Come parlano gli alberi - Non sprecare
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Come parlano gli alberi e come litigano tra loro. Una rete, l’Internet delle piante, li collega

Il faggio è molto determinato e sa essere spietato. La betulla è litigiosa e irritabile. La quercia ha i comportamenti e il linguaggio di un padre di famiglia. Gli alberi sono al centro del nostro ecosistema e, oltre a essere fonte di simbolismi, sono anche molto simili a noi

Non sottovalutate il loro silenzio. In realtà esiste un linguaggio degli alberi molto intenso e attivissimo, attraverso il quale loro comunicano. Proprio come gli uomini, trasferendo notizie, informazioni, stati d’animo.

COME PARLANO GLI ALBERI

Suzanne Simard, ecologa forestale della British Colombia, in Canada, da più di trent’anni sta scandagliando il mondo sotterraneo degli alberi, e non solo nelle foreste. Un mondo, ricorda la Simard, con “infinite vie biologiche che connettono gli alberi, permettono loro di comunicare e fanno sì che la foresta possa comportarsi come un unico organismo“. Una vera rete, l’Internet degli alberi, che connette in un unico sistema un intero universo di piante.

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IL LINGUAGGIO DEGLI ALBERI

Gli alberi parlano. Non in senso metaforico, immaginario, ma con un vero e autentico linguaggio, che si esprime attraverso gesti e significati molto simili a quelli degli uomini. La scoperta, che conferma lo straordinario equilibrio della Natura tra uomini, animali e piante, dove gli alberi sono un pezzo centrale dell’ecosistema, è stata codificata nel libro di Peter Wohlleben, intitolato La saggezza degli alberi (edizioni Garzanti). Dove l’autore, scrittore, escursionista, guardaboschi e guida forestale, riesce a dimostrare la teoria in base alla quale gli alberi, appunto, comunicano tra di loro, in una fitta e costante conversazione. Amano e odiano. Attaccano e si difendono attraverso il linguaggio. Hanno precise regole gerarchiche di convivenza. Proprio come gli uomini.

La canzone che il cantautore Marco Levi ha dedicato agli alberi e che lancia un messaggio di ecologia e pace

SIGNIFICATO SIMBOLICO DEGLI ALBERI

L’albero come simbolo è concetto noto. Dall’ispirazione per Newton, che seduto sotto un melo vide cadere un suo frutto e cominciò a ragionare sulla sua teoria della gravitazione che ha rivoluzionato il mondo. Oppure quando Buddha raggiunse il Nirvana seduto sotto un fico Sacro. Un albero, però, può essere anche la pietra miliare di un’intera tradizione, religione e cultura, come lo è l’albero dell’Eden da cui la Bibbia narra che Eva staccò il frutto sacro e condannò lei, Adamo e la prole futura alla vita sulla Terra.

Così l’albero come simbolo di memoria, individuale o collettiva. Ognuno di noi ha un albero che gli ricorda qualcosa, magari di quando vi si arrampicava da bambino, o il primo bacio concesso proprio sotto la sua chioma. Oppure, un albero è l’effige di un ricordo per una comunità, come lo è il Pero da frutto dinanzi a Ground Zero, New York, che ha resistito alle esplosioni che hanno sgretolato le Torri Gemelle e migliaia di vite. Quell’albero sta lì, con una ferita evidente su un lato, a ricordare l’orrore ma anche la forza di resistervi, a simbolo di resilienza, di rinascita dalle ceneri, una botanica Fenice.

SIMBOLOGIA DEGLI ALBERI

È proprio in virtù di questa sensibilità e di queste storie che, a partire dalla fine degli anni ‘60, in filosofia si è cominciato a parlare di etica ambientale. Da quel periodo – florido per intuizioni riguardo al necessario cambiamento degli stili di vita in senso sostenibile – ci si è cominciati a interrogare sul valore morale dell’altro da noi, del non-umano. Sono così nati i movimenti per i diritti degli animali, che hanno gettato le basi per la sensibilità odierna circa il loro sfruttamento, nell’industria della catena alimentare così come in quella della ricerca scientifica e della moda.

