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Chef in televisione, ovvero l’orgia delle parole che non dicono nulla. Banali, arroganti, vuoti: i nostri cuochi in versione star diventano mostri (foto)

Una volta Heinz Beck si è messo a parlare, da esperto, della crisi greca. Carlo Cracco ha cucinato in diretta un piccione selvatico: cosa vietata dalla legge. Gianfranco Vissani ha deciso che l’acqua pubblica è pericolosa. E Alessandro Borghese, si ente come Proust e scrive la sua autobiografia…

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CHEF ITALIANI IN TV

Oltre cinquanta programmi televisivi, su tutti i canali possibili e immaginabili. Generalisti e tematici, in chiaro ed a pagamento.  Ovunque. Gli chef italiani, ormai sarebbe il caso di tornare a chiamarli per ciò che sono: cuochi (con il tutto il rispetto per il mestiere, ovviamente), dilagano dappertutto, in tv come sul web e in particolare sui social.

Come mai? Qui la risposta è quasi ovvia. La cucina è una delle tendenze più di moda del momento, tutte le tendenze hanno bisogno di star che aiutano a vendere il vendibile e l’invendibile, e le star dei fornelli sono gli chef, considerati quasi delle divinità da tempio greco, pronti a immedesimarsi nel ruolo. A crederci davvero, e non ad accontentarsi della botta di fortuna di essere diventati ricchi e famosi grazie a qualche piatto cucinato con il tocco magico, o a qualche spregiudicata operazione di marketing culinario.

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CHEF OPINIONISTI IN TV

E qui casca l’asino. E gli chef si trasformano in opinionisti del nulla, si sentono protetti dalla loro fama (o fame?) e dal loro successo, e autorizzati a dire qualsiasi cosa. Di solito, quando i temi non riguardano la cucina, autentiche sciocchezze, parole pronunciate e sprecate in libertà, e poveracci quelli che le hanno ascoltate.

HEINZ BECK

Heinz Beck, uno dei mostri sacri di questa sottocultura culinaria, in televisione si è messo a parlare anche delle grandi crisi economiche nel mondo, e si è lanciato in una sua lettura dei problemi politici e sociali della Grecia. Accidenti, che coraggio.

(Photo credit: Facebook)

GIANFRANCO VISSANI

Gianfranco Vissani, un caposcuola di questa bulimia della parola in versione cucina, durante un talk show su una rete nazionale, si è messo a fare il demagogo di turno, sparando a pallettoni contro l’acqua pubblica, quella del sindaco, per capirci. Ha iniziato a dire che è piena di cloro (ma dove lo ha letto?), pericolosa per la salute (totale falso allarme e gigantesca fake news), e ha confessato che lui cucina solo la l’acqua minerale. Forse per questo i suoi menù, non sempre digeribili, li fa pagare come se fossero a base di oro zecchino, e non di olio e sale.

(Photo credit: Facebook)

CARLO CRACCO

Vogliamo parlare di quel simpaticone di Carlo Cracco? Si è presentato in televisione e ha cucinato in diretta un piccione selvatico. Cosa vietata dalla legge. L’associazione animalista Aidaa lo ha denunciato, ma la Procura della Repubblica ha deciso di archiviare l’inchiesta. Già, gli chef italiani truccati da divi del trash si sentono e si considerano, a questo punto pensiamo che sia proprio così, al di sopra della legge. Possono fare ciò che vogliono, quando e come lo decidono.

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CHEF SCRITTORI

E possono, con enorme disinvoltura e impudenza, passare del ruolo di opinionisti del nulla in tv e sul web a quello di grandi scrittori-narratori, con libri che certamente lasceranno un segno nella storia della letteratura e dell’editoria. Come nel caso dell’opera omnia, un’auto celebrazione sotto forma di autobiografia, scritta da Alessandro Borghese, altra star onnipresente in televisione. Il titolo? «Cacio e pepe. La mia vita in 50 ricette». Della serie: per confermare la mia fama, incassare un’altra spruzzatina di euro, fare marketing a tutta birra, ciucciatevi questa bella storia di vita con due ingredienti molto originali e creativi. La famiglia e il lavoro, in quanto per Borghese sembra che esistano soltanto queste due realtà. Una sensazione, tra l’altro, non proprio originale, visto che lo chef è comunque costretto a condividerla con qualche milione di italiani.

(Photo credit: GIO_LE/Shutterstock.com)

CHEF IN TELEVISIONE

Per fermare gli chef del nulla, non abbiamo bisogno di fare un appello alle forze dell’ordine o a qualche associazione di volontariato i diritti delle vittime di abusi, né possiamo fare affidamento su chi decide di mandarli in televisione con tanta ossessiva frequenza. Sono persone che pensano solo agli ascolti e alla pubblicità: quindi per loro tutto fa brodo.

 Ma grazie al buonsenso, e alla libertà di scelta, abbiamo un mezzo formidabile per bloccarli: cambiare canale quando vanno in onda. Ricordandoci, a proposito di televisione, il giudizio più esplicito, pronunciato dal più bravo critico televisivo italiano, Aldo Grasso: «Se ne stessero in cucina questi cuochi che non hanno nulla da dire». In cucina, o in dispensa. Purché lontano dai nostri occhi e dalle nostre orecchie.

(Nell’immagine di copertina, lo chef Carlo Cracco. Photo credit: Facebook)

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