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Vite distrutte dai matrimoni combinati

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Dopo due anni vissuti a Kabul, ho deciso di tornare a Mazar-i-Sharif. Erano cambiate molte cose, ma ancora di piu’ lo ero io. Non vedevo piu’ il mondo come una bambina. Ho rivisto Fatem,a la mia compagna di giochi. Nei miei ricordi, era sempre cosi’ viva e allegra. Ma adesso era sempre triste. E la mia gioia nel rivedere un’amica dell’infanzia si e’ trasformata in tristezza.
Fatema viveva felice, non sposata, con la famiglia, ma aveva superato i venticinque anni. Prima di quell’eta’ la maggior parte delle donne afghane sono gia’ sposate. La madre aveva combinato i matrimoni dei due fratelli e delle due sorelle. E poi aveva deciso di prendersi cura di Fatema. Cosi’ la diede in sposa a un vedovo abbastanza anziano da essere suo padre. Cosi’ facendo, distrusse il sogno di Fatema di studiare e sposare qualcuno di cui fosse innamorata.

Hanno distrutto il mio futuro per via della mia eta’, mi ha raccontato Fatema. Pensavano che facendomi sposare un uomo ricco, questi mi avrebbe reso felice e mi avrebbe dato tutto quel che volevo. Ma si sbagliavano. La mia felicita’ non dipendeva dai soldi.

Soffro nel vedere la mia amica in questo stato e non poter far niente per aiutarla perche’ sono una donna. Sono preoccupata per le donne dell’Afghanistan. Giorno dopo giorno, la violenza contro di noi aumenta. Siamo vittime della nostra cultura. Io posso condividere qui la vicenda di Fatema, ma ci sono altre donne e ragazze che non possono raccontare le loro storie perche’ hanno paura.

Fino a quando le donne dovranno soffrire ed essere vittime della tortura? Fino a quando dovranno nascondere le loro lacrime di dolore? Fino a quando verranno date in matrimonio in cambio di denaro? giusto che non abbiamo voce nel decidere il nostro futuro? Speravamo che un nuovo governo potesse cambiare la situazione in Afghanistan, ma e’ rimasto tutto come prima. Le donne vivono ancora in gabbie come schiavi. Devo raccontare il dolore della nostra gente e il dolore delle nostre donne. Ma e’ possibile spiegarlo a parole?

Dopo aver lasciato la casa di Fatema, ho visto una bambina che cercava di pulire un’automobile. La gente per strada rideva di lei. Ho pensato: perche’ questa bambina si trova per strada? Perche’ invece non va a scuola? Come posso farla uscire da quel vicolo cieco? So che da sola non posso far nulla, ma come popolo dobbiamo iniziare da capo. Non dobbiamo permettere che nessuna ragazza sia vittima della sua famiglia. Dobbiamo dare alle donne il coraggio di far sentire le proprie voci e affermare il proprio valore. Non dobbiamo ignorare le donne quando parlano dei loro diritti.

Chi fermera’ questi crimini contro le donne? Chi ascoltera’ le nostre voci? Chi ci prendera’ per mano per condurci fuori da una via senz’uscita? Chi potra’ capire il significato delle nostre lacrime? Chi portera’ pace alle ragazze che stanno mendicando in strada?

Per tutte queste domande, ho una sola risposta. Il nostro Paese e’ uno dei piu’ poveri al mondo perche’ le donne vivono come schiave e non hanno parte attiva nella societa’. In quanto popolo ci siamo dimenticati di considerarci l’un l’altro come essere umani. Siamo tutti uguali. Le nostre mani insieme possono distruggere o costruire la nostra nazione. Se non ci proviamo noi, non ci sara’ nessuno ad aiutarci.

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Post originale (in inglese): Who Will Stop The Crimes? di Shogofa. Tratto dal blog collettivo Afghan Women’s Writing Project, progetto coordinato in USA dalla scrittrice Masha Hamilton e centrato su produzioni letterarie e altri interventi originali di donne afghane.