I più arditi, tra i filosofi e gli accademici che avanzavano teorie in materia di etica ambientale, sostenevano la necessità di considerare anche gli elementi naturali – oltre umani e animali – come portatori di interessi sia dal punto di vista legale che, appunto, etico. Il significato stava, e rimane, tutto in un concetto di giustizia intergenerazionale che esige da chi vive nel presente di non devastare il mondo a scapito dei non-ancora-nati, imponendogli costi economici e morali altissimi. È nata così la sensibilità circa la deforestazione, l’inquinamento dell’atmosfera e dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai e la cementificazione di aree naturali.

Tornando agli alberi, è stato provato che questi non solo rappresentano tutto quello che è stato detto fino a qui, ma che sono anche in grado di comunicare. Lo fanno, tra l’altro, non solo tramite simbolismi con gli umani che gliene affidano, ma anche tra loro, all’interno di una sorta di comunità vegetale finora a noi sconosciuta – che nasconde probabilmente una fitta rete di relazioni tra i vari componenti. Nel suo libro Wohlleben ci confessa che i due re della foresta sono il faggio e la quercia, che assumono i comportamenti classici del padre e della madre di famiglia. Un po’ proteggono la prole e gli altri conviventi, un po’ dettano quale legge vada rispettata sotto le loro chiome. Per esempio, il faggio lascia cadere dai rami le foglie che creano un tappeto assorbito dal terreno, diventando humus per la crescita di altre specie, ma allo stesso tempo è in grado di crescere attraverso le chiome degli alberi vicini, superarle e sottrarre loro la luce di cui hanno bisogno. La quercia, invece, è l’albero eroico per antonomasia, il fusto più aitante, l’elemento del gruppo che accetta senza remore umidità, aridità, indurimento del terreno e ghiaccio, arrivando così a vivere anche 5000 anni.

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SIGNIFICATO DEGLI ALBERI

Tutti gli alberi, così come le persone, hanno una loro personalità e un loro carattere. Se, infatti, il faggio è resistente, alto, determinato e all’occorrenza spietato e la quercia è saggia, robusta e resiliente, altri alberi rispondono ad altre, diverse, caratteristiche. È il caso della betulla, indicata da Wohlleben come uno tra gli alberi più litigiosi e irritabili. I suoi lunghi rami diventano delle armi improprie quando, come fruste agitate dal vento, tagliano di netto i rami dei malcapitati vicini. I funghi e i batteri che si formano nelle estremità recise penetrano fino al cuore del tronco, portando l’albero a una morte lenta, per la sola colpa di essere cresciuto vicino alla Betulla.

Tra gli alberi, tuttavia, esistono anche sentimenti di amorevole e amicale convivenza. Accade quando due alberi cooperano per giungere insieme ad avere più luce, aiutandosi a vicenda facendo convergere l’uno verso l’altro i propri rami. Infine, oltre il simbolismo degli alberi “piangenti” come il salice o, di nuovo, la betulla, molti alberi piangono veramente. Facendo trapelare una resina dalle ferite, alberi come le conifere, curano istantaneamente l’escoriazione oppure intrappolano insetti o volatili che tentano di penetrare la corteccia per nutrirsi della linfa.

Insomma, gli alberi oltre a darci da mangiare e da bere – soprattutto da bere – ci assomigliano più di quanto pensassimo. Comunicano, hanno personalità e caratteri. Forse, se queste scoperte fossero state compiute negli stessi anni in cui venivano avanzate le teorie sull’etica ambientale, il processo di sensibilizzazione sul rispetto e la cura della Natura sarebbe cominciato con notevole anticipo. Forse, le conseguenze del cambiamento climatico umano-centrico e umano-prodotto, sarebbero state minori e ne sarebbe risultata una coscienza collettiva in tempi più utili. Tuttavia, forse, non è ancora troppo tardi per imparare dalle parole della Natura.

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