Perchè non si deve giudicare | Non sprecare
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Non giudicate, e non usate questo metodo per nascondere i vostri difetti

La modernità, con le sue leggi e con i suoi tempi. Ha moltiplicato le tentazioni ai giudizi facili. Censurati invece dal Cristianesimo e dal pensiero illuminista

Ma è davvero così difficile tapparsi la bocca, e non sprecare fiato, di fronte a quella tentazione che ognuno di noi cova come un serpente a giudicare, a emettere giudizi dall’alto di chissà quale pulpito? È possibile sottrarsi a un complesso di superiorità che induce a guardare l’altro sempre e solo con il ditino puntato?

PERCHÉ NON SI DEVE GIUDICARE

In diverse pagine dei Vangeli e delle lettere degli Apostoli il principio del «non giudicare» è affermato con molta determinazione. Come un architrave della fede. È Gesù in prima persona che incita a «non giudicare per non essere giudicati», oppure che sfida i suoi seguaci con parole dure: «Perché guardi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello e non vedi la trave nel tuo?» Il giudizio sugli altri, secondo il cristianesimo non spetta all’uomo non solo in quanto c’è un Dio che si occupa di questo, ma per il fatto che ciascuno di noi ha le sue debolezze, le sue fragilità, le sue ombre e le sue luci. Mettersi a dare giudizi, spesso sommari, su quella complessa materia della quale siamo impastati, significa sbarrare la strada che porta all’amore tra i simili. Spesso, infatti, censuriamo nell’altro ciò che abbiamo dentro, proprio per non vederlo. E con ciò abbiamo chiuso il canale di comunicazione con chi magari ha tanto da darci.

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IMPORTANZA DI NON GIUDICARE

Non giudicare non è un sinonimo di indifferenza, relativismo, distacco dalla realtà. Non è un modo cinico per sederci su ciò che la vita può darci, senza neanche accennare allo sforzo di discernere e di distinguere il bene dal male. Chi non giudica non per questo si arrende, ma affronta la vita con più consapevolezza e con una migliore predisposizione verso gli altri, con un’apertura mentale che sprigiona solo benessere e non ha controindicazioni di sorta.

Anche nel pensiero più laico e distante dalla fede religiosa l’idea di giudicare gli altri con eccessiva facilità è sempre stata considerata come un errore, una macchia umana. Perfino un sintomo di scarsa intelligenza e di poca propensione a seguire la via dell’illuminismo, della ragione, per regolare anche i rapporti inter-personali. Il grande psichiatra e psicanalista Carl Gustav Jung sintetizzava tutto ciò con una fulminante riflessione sui motivi, attualissimi, che spingono le persone al giudizio facile e prevaricatore.

SMETTERE DI GIUDICARE

«Pensare è molto difficile, per questo la maggior parte della gente giudica» sosteneva Jung. E aggiungeva: «La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi». Ed eccoci, dritti dritti, di fronte a una delle più attrezzate trappole della modernità, montata sulla piattaforma di quella distorsione del tempo, dove tutto è presente e non esiste più il futuro e la radice del passato, che contraddistingue i nostri attuali stili di vita.

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PERCHÉ NON DOBBIAMO GIUDICARE

Se date uno sguardo alla sfilza dei commenti che viaggiano sui social, compresi i vostri, scoprirete che sono legati quasi sempre da un filo rosso: il giudizio. Facile, veloce, spietato. Senza attenuanti. Senza guardarsi dentro. Senza avere neanche il tempo di approfondire, attraverso l’uso puro della ragione, non tanto i sentimenti dell’altro, e degli altri, quanto le proprie ragioni. E il motivo per il quale, per affermarle, bisogna scivolare nelle sabbie mobili del giudizio. Forse perché, come sosteneva Jung, pensare costa tempo e fatica. E comporta sicuramente l’attraversamento di ripide montagne fatte di dubbi. Giudicare invece è un attimo, ma non porta lontano.

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