Aria irrespirabile e smog in Cina: il turbocapitalismo non funziona più | Non Sprecare
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Aria irrespirabile e smog in Cina: il turbocapitalismo non funziona più

La Cina sprofonda nello smog. L’aria a Pechino, e nelle più importanti città del Paese, è ogni giorno più avvelenata e le autorità politiche sanno soltanto lanciare un laconico messaggio in tv, attraverso le radio e il web: Restate a casa. Specie se siete bambini e anziani.

Una fitta nebbia da smog avvolge nel buio la capitale, e dimostra come il modello del turbocapitalismo, di uno sviluppo che calpesta l’ambiente e la sua tenuta, sia diventato ormai insostenibile. Tanto per dare un’idea del disastro, basterà ricordare che gli apparecchi che monitorano l’atmosfera segnalano ormai in modo stabile qualcosa come 700 parti per metro cubo di polvere toracica, quella che penetra profondamente nei polmoni e può causare asma, bronchiti, enfisema, allergie e tumori. Un disastro.

Una cifra spaventosa, molto al di sopra del limite massimo di 25 parti per metro cubo indicato dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Vi sono zone di Pechino, dove non piove da novembre, dove il livello sale a 950 e gli stessi numeri sono segnalati in alcuni quartieri di Shanghai, Wuhan e Nacnchino. L’industrializzazione selvaggia presenta il suo conto, e l’artista e dissidente cinese Al Weiwei si presenta ai lettori dell’agenzia France Presse con tanto di maschera antigas per protestare contro il folle inquinamento atmosferico di Pechino. Una voce isolata, ma quanto durerà il silenzio fatalista dei cinesi? E quando vedremo una rivolta popolare contro la città dove non si respira più?

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