli emocomponenti sono stati validati, vengono distribuiti ai reparti ospedalieri che ne hanno fatto richiesta. Dopo i test di compatibilità tra il donatore e il ricevente del sangue si passa all’assegnazione alla persona malata solo dell’emocomponente di cui ha bisogno. Anche per evitare sprechi del sangue donato. Infine, ogni sacca prelevata è registrata e identificata con un unico codice a barra, che ne garantisce la tracciabilità per 30 anni.

IMPIEGHI DEL SANGUE DONATO

Il sangue donato è prezioso per diversi impieghi, e in alcuni casi può salvare una vita umana. In genere si dice che ogni donatore può salvare almeno tre vite: i globuli rossi sono decisivi per un anemico, il plasma per un paziente con emorragia, le piastrine un malato di cancro. Il sangue donato diventa ogni giorno indispensabile nei servizi di primo soccorso e di emergenza-urgenza: servono da 2 a 10 sacche di globuli rossi per curare un ferito grave in un incidente stradale.  Fondamentale in molti interventi chirurgici e trapianti di organo e di midollo osseo: sono necessarie 10 sacche di globuli rossi per un trapianto di cuore e 40 per un trapianto di fegato. Ancora: il sangue raccolto attraverso le donazioni volontarie è indispensabile nella cura di malattie oncologiche ed ematologiche, e in varie forme di anemia cronica, immunodeficienze e emofilia. Le piastrine sono preziose in malattie come la leucemia e l’aplasia midollare oppure in terapie come la radio e la chemio, il plasma serve anche per trattare disordini genetici, malattie neurologiche e epatiche.

COME SI CONSERVA IL SANGUE DONATO

La conservazione del sangue donato varia sulla base delle diverse componenti che sono state insaccate. I globuli rossi finiscono in appositi frigoriferi, a una temperatura compresa tra i 2 e i 6 gradi, per un massimo di 42 giorni, sulla base della componente additiva contenuta nella sacca. I globuli rossi si possono poi congelare per anni a – 60 gradi. I globuli bianchi devono essere utilizzati entro poche ore, e non oltre il limite delle 24 ore con opportuna conservazione. I concentrati di piastrine vanno conservati a temperatura ambiente, per un massimo di cinque giorni e in costante agitazione. Il plasma se viene congelato a – 24 gradi, può essere conservato anche per due anni.

VANTAGGI PER CHI DONA IL SANGUE

In Italia la donazione del sangue è un atto volontario e gratuito. Un gesto semplice di generosità. In altri paesi, invece, la donazione di plasma viene retribuita. Parliamo di Germania, Austria, Stati Uniti, Repubblica Ceca e Ungheria: in particolare in America si possono guadagnare anche 500 dollari al mese, ai quali si aggiungono dei bonus se si presentano altri donatori. In questo paese è possibile donare il sangue fino a 104 volte all’anno, mentre in Italia il limite è di 20 volte. In compenso, per i donatori italiani ci sono altri vantaggi. Il lavoratore dipendente che si reca presso un centro autorizzato dal ministero della Salute per donare il sangue ha diritto ha una giornata di riposo regolarmente retribuita. Poi ci sono i vantaggi in termini di prestazioni sanitarie. Durante il periodo di volontari si riceve un’ampia gamma di indagini ematochimiche per il controllo del sistema epatico, renale e metabolico. Dal colesterolo alla glicemia e ai trigliceridi: tutti accertamenti utili e costosi. Prima del prelievo, ci sono poi alcune indagini di laboratorio, alle quali il medico può aggiungere ulteriori controlli, dall’analisi delle urine all’elettrocardiogramma. In conclusione: essere un donatore significa avere un check-up completo e gratuito.

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QUANDO SI RIGENERA IL SANGUE DONATO?

Il sangue è un tessuto, e dunque la sua rigenerazione è continua. In poche ore il volontario torna alla stessa quantità di plasma e di piastrine che aveva prima della trasfusione. In qualche settimana vengono ripristinati tutti i globuli rossi donati. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che questo ricambio, conseguenza di una periodica donazione, favorisce la riduzione degli zuccheri e dei grassi nel sangue, e svolge così una funzione preventiva per il diabete e per le malattie cardiovascolari.

DONAZIONE DI SANGUE E COVID

Il Covid-19 ha dato un duro colpo al sistema trasfusionale italiano, che ha retto solo grazie alla generosità di tante persone. In compenso, uno studio internazionale, guidato in Italia dal Policlinico di Milano, ha realizzato una ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine, che ha dimostrato la correlazione tra alcuni geni e la maggiore probabilità di sviluppare sintomi più gravi di Covid-19. La scoperta è stata resa possibile esaminando non solo il siero di pazienti colpiti dal virus, ma anche quello di un certo numero di campioni di sangue di persone donatrici e sane.

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