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Penso, dunque navigo

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Ricchezza e voglia di ostentazione c’entrano poco: gli italiani che vanno per mare cercano quello che la vita di oggi regala con estrema parsimonia: la liberta’, l’avventura, la passione per gli spazi senza confini, che fanno tollerare a fatica l’affollamento estivo sulle spiagge.

Lo scopre, con il conforto dei numeri, un’indagine di Renato Mannheimer. La passione per la nautica da diporto e’ viva nell’immaginario degli italiani – dice il sociologo – ed e’ intesa come cultura e amore del mare. I risultati del sondaggio sono stati presentati all’annuale convegno dell’Ucina, l’associazione degli industriali della nautica, che si e’ appena concluso a Venezia.

Il sondaggio
Le domande del sondaggio sono state rivolte alla gente comune, oppure, quando si trattava di diportisti, ai proprietari di piccole e medie imbarcazioni. Non dunque il regno dorato dei potenziali armatori di grandi yacht, che sembra costituire una categoria a parte. Quali sensazioni evoca la nautica nell’italiano medio? In primo luogo la liberta’ (per il 42% degli intervistati), ma anche l’avventura (35%) e la passione (31%). E’ certo un simbolo di benessere e ricchezza, ma solo per una minoranza (23%). C’e’ anche una discreta pattuglia di naviganti che affronta le onde per vivere bene (13%). Di notevole interesse le risposte relative alle motivazioni per cui piace andare in barca. Per il 93% la risposta e’ stata l’essere a contatto con il mare e la natura.

Con la stessa percentuale e’ tornato in ballo l’amato concetto di liberta’. Importante anche l’aspetto sociale, nonostante si creda che i lupi di mare siano solitari. Il 75% degli intervistati pensa che andare in barca sia un’opportunita’ di conoscere persone con cui condividere una passione. L’immaginario evocato dall’acqua e’ ricco di fascino, ma gli italiani che vanno in barca non sono molti. Solo l’11% ha infatti dichiarato di poterlo fare regolarmente o almeno uno o due volte l’anno, a fronte di un 44% che non e’ mai salito su uno scafo da diporto e a un 27% che lo ha fatto solo una o due volte nella vita. La barca, dunque, piace in teoria. Ma se solo un italiano su dieci se ne va per mare e’ semplicemente perche’ non ha occasione di farlo. E questo, stranamente, si registra soprattutto nell’area del paese piu’ ricca, quella del nord ovest, con un’accentuata presenza di potenziali navigatori giovani. E non distante dalle coste.

Ignorare la crisi
La crisi economica, ovviamente, s’e’ fatta sentire anche qui. Ma la stragrande maggioranza di chi gia’ possiede una barca non ha nessuna intenzione di restare sulla terra ferma. Il 48%, nonostante i subprime, dichiara che vuole continuare a navigare come ha sempre fatto. Il 49% pensa di farlo addirittura di piu’. Solo un 3% pensa di doversi limitare in questa sua passione. Rivolgendosi a chi la barca non la possiede, i ricercatori hanno scoperto che un italiano su due avrebbe voglia di fare questa esperienza. Il freno? Le condizioni economiche. E per realizzare comunque il sogno? Due alternative: la comproprieta’, oppure il noleggio.

Un po’ per effetto della crisi e un po’ per una sempre maggiore coscienza ecologica, gli italiani cercano imbarcazioni con motori a consumi contenuti e basse emissioni inquinanti. O puntano, addirittura, verso il mezzo piu’ pulito da sempre: la vela. Il fascino della vita slow arriva anche tra le onde, perche’ sta nascendo un’utenza che privilegia la navigazione lenta rispetto a quella veloce e spesso inquinante. Nel mercato nautico italiano la maggior sofferenza nelle vendite si registra fra le imbarcazioni di lunghezza compresa fra i dodici e i ventiquattro metri. Tiene invece la nautica cosiddetta popolare, che non sembra aver subito forti contraccolpi. Anche se, probabilmente, e’ cambiata l’utenza: chi poteva permettersi una barca piu’ grande oggi e’ probabilmente costretto ad accontentarsi di un mezzo minore. Ma non vuole perdere la possibilita’ di fuggire dalle spiagge affollate conquistando qualche momento di liberta’.