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Alberi, a piantarli ci pensa il popolo. Da solo. In India 66 milioni di alberi in 12 ore (foto)

Senza aspettare l'ennesima conferenza di Parigi, o il nuovo summit sul clima, ci sono donne, bambini, famiglie, pensionati, che scendono in strada e si danno da fare per riforestare. Anche in Italia, dove abbiamo appena 143 alberi a testa, si stanno moltiplicando associazioni e gruppi che piantano alberi.

Alberi, a piantarli ci pensa il popolo. Da solo. In India 66 milioni di alberi in 12 ore (foto)
Associazioni per piantare alberi
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ASSOCIAZIONI PER PIANTARE ALBERI

Saranno gli alberi a salvarci, come hanno sempre fatto. Non ho dubbi che, a fronte di tanti ritardi, stop and go su surriscaldamento e inquinamento, c’è poi un mondo che, dal basso e in tutti i paesi, procede su una strada molto concreta ed efficace: piantando alberi. Senza sprecare parole, tempo ed energie. A luglio del 2017, per esempio, lo stato indiano di Madhya Pradesh ha stabilito il nuovo record da Guiness dei primati. In mezza giornata, appena 12 ore, sono stati piantati 66 milioni di alberi. Una rivoluzione silenziosa, pacifica, in perfetto stile gandhiano. E anche un esempio per tutti noi. Specie se considerate che l’India è un paese che soffre moltissimo sia per il surriscaldamento climatico sia per l’inquinamento (New Delhi è un’autentica metropoli tossica): a fronte di tante parole, a piantare gli alberi, ripeto: 66 milioni, sono scesi in strada e ovunque, studenti, casalinghe, mamme e bambini, pensionati. Il popolo, appunto.

Anche in Italia, e questa è sicuramente una buona notizia che merita di essere sottolineata, ci sono singole associazioni, piccoli gruppi di volontari, persone, anche giovanissime, che si stanno dando da fare, e con ottimi risultati, per piantare alberi. Tanti alberi.

(Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook di Riju Bafna, dipendente dell’Indian Administrative service che ha documentato l’evento sul suo profilo)

PIANTARE ALBERI

Giovanni Atzeni, faccia acqua e sapone, ha quattordici anni ma nella sua città, Sassari, è già diventato popolarissimo. Eppure non è una star del calcio giovanile, né una promessa della musica pop. No, è semplicemente un giovane che pianta alberi, ovunque sia possibile: ne ha già piazzati 395, nella sua città, regalati dall’Ente foreste. Un gesto simbolico, certo, ma di rara efficacia, quasi l’immagine evocativa di un ambientalismo che, finalmente, non ha più paradigmi ideologici da declinare, ma si muove nella linea di una contemporanea concretezza. Fare, più che evocare slogan. E non c’è nulla di più fattuale, a proposito di tutela dell’ambiente, del gesto di piantare un albero.

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PLANT FOR PLANET ITALIA

Atzeni è la voce italiana di un movimento globale, Plant for the Planet, nato alcuni anni fa per iniziativa di un altro giovanissimo, Felix Finkbeiner, e adesso sbarcato anche nel nostro Paese. Sotto le sue bandiere, piazzate ormai in cento paesi del mondo, gli iscritti di Plant for planet sono già riusciti a piantare 1 milione di alberi, e non hanno alcuna intenzione di fermarsi. La loro età, per statuto, non può superare i 21 anni. Il loro slogan è chiarissimo: «Basta parlare». Sono ragazzi che hanno la consapevolezza, mescolata all’intraprendenza giovanile, di quanto attorno agli alberi si giochi una partita importante per il futuro della Terra. Ne abbiamo, infatti, 3,04 trilioni, 422 a testa, e anche in Italia non siamo messi male, con 143 fusti per ogni abitante. Peccato però che continuiamo a distruggerli, e non solo per ricavarne cellulosa, ma anche, come avviene nelle città, per scarsa manutenzione, per incuria, perché bisogna fare spazio ad altro. E così ogni anno scompaiono 15 miliardi di alberi, a un ritmo che, se non sarà bloccato, vedrà i nostri eredi, tra cent’anni, impoveriti e con una dotazione di alberi pari alla metà dell’attuale.

