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Oltre il giardino

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di Massimo Castelli

Gli attivi si sporcano le mani di terra nell’orticello o sul balcone. I pigri fanno coltivare le loro verdure da altri e le gustano dopo averle viste maturare piano piano. Gli esteti si beano della magnificenza di fiori e piante.

Per un verso o per un altro, l’attenzione degli italiani per il verde germoglia ovunque. Sui blog, alle fiere, in famiglia: parlare di sementi, terriccio e bulbi ormai non è più questione da fanatici della cesoia.

È diventata passione diffusa. Che si è ramificata in varie declinazioni.

Piccoli contadini crescono

Sarà Farmville, il gioco che ha trasformato milioni di utenti di Facebook in contadini virtuali, saranno smog, cibi geneticamente modificati e filiere incontrollabili, sarà la crisi… Quale che sia la ragione, si calcola che in Italia coltivare la terra per diletto smuove circa 1 milione di persone. In aumento.

Al punto che a Montichiari (Bs) si è appena conclusa la prima fiera mai dedicata agli hobby farmer, i coltivatori per diletto.

Circa 25 mila persone hanno partecipato al centinaio di corsi di formazione e fatto acquisti nell’area della mostra-mercato.

Giorgio Vincenzi, direttore della rivista di agricoltura amatoriale “Vivi in campagna” che ha organizzato l’evento, spiega:

«Parte del successo si deve al vero fenomeno del momento, gli orti sul terrazzo. È su questi improvvisati spazi delle grandi città che sempre più giovani coltivano soprattutto pomodori ed erbe aromatiche, più per il gusto di raccoglierli che per necessità».

Conferma anche Paolo Dilani, direttore generale dell’associazione non-profit PromoGiardinaggio (riunisce 40 aziende che producono e distribuiscono articoli per il verde) e direttore del giornale specializzato GreenLine.

«È soprattutto grazie ai 35-40enni se i negozi specializzati mi parlano di aumenti delle vendite del 30 per cento. È una tendenza che arriva da lontano e ha a che fare con l’approccio più naturale dei giovani verso la coltivazione.

Per riconoscerla, basta vedere cosa fanno aziende come la Bama, che ha introdotto in catalogo i vasi per fare l’orto in terrazza chiamandoli L’ortobama, con una rapa rotonda al centro per strizzare l’occhio al nome Obama; oppure la Vigorplant, società di terricci che sta spendendo 1 milione e mezzo di euro per pubblicizzare un sacco di terriccio con piccoli buchi in cui inserire i semi.

Fatichi il minimo, ma hai la tua verdura a metri zero».

Dopo il «km zero», dunque, l’ultima frontiera si è fatta più vicina: con l’orto domestico la filiera è cortissima. E non arriva per forza dal proprio balcone.

Sempre più persone, infatti, scelgono di coltivare un pezzo di terra in affitto. Si paga una quota a seconda dell’appezzamento scelto e poi si raccolgono i frutti dei finesettimana passati a seminare e potare in tutto relax. Ma la richiesta è alta e gli orti comunali non bastano (per la mappa di quelli disponibili a Milano e Roma, consultare il sito Ortodiffuso.noblogs.org).

Così, sempre più privati si fanno furbi e dividono il loro terreno (non edificabile) affittandolo in piccoli lotti agli hobby farmer.

«I miei hanno passato la vita a spezzarsi la schiena nei campi per niente, vendevano a 40 centesimi verdure che il consumatore finale paga 4 o 5 euro. Io almeno con la terra ci guadagno»

Lo spiega Denis Brighi, impiegato amministrativo figlio di contadini che si è inventato Ortobello, un progetto di coltivazione
agricola a consumo diretto nei pressi di Cesena. Per 250 euro l’anno concede 80 mq di terra recintati, con armadietto portaattrezzi e impianto idrico.

«Ma l’interesse è crescente e credo che prenderò altri terreni».

Sta acquisendo nuovi terreni anche il bergamasco Marco Di Santo, che nella vita fa l’immobiliarista con la passione per il verde.

«Oggi sono tutti stressati e tornare alla terra significa riavvicinarsi alla vita. Io affitto lotti di 50 mq a 30 euro al mese, compresi i consumi. Do anche un po’ di materiale e schede con i consigli per la coltivazione».

Ma il primo ad avere pensato a questi orti à-porter è stato l’architetto Claudio Cristofani, che a Milano gestisce 130 orti giardino in zona Barona (via Chiodi) dove affitta 75 mq a 360 euro l’anno. Racconta:

«Ho iniziato questa attività nel 2004 e da allora la domanda raddoppia anno dopo anno».

Dal mese prossimo ci saranno 42 nuovi orti e le richieste per diventare quelli che l’architetto chiama «i miei ortisti» sono già un centinaio. Non c’è solo il crescere carote e insalata nella sua chiave di lettura della tendenza:

«C’è voglia di orti per famiglie perché lì si va per coltivare ma anche per stare insieme, passare un pomeriggio leggendo, giocare con i figli, svagarsi».

