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Napoli, soldi in cambio di certificati falsi

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Falsi certificati in cambio di denaro. Per questo motivo sette persone, tra dipendenti degli uffici del Genio Civile ed ingegneri sono state arrestate in seguito ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della procura della Repubblica. A due di essi sono stati concessi gli arresti domiciliari.

L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici ed alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Durante le indagini è emersa una presunta consolidata pratica di rilascio di certificati di collaudo per fabbricati di recente o vecchia costruzione con l’apposizione delle firme di ingegneri, di volta in volta investiti senza che questi avessero mai curato la redazione degli atti nè proceduto ai collaudi. Un comportamento di particolare ‘gravità’ scrive il gip nell’ordinanza perché le false certificazioni relative alla resistenza degli edifici in caso di terremoti, in una regione, come la Campania, a grande rischio sismico

Il giudice definisce "connotata da pervicacia, perseveranza e spregiudicatezza criminale" la personalità degli indagati, "ancor più se si ha riguardo al tipo di attività svolta dai correi, pubblici ufficiali e professionisti il cui obiettivo appare totalmente scevro dall’osservanza di canoni di correttezza e deontologia". "L’assoluta assenza di senso di responsabilità per la funzione svolta – dice il gip – risulta aggravata anche in considerazione degli effetti a dir poco negativi che ne derivano sull’assetto dell’intero territorio sottoposto al controllo di detto ufficio".

Nell’ordinanza di custodia cautelare sono contenute centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali dalle quali emerge la disinvoltura di tecnici e dipendenti del Genio civile. In una conversazione l’ingegner Aniello Ferrara, ora agli arresti in carcere, chiede al proprietario di un immobile 150 euro in cambio di una firma.

Alle proteste dell’uomo, Ferrara replica che in effetti un collega prende 50 euro o anche meno ("Lui si prende pure 10 euro, che vi devo dire adesso"), però è sotto inchiesta e dunque le pratiche che ha firmato possono essere individuate. "Io – continua Ferrara, ignaro di essere intercettato – non sto sotto inchiesta come lui e non posso firmare per così poco".

Dalle conversazioni emerge anche la disinvoltura con cui gli indagati precostituivano i certificati inventando date e circostanze delle verifiche. Ciro Montuoro Mollo, dipendente del genio, sta esaminando una pratica e avverte l’ingegner Vincenzo Capone: "Ci manca proprio il collaudo, hai capito". Capone risolve il problema all’istante: "Ciro, ora io lo stampo e oggi ve lo pigliate"