La difesa degli alberi, e la riscoperta del loro valore, è una battaglia trasversale. Con radici globali, come nel caso di Plant for the Planet, ma anche con piccole oasi al confine tra il volontariato e la cittadinanza attiva. Perfino a Roma, città degradata per definizione, una semplice associazione di quartiere,  «Trastevere attiva», è riuscita a piantare decine di fusti nella zona, attraverso sottoscrizioni sul territorio e una raccolta di fondi con il meccanismo del crowdfunding.

LA START UP TREEDOM

Treedom, invece, è una piattaforma sul web, grazie alla quale il tuo albero lo pianti in qualsiasi angolo del Pianeta dove serve per dare lavoro agli agricoltori, salvare i luoghi da possibili inondazioni, ricostruire un sistema di prevenzione del territorio. Il meccanismo di adesione è molto semplice. Si va sul sito, si clicca per registrarsi e iscriversi, e poi si sceglie il tipo di albero da adottare (per ciascun esemplare è prevista una spesa) e il luogo dove piantarlo. Una volta chiusa la transazione, l’albero viene fotografato e pubblicato sul proprio profilo personale. Anche se a distanza, ne diventi il custode e il temporaneo proprietario.

LA RISCOPERTA DEGLI ALBERI

E sono sempre gli alberi che stanno dando una scossa all’urbanistica nelle metropoli di mezzo mondo. C’è quasi una corsa tra le grandi città, Londra, Parigi, New York, a ricostruire pezzi del territorio attorno alle piante, a un verde che non sia solo paesaggio. Il progetto più avveniristico è quello approvato dall’amministrazione comunale della capitale inglese: il Garden Bridge è lungo percorso di 367 metri, sospeso sul Tamigi, attraverso una mini-giungla di 270 alberi. Un ponte di rara eleganza, i cui costi, non certo bassi, 175 milioni di sterline, sono stati in gran parte coperti con donazioni private.

La corsa alla riscoperta degli alberi, della loro funzione, specie nelle città, non si coniuga più soltanto al tema dell’inquinamento. Certo: quelle 143 piante a testa che abbiamo in Italia assorbono qualcosa come 12 milioni di emissioni di C02. Ma a parte lo smog e l’estetica dei luoghi, la ricerca scientifica aggiorna continuamente gli effetti positivi degli alberi per la nostra salute e perfino per il nostro equilibrio psico-fisico. L’ultima novità arriva da uno studio dell’università di Stanford, in collaborazione con quella di Stoccolma, con il quale si dimostra che passeggiare tra gli alberi riduce la depressione e migliora l’umore. Per un meccanismo che scatta nel nostro cervello, dove grazie a una passeggiata tra gli alberi, pensate al parco romano di Villa Borghese, si blocca la zona nella quale «rimuginiamo», cioè pensiamo in modo ossessivo sempre alle stesse cose e coltiviamo il cattivo umore. Dunque, in questo caso l’albero è una pillola naturale antidepressiva, senza alcuna controindicazione.

MICHAEL POLLAN

Il suo libro precedente, Cotto (edizioni Adelphi), è stato un best seller mondiale. Dal cibo, e dai suoi effetti per la salute dell’uomo, Michael Pollan passa adesso all’esame degli alberi, nel nuovo testo, Una seconda natura (sempre Adelphi), che mescola lezioni di giardinaggio, autobiografia e considerazioni filosofiche. Pollan ci racconta un’infanzia difficile, nel singolare conflitto tra un nonno che amava coltivare l’orto e un padre che invece detestava tutto quanto avesse a che fare con il green.

Per Pollan, piantare un albero è un gesto rivoluzionario. Qualcosa che riflette l’ambizione, genetica nella natura umana, di lasciare una traccia nel futuro. Una sfida, se vogliamo, ai cicli della natura che alternano la vita con la morte. Ed è ancora la simbologia dell’albero che evoca lo sforzo dell’uomo di allargare i confini e uscire dal microcosmo ristretto in cui è nato. Una bella metafora in tempi nei quali stiamo facendo i conti con il fenomeno biblico dell’immigrazione.

SCOPRIAMO GLI ALBERI DA VICINO:

Un muro verde con milioni di alberi per fermare il deserto in Africa

 

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