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Una dieta sana fa bene al Pianeta!

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Un’alimentazione naturale e consapevole e’ in grado di contribuire in modo significativo non solo al benessere della persona ma anche a quello del nostro pianeta.

E’ questo il messaggio lanciato durante il convegno internazionale “Alimentazione e Ambiente: sano per te, sostenibile per il Pianeta”, organizzato a Milano dal Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN).

Per la prima volta e’ stata presentata la Doppia Piramide Alimentare, un modello unificato che concilia le esigenze di un’alimentazione sana ed equilibrata con il rispetto e la protezione dell’ambiente.

Il Sentiero della Natura, invitato da Cristiano Callegari dell’agenzia Ambito5, ha partecipato via streaming al convegno. Ecco una nostra sintesi dei contenuti presentati durante l’evento.

CONVEGNO BCFN: LA PIRAMIDE ALIMENTARE RADDOPPIA!

La Piramide Alimentare nasce in America negli anni ’70, sulla scia degli studi di Ancel Keys, fisiologo americano che per primo introdusse il termine ‘dieta mediterranea’. Si tratta di uno strumento consolidato, di facile lettura e utilizzo.

Alla base della Piramide Alimentare sono posizionati gli alimenti per i quali e’ indicato il consumo piu’ frequente. Al vertice gli alimenti che andrebbero consumati meno spesso. Dal basso verso l’alto incontriamo quindi cereali integrali, frutta, ortaggi (freschi, di stagione e possibilmente biologici) e poi legumi, frutta secca e semi oleosi. Piu’ in alto alimenti il cui consumo andrebbe moderato. Ecco quindi gli alimenti di origine animale: latticini, carni bianche, uova e pesce. Fino al vertice in cui svettano carni rosse, cereali raffinati e dolci il cui consumo andrebbe limitato al massimo.

La novita’ presentata al convegno del BCFN e’ la Doppia Piramide Alimentare, un modello unificato che concilia le esigenze di un’alimentazione sana ed equilibrata con il rispetto e la protezione dell’ambiente.

In questo modello la tradizionale piramide alimentare e’ affiancata da dalla piramide ambientale.
Nella Piramide Ambientale (rovesciata) e’ rappresentato l’impatto ambientale degli alimenti.

L’impatto ambientale e’ stato calcolato sulla base dell’intero ciclo di vita dell’alimento: coltivazione/allevamento, lavorazione, trasporto, distribuzione e smaltimento degli scarti. I parametri utilizzati sono: Carbon Footprint (emissioni di gas a effetto serra), Water Footprint (consumo di risorse idriche), Ecological Footprint (sfruttamento del suolo).

Cio’ che emerge in modo evidente e’ che i cibi che costituiscono la base di un’alimentazione corretta sono anche i piu’ sostenibili per il pianeta. Risalendo verso il vertice (carni rosse e dolci) si osserva come gli alimenti meno indicati per la nostra salute siano, neanche a farlo apposta, i peggiori anche in termini di impatto ambientale (si legga in proposito il nostro articolo L’acqua ed il consumo di carne).

Una sovrapposizione pressoche’ perfetta che porta a una semplice conclusione: cio’ che fa bene all’organismo uomo fa bene anche all’organismo terra. E viceversa!

CONVEGNO BCFN: RELATORI ED INTERVENTI

Al convegno hanno partecipato ospiti nazionali e internazionali di grande prestigio:

– Mathis Wackernagel (presidente del Global Footprint Network),
– Gianfranco Bologna (direttore scientifico Wwf Italia) ,
– Andrea Boltho (economista presso il Magdalen College dell’Universita’ di Oxford),
– Barbara Buchner (direttrice del Climate Policy Initiative di Venezia),
– Corrado Clini (direttore generale del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio),
– Camillo Ricordi (chirurgo e scienziato dell’Universita’ di Miami),
– Carlo Alberto Pratesi (Universita’ Roma Tre),
– e in videoconferenza il grande Jeremy Rifkin (economista, attivista, saggista e presidente della Foundation on Economic Trends).

I vari interventi hanno sottolineato il valore della cosiddetta dieta mediterranea, modello che piu’ si avvicina al profilo della piramide alimentare. Questo modello, secondo Rifkin, andrebbe incentivato ed esportato il piu’ possibile in tutto il mondo.
La sua impronta ecologica risulta essere inferiore alla meta’ rispetto a quella che caratterizza, ad esempio, il regime alimentare statunitense (basato su un consumo prevalente di carne, dolci e alimenti confezionati ricchi di grassi insaturi e conservanti). Rifkin ha sottolineato ancora una volta l’enorme impatto ambientale della produzione di carni da allevamento: impatta per il 18% sulla produzione di gas serra a livello mondiale, impegna il 40% delle aree agricole disponibili per saziare gli animali anziche’ le persone.
Ne deriva un paradosso: nei paesi ricchi sempre piu’ gente si ammala e muore a causa di un’alimentazione eccessiva, nei paesi poveri sempre piu’ gente muore di fame perche’ le risorse agricole sono destinate agli allevamenti animali…

Anche in un paese come l’Italia, le facili tentazioni del cibo spazzatura (veloce, economico e in grado di creare dipendenza) stanno togliendo spazio al dosato equilibrio nutrizionale della dieta ‘povera’ dei nostri nonni. L’economista Andrea Boltho, a questo proposito, ritiene necessario un coinvolgimento delle istituzioni affinche’ si facciano promotori di campagne di diffusione a favore della dieta mediterranea.
L’opinione pubblica e’ infatti sempre meno incline a modificare le proprie abitudini alimentari e questo e’ in larga parte dovuto all’incessante ‘programmazione’ cui e’ sottoposta sin dalla primissima infanzia (come ci descrive molto bene la dott.ssa Antonella Randazzo nel suo libro Bambini Psicoprogrammati).

Boltho nel suo intervento arriva persino ad auspicare una tassazione per gli alimenti a rischio!
Questa provocazione e’ molto pertinente: la spesa sanitaria dei paesi piu’ industrializzati (ma anche, purtroppo, dei paesi in via di sviluppo) risulta infatti piu’ che decuplicata negli ultimi vent’anni e questo e’ dovuto principalmente alla diffusione (premeditata?) di modelli alimentari profondamente errati.
L’aumento esponenziale di malattie come il diabete, ipertensione, obesita’ e tumore compromette la qualita’ della vita di milioni di persone e mette al tappeto le economie nazionali (a vantaggio di chi..?).

CONCLUSIONI: A NOI LA SCELTA!

La soluzione e’ a portata di mano, dobbiamo solo ricordarci da dove veniamo e come siamo fatti! Occorre divulgare e informare il piu’ possibile, come dice Rifkin. Perche’ la salute della persona e dell’ecosistema sono strettamente legate a scelte individuali e si possono compiere scelte piu’ consapevoli se si e’ meglio informati.
Non ultimo: il potere economico della singola scelta e’ enorme. Ogni acquisto che facciamo, e non solo in ambito alimentare, ha un impatto su di noi e cio’ che ci circonda.
Prima di aprire il portafoglio potremmo chiederci semplicemente: dove stanno andando i miei soldi? Cosa sto ‘alimentando’ con la mia scelta? Qualcuno, altrove, potrebbe subirne le conseguenze?
Migliorare il valore e la qualita’ delle proprie scelte e’ una possibilita’ quotidiana, alla portata di tutti.