Ormai si cercano terreni ovunque e qua e là spuntano amici che coltivano il giardino condominiale, pensionati «ortisti», genitori e insegnanti che zappano intorno alle scuole, associazioni a tema.

A Milano pochi mesi fa è nata l’associazione Libere rape metropolitane, mentre a Torino a curare gli orti sui terreni dell’università capita che siano gli studenti stessi. Non siamo ancora al progetto londinese Capital growth, secondo il quale per le Olimpiadi del 2012 si creeranno 2.012 orti cittadini, ma (forse) la strada è quella.

Certo, non tutti hanno voglia di sporcarsi le mani. C’è chi l’orto lo adotta a distanza, cioè sceglie le verdure da piantare e poi se le vede recapitare a casa. La società più nota a organizzare questo servizio è Le verdure del mio orto, a Santhià (Vc). La formula dei tre fratelli Ferraris? I clienti entrano nel sito Leverduredelmioorto.it e piantano virtualmente quel che desiderano. Giovanni racconta:

«Poi noi trasferiamo le richieste sul terreno e una volta a settimana recapitiamo a casa i prodotti»

I prezzi: da 18 euro a settimana per 30 mq di terreno e 3-4 kg di verdura. Il successo è stato tale che adesso i Ferraris si sono spinti ad ampliare il business anche alla zona di Roma e al riso.

È l’orto che cura noi

Curare l’orto è questione di salute alimentare, ma non solo. Da ricerche come quella condotta dall’Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, oltre che dall’esperienza dei medici, emerge che prendersi cura di un orto o un giardino regala benessere.

Non per niente piccoli terreni da coltivare vengono introdotti negli ospedali per accompagnare le terapie riabilitative, nelle case di riposo per anziani, in alcuni uffici.

«Noi forniamo alcune aziende molto evolute che hanno dato un pezzetto di terra ai loro dipendenti per farli staccare dallo stress lavorativo e, presumibilmente, rendere di più»

A raccontarlo è Silvano Girelli, titolare della veronese Flover, tra i più importanti garden center italiani, organizzatore del prossimo congresso mondiale dei garden center dall’11 al 16 settembre. Alla Flover si fa anche Orto da favola: con lo slogan «Farmville diventa
reale con la fattoria del villaggio Flover»
, fino a ottobre gruppi di bambini possono fare visite e laboratori didattici alla scoperta di questo mondo.

In piccolo, quello che già fa Orto in condotta, progetto di Slow food che ha portato in centinaia di scuole italiane educazione alimentare e ambientale attraverso la pratica della coltivazione diretta.

Turisti botanici

L’offensiva del verde è a 360 gradi e riguarda altri aspetti collaterali rispetto alla tranquillità dell’orto.

Cresce per esempio il turismo dei giardini, o «horticoltural tourism», un fenomeno del turismo culturale in forte espansione.

Tanto che la modenese Garden Tour, che quest’anno porta gli appassionati nei giardini privati di Svezia e Inghilterra, è costretta a lasciare molti clienti in lista d’attesa (Info garden-tour.com).

Aumentano i tour operator che offrono pacchetti volo+hotel per il Chelsea flower garden di Londra, la più straordinaria kermesse floreale al mondo (un esempio: da 530 euro per tre notti con Interredi.com).

Mentre l’Enit (Agenzia nazionale del turismo) ha deciso di promuovere il patrimonio botanico nazionale insieme a Grandi giardini italiani, network di 80 giardini visitabili in Italia che nel 2010 ha registrato oltre 7 milioni di visitatori.

Purché sia verde

Come tutte le tendenze radicate, anche la passione per il verde è certificata da fenomeni curiosi. Un esempio è il «guerrilla gardening»: piccoli gruppi di attivisti che fanno blitz su terreni lasciati al degrado, magari in piena città, per farci crescere piante o colture.

Il movimento Guerrilla gardening, giardinaggio libero d’assalto, è stato recentemente premiato a Palazzo Marino come Campione per l’ambiente 2011 (su guerrillagardening.it si trovano anche le istruzioni per confezionare «bombe di semi», più altre tecniche di guerriglia verde).

Anche il Salone del mobile di Milano dà manforte al più ecosostenibile dei fenomeni. Durante il Fuorisalone, dal 12 al 17 aprile, l’intero quartiere Isola è coinvolto nel progetto The green network: negozi, laboratori, studi diventano «verdi» con varie iniziative, la prima delle quali vede come protagonista una squadra di designer-giardinieri che piantumano un giardino di erbe spontanee, cioè erbacce, in quanto «ingiustamente disprezzate».

Le erbacce: sono esse l’ultima declinazione del trend e lo conferma il nuovo libro Cucinare le erbe selvatiche (ed. Ponte alle Grazie, 18 euro): parla di come riconoscere, raccogliere e cucinare il verde spontaneo, quello della campagna come quello che cresce in città.

 

 

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