Maria Capobianchi, la donna che ha isolato il coronavirus - Non sprecare
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Maria Capobianchi, la direttrice del laboratorio dello Spallanzani che ha isolato il coronavirus

Sessantasettenne, è a capo del team di donne che è riuscito nell’impresa di compiere questo primo passo nella lotta al covid-19. L’isolamento del virus, infatti, ha reso possibili mettere a punto i test sierologici e ha dato il via alla ricerca del vaccino

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VINCITRICE DEL PREMIO NON SPRECARE 2020 CATEGORIA PERSONAGGIO

La lotta al covid nel nostro Paese è iniziata ben prima dell’esplosione dei primi focolai (il primo caso di coronavirus in un cittadino italiano è datato 21 febbraio). Già a cavallo tra gennaio e febbraio, infatti, c’era un team di ricercatrici che metteva a segno un successo importantissimo per sconfiggere la pandemia. Il 2 febbraio, Maria Rosaria Capobianchi, docente di Biologia Molecolare e alla guida del Laboratorio di Virologia dell’Istituto Spallanzani, annunciava di aver isolato coronavirus SARS-CoV-2. Un passo fondamentale per conoscere meglio questo ostico avversario per poi fronteggiarlo nel modo giusto. Non a caso questa scoperta nei mesi ha permesso di mettere a punto, prima, i test sierologici per accertare la presenza di anticorpi e poi ha dato il via alla ricerca per il vaccino che, in queste settimane, sembra finalmente essere arrivata a conclusione.

MARIA ROSARIA CAPOBIANCHI CORONAVIRUS

Sessantasettenne, originaria di Procida, Capobianchi insieme al suo team è riuscita a isolare il virus per la prima volta in Europa, e per la terza volta al mondo. Si tratta di un risultato straordinario che premia una vita dedicata alla ricerca. La dottoressa, infatti, è laureata in scienze biologiche e specializzata in microbiologia e dal 2000 lavora allo Spallanzani. Istituto che ha contribuito a far diventare un centro d’eccellenza, nazionale e internazionale, per quanto riguarda le emergenze infettivologiche.

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RICERCATRICE CHE HA ISOLATO IL VIRUS

L’isolamento del virus è stato il risultato di un lavoro di gruppo a cui hanno partecipato, tra gli altri, la giovane ricercatrice Francesca Colavita, da 4 anni al lavoro nel laboratorio dopo diverse missioni in Sierra Leone per fronteggiare l’emergenza Ebola, e Concetta Castilletti, responsabile della Unità dei virus emergenti. Il 3 giugno 2020 tutti i ricercatori del laboratorio di virologia dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani, guidati da Capobianchi, sono stati insigniti dall’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella. “Aver isolato il virus – ha spiegato Capobianchi in un’intervista dello scorso febbraio – averlo in mano, vuol dire poterlo coltivare per poterlo studiare a fondo. In questo modo si possono capire i meccanismi di patogenesi, – spiega Capobianchi – cioè come fa il virus a causare danno, e diventa possibile identificare i target terapeutici”.

CAPOBIANCHI SPALLANZANI COVID

Dopo la scoperta di febbraio il team dello Spallanzani ha continuato a lavorare sul coronavirus e nelle scorse settimane è giunto ad un’altra conclusione molto importante. “Il virus – ha spiegato Capobianchi – muta fino a 100 volte meno dell’Hiv. E questo aumenta la speranza di sviluppare vaccini efficaci”. In attesa che questa speranza si tramuti in una realtà, Capobianchi ha più volte sottolineato il concetto di “One Health-One World“, ossia che l’essere umano è sempre di più inserito in un contesto globale a cui concorrono animali, microrganismi, ambiente e fattori sociali. “Nel XIV secolo – ha spiegato – l’avanzata dell’epidemia di peste nera ha impiegato 10 anni per raggiungere l’Europa, facendo un numero di vittime molto elevato, circa 20-25 milioni. Oggi nel giro di poche settimane la nuova epidemia nata in Cina ha fatto il giro del mondo e ha raggiunto dimensioni planetarie”. Quest’ultima pandemia ha dimostrato che le frontiere in sanità non esistono per questo è importante collaborare per trovare soluzioni condivise e, a maggior ragione, attuare una seria e concordata strategia di prevenzione.

Credit foto di copertina: Agenzia Dire

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