Quella telefonata che non arriva mai è un vero calvario. Il paziente che aspetta l’arrivo di un organo da trapiantare vive quotidianamente con questa angoscia, anche se gli organi donati, almeno sulla carta, non mancano. In teoria, secondo i dati del Sistema Informativo Trapianti (SIT), che raccoglie le dichiarazioni di volontà sulla donazione di organi e tessuti, gli italiani registrati come favorevoli alla donazione di organi nel sistema ufficiale erano circa 17 milioni a fine 2025. Se guardiamo la percentuale della popolazione coperta, diversi Paesi europei risultano più avanti grazie ai sistemi di consenso presunto (opt-out), nei quali tutti sono considerati donatori salvo esplicita opposizione. In Europa questo modello è adottato, tra gli altri, da Spagna, Francia, Austria, Belgio e dalla stessa Italia.
La Spagna è generalmente considerata il modello di riferimento europeo per la donazione e il trapianto di organi, con tassi di donatori effettivi tra i più alti al mondo. Tuttavia, gli studi mostrano che la legge da sola non basta: organizzazione ospedaliera, coordinamento dei trapianti e sensibilizzazione pubblica incidono almeno quanto il sistema opt-in o opt-out.
A fronte comunque di un bacino teorico di 17 milioni di donatori, in Italia ci sono 8mila persone in attesa di un organo (cuore, rene, polmoni, fegato, pancreas, intestino, etc..) per il trapianto. E nel caso del rene (l’organo più richiesto) si riescono a soddisfare soltanto il 35 per cento delle richieste, e l’attesa media per fare il trapianto è attorno ai tre anni.
Il sistema è complesso, e la differenza tra domanda e offerta è notevole e motivata da più fattori.. Quando un organo idoneo viene identificato, il sistema trapianti opera con estrema urgenza: spesso la decisione sull’assegnazione e l’organizzazione dell’intervento avvengono nell’arco di poche ore.
Il vero collo di bottiglia è che:
- il numero di pazienti che necessitano di un rene è molto elevato;
- il numero di reni trapiantabili è limitato;
- non tutti gli organi sono adatti a tutti i pazienti.
Molti specialisti ritengono che sia più rilevante aumentare:
- l’identificazione dei potenziali donatori negli ospedali;
- le risorse delle terapie intensive;
- i coordinatori per la donazione e i trapianti;
- i programmi di donazione da vivente;
- l’utilizzo di tecniche che consentono di recuperare organi che in passato sarebbero stati scartati.
Infine, esiste ancora un 30 per cento degli italiani che si oppone fermamente alla donazione di organi, tessuti e cellule. Perché? Il Centro nazionale trapianti ha provato a fare ordine, per capire meglio le motivazioni di questi dinieghi. Innanzitutto conta l’età: più si va avanti con gli anni, e meno si ha voglia di donare gli organi. Poi le tante fake news che girano sull’argomento, e tra queste la più grave è sicuramente quella in base alla quale i medici non curano in modo rigoroso chi ha scelto di donare un organo. O anche l’idea che dopo una certa età gli organi non sono più idonei al trapianto. E persino l’assurda convinzione che gli organi donati possano essere prelevati quando la persona non è ancora morta.
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