Piano per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia | Non sprecare
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Un anno per l’ok a una colonnina elettrica. Così la Spagna ci supera anche nelle rinnovabili

Quasi due anni di attesa per l’autorizzazione di un impianto fotovoltaico. E da cinque a nove anni per un impianto eolico. Risultato: le aste in Italia vanno deserte

La solita Spagna che ci supera e allunga il passo, anche nella strada verso la transizione energetica. Non per colpa della tecnologia (che abbiamo come e più di loro), delle risorse finanziarie (mai disponibili come in questo momento) della potenza dei soggetti industriali (l’Enel ha acquistato Endesa e non viceversa). No, il nostro tallone d’Achille, sul quale rischiamo di scivolare e farci molto male, è sempre il solito spreco dei tempi. Procedure lunghe e incerte, gare che vanno per le calende greche, investimenti che sfumano. Un impasto micidiale.

PIANO PER LO SVILUPPO DELLE RINNOVABILI IN ITALIA

Il Sole 24 Ore ha pubblicato, con la firma della brava giornalista Laura Serafini, una recente statistica che, speriamo, qualcuno dalle parti di Palazzo Chigi avrà letto saltando dalla sedia. Parliamo delle aste per le rinnovabili, indette dai gestori nazionali. Nel caso dell’Italia a gennaio, il Gestore dei servizi energetici (Gse) ha messo in gara un totale di 1,2 gigawatt per impianti fotovoltaici, ma sono stati assegnati appena 300 megawatt. Quasi nulla. Nello stesso tempo, in Spagna, il gestore Red Electrica ha indetto un’asta per 3 gigawatt, e la domanda è stata per 9,7 gigawatt con 82 partecipanti e 32 vincitori. Il triplo di quanto previsto in partenza.

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RALLENTAMENTI NELLO SVILUPPO DELLE RINNOVABILI IN ITALIA

Che cosa sta rallentando in modo così pesante lo sviluppo delle rinnovabili in Italia? Semplice: le autorizzazioni, i cui tempi, per legge, non dovrebbero superare i 90 giorni. E invece per gli impianti di rinnovabili si sfiorano i due anni, per quelli eolici si arriva a 5 anni con punte fino a 9 anni, e per avere l’ok per una banale colonnina per la ricarica elettrica passano in media 350 giorni. Un anno.

Con una tale incertezza sulla tempistica sono sempre meno le aziende che si azzardano a investire in questo settore in Italia, dove pure abbiamo tutte le condizioni per una forte crescita della quota di energia prodotta da fonti pulite. Nessuno vuole rischiare soldi (si tratta di operazioni comunque finanziate dalle banche e il tempo sprecato diventa denaro sprecato) e tutti preferiscono spostare altrove, restando in Europa, gli investimenti.

Il corollario di questo circolo vizioso porta anche a un altro spreco: l’alto costo dell’energia in Italia rispetto agli altri paesi europei. Una differenza che pagano, in bolletta, le famiglie e le aziende. La scarsa partecipazione alle aste, infatti, ha lasciato i prezzi a 68 euro a megawattora in Italia, mentre in Spagna sono crollati a 25 euro e in Portogallo a 17 euro.

DIFFUSIONE DELLE RINNOVABILI IN ITALIA

Dopo il boom della prima fase, quando abbiamo regalato miliardi di incentivi specie ai grandi fondi internazionali, consentendo anche una speculazione selvaggia, lo sviluppo delle rinnovabili è entrato in Italia in un cono d’ombra. Dove si ritrovano tutte le debolezze del sistema Paese, a partire dai tempi delle autorizzazioni e dalla scarsità di competizione. Né possiamo difenderci con la retorica del Paese green e dei tanti passi avanti che sono stati fatti sulla strada della sostenibilità. Se non si cambia marcia, si rischia piuttosto di restare fuori da una nuova fase della corsa, che vedrà una forte concorrenza in Europa anche per il fatto che il 37 per cento dei fondi del Recovery Plan sono destinati alla lotta per il cambiamento climatico.  E dunque andranno a impattare sulla possibilità di aumentare la quota di energia pulita. Laddove già nel 2020, in piena pandemia, in Europa abbiamo avuto uno storico sorpasso: l’elettricità da eolico e fotovoltaico ha superato, con il 38 per cento del totale, quella prodotta dalle fonti fossili, scesa al 37 per cento.

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ENERGIE RINNOVABILI IN ITALIA

Ma nel sorpasso non tutti hanno corso allo stesso modo. E l’accelerazione della Spagna è stata davvero impressionante. L’elettricità che proviene dai parchi installati in Spagna, tra il 2019 e il 2020 è aumentata del 60 per cento e il paese iberico, tra rinnovabili e fotovoltaico, marcia a un ritmo di crescita doppio rispetto alla Germania. Tanto che in Spagna viene considerato possibile   centrare l’obiettivo, entro il 2030, di avere un 74 per cento di energia da fonti pulite e un azzeramento di quella prodotta dal carbone. Nel frattempo, l’Italia deve fare i conti con i parchi eolici che una grande azienda da sistema Paese, come l’Enel, fatica a mandare avanti nelle regioni meridionali dove pure sono stati previsti già da anni. Mai come in questo caso non servono grandi riforme e grandi proclami: basta fare in modo che le procedure abbiamo gli stessi tempi dei nostri partner-concorrenti europei. E questa sarebbe una vera rivoluzione.

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