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Il bluff dell’eolico: impianti solo annunciati

Il governo si vanta di avere dato il via libera ai bandi per l’energia solare. Ma quasi tutte le domande presentate nel 2021 sono ancora bloccate. E andando indietro si scopre che…

Si chiama “transizione ecologica” e funziona più o meno in questo modo: una mattina qualcuno si sveglia, magari un ministro, e ci annuncia che l’Italia è sulla strada dello sviluppo sostenibile, secondo gli obiettivi fissati dall’Onu con l’Agenda 2030. In particolare, per quanto riguarda l’energia, con il nuovo mondo delle rinnovabili raccontato come se fosse quello del presente. Mentre, in realtà, è soltanto una chimera. L’esempio più evidente di questa enorme distanza tra gli annunci e la realtà viene dallo stato dell’arte degli impianti eolici.

IL BLUFF DELL’EOLICO

Le pale eoliche con gli impianti fotovoltaici rappresentano una delle principali leve per uscire dalla dipendenza dal gas russo. Su questo non ci piove. Non abbiamo il nucleare, e non lo avremo mai dopo due referendum popolari che lo hanno bocciato; stiamo smantellando le ultime centrali a carbone (con tempi biblici che si traducono in enormi sprechi di denaro pubblico) e non ci sono all’orizzonte pozzi di petrolio e di gas da scavare (ammesso che sia possibile). Dunque, avanti tutta con fotovoltaico, a partire dagli impianti più piccoli, da balcone, ed eolico.

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I RITARDI DELL’EOLICO

Il ministro dell’ormai celebre transizione, Roberto Cingolani, uno dei più ciarlieri del governo (tutti ricordano le sue improvvide uscite a favore del nucleare di nuova generazione), si è vantato pubblicamente di avere dato, in pochi mesi, il via libera a bandi per la produzione di eolico per 3 gigawatt. Un record rispetto agli anni precedenti. E anche un dato che ci avvicina all’obiettivo di circa 8 gigawatt all’anno. Inoltre, il governo di Mario Draghi ha semplificato, non di molto, l’iter autorizzativo di questi impianti. Ma quello che il ministro Cingolani non dice, e sembra avere del tutto dimenticato, è quanti di questi impianti, dopo il via libera ai bandi, entrano poi nella fase di realizzazione. E qui casca l’asino. I ritardi dell’eolico in Italia sono spaventosi, al punto che questa fonte di produzione energetica rischia di essere paralizzata agli attuali livelli.

INVESTIMENTI NELL’EOLICO

Nel 2021 sono state presentate quasi 16 mila domande per realizzare impianti eolici: appena un centinaio hanno avuto il primo semaforo verde della lunga procedura autorizzativa. Per gli altri è tutto fermo. Andando indietro con gli anni, gli iter autorizzativi sono bloccati per impianti proposti già nel 2018, con una tempistica che rende sconveniente qualsiasi tipo di investimento nel settore. Su un totale di 33 gigawatt di progetti presentati dal 2018 al 2022, appena uno su dieci ha ricevuto il via libera definitivo, e in alcuni casi è arrivato troppo tardi per essere ancora utile.

Bisogna dire che tutta l’Europa soffre di una certa lentezza nella costruzione di parchi eolici: nel 2021 ne sono stati costruiti di nuovi per un totale di 11 gigawatt, mentre se vogliamo come UE arrivare all’obiettivo del 30 per cento di energia prodotta da fonti rinnovabili, i nuovi gigawatt dell’eolico non dovrebbero essere meno di 30 all’anno. Inoltre, il percorso autorizzativo è ovunque complesso, e in Italia chiama in causa non solo gli enti locali, a vari livelli, e il ministero dell’Ambiente con la commissione per la Valutazione di impatto ambientale, ma anche le sovrintendenze ai beni artistici e culturali, generalmente schierate sul fronte del no. E non tutte le obiezioni sugli impianti eolici sono infondate: si tratta di una tecnologia che ha i suoi vantaggi ma anche alcuni svantaggi.

VANTAGGI E SVANTAGGI DELL’EOLICO

I vantaggi sono noti: l’eolico è sicuramente un’alternativa praticabile rispetto alle fonti fossili, e non a caso oggi copre il 6,5 della domanda annuale elettrica in Italia. Ma non bisogna esagerare né con le false aspettative né con annunci e promesse che non stanno in piedi. Un impianto con le pale eoliche, per quanto di piccole dimensioni, ha un significativo impatto ambientale (andate a vedere che cosa è successo in Puglia…), che in un Paese così ricco di borghi e micro-località culturali potrebbe essere devastante. Non possiamo pensare di fare impianti eolici dappertutto, come se fosse la cosa più semplice e naturale del mondo. Ma dobbiamo dare risposte certe, con un sì o con un no, a chi vuole investire nell’eolico in tempi ragionevoli. Non biblici.

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RITARDI NEL FOTOVOLTAICO

Anche nel fotovoltaico (che vale il 7,9 della domanda elettrica nazionale) i ritardi delle autorizzazioni sono enormi: secondo l’Alleanza per il fotovoltaico (il gruppo di imprese made in Italy che operano in questo settore) ci sono impianti per oltre 40 gigawatt di produzione di energia da fotovoltaico che attendono il via libera per la realizzazione.

CHE COSA PUÒ FARE IL GOVERNO PER L’EOLICO?

Il governo, oltre che fare annunci sul via libera ai bandi, dovrebbe concentrare la sua azione sulla fase successiva. Ha le leve necessarie per farlo. Esiste una moral suasion che può essere esercitata a qualsiasi livello per spingere alla conclusione rapida e ragionevole degli iter autorizzativi. Ed esiste un interesse nazionale, che non va sottovalutato. Dopo la guerra in Ucraina tutto è cambiato sul versante energetico. Quello che ieri potevamo fare in tempi lunghi, da “transizione”, con tutte le incognite che ne derivano, oggi abbiamo la necessità di realizzarlo molto più rapidamente. Altrimenti non usciremo dal cappio che i russi ci hanno stretto attorno al collo. E il governo esiste anche per difendere l’interesse nazionale. Per esempio: invece di annunciare il via libera ai bandi per gli impianti eolici perché il ministero guidato da Cingolani non va a mettere mani e piedi nei punti dove l’iter si è bloccato? E magari a sollecitare una decisione finale…

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