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Covid-19, tutti i dubbi sul nuovo vaccino. Efficacia, durata, sicurezza e conservazione

Bisogna essere fiduciosi. Ma le questioni irrisolte dei vaccini già annunciati non sono poche. E per il momento il verdetto è solo provvisorio

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Ci siamo? Siamo a una vera svolta con il vaccino contro il Covid-19 o i dubbi ci consentono solo caute speranze? Le notizie relative ai vaccini per prevenire il covid-19 sono un’iniezione di fiducia allo stato puro in grado di migliorarci l’umore ma anche di far volare i listini borsistici, che ricominciano a scommettere su un ritorno alla normalità. Ed è proprio il poter tornare a fare tutto quello che prima di febbraio era normale e che ora non lo è più a scaldarci maggiormente il cuore.

DUBBI VACCINO COVID-19

Alle speranze però si accompagnano i dubbi. Alimentati anche dalla comunità scientifica, come nel caso dello scetticismo espresso dal professore Andrea Crisanti, censurato dalla maggioranza dei suoi colleghi. E a parte le beghe tra esperti, ci sono gli italiani ad avere dubbi: quasi uno su due, secondo una ricerca dell’EngageMind Hub dell’università Cattolica di Milano.

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COVID-19: DUBBI SUL VACCINO

Questa volta i dubbi delle persone non poggiano su leve ideologiche, come nel caso delle posizioni dei no vax, ma su alcune, fondamentali questioni irrisolte anche da chi sta più avanti nella corsa al vaccino. Vediamo le più importanti.

Un verdetto provvisorio. Finora, in fase di sperimentazione, sono state vaccinate oltre 130mila persone, comprese quelle della fase 3. Sono tante, se si considera che per testare un vaccino tradizionalmente vengono arruolate tra 300 e 3000 persone.  Però il verdetto del test è ancora provvisorio, in quanto ci dice solo se le persone sono state protette dall’infezione virale, ma non se il vaccino previene forme gravi della malattia o la morte.  Se solo il 10 per cento delle persone vaccinate resta vulnerabile perché ha contratto il virus, ci potrebbero essere molti malati e morti. E per passare da un verdetto provvisorio a uno definitivo c’è una sola strada: la somministrazione dei vaccini a un’ampia popolazione. Con la possibilità, da non escludere, che a fronte di risultati poco significativi, il vaccino venga ritirato.

Efficacia nel mondo reale. Anche questo è un dubbio aperto: l’efficacia del vaccino, uno volta messo in vendita, distribuito e utilizzato, risulta decisamente inferiore rispetto a quanto riscontrato con gli studi clinici. Come mai questa differenza? La risposta sta nel fatto che, in generale, i test sono stati fatti su persone giovani (soltanto la società Moderna ha detto di averli fatti anche su over 65), e i vaccini potrebbero non funzionare bene sulle persone anziane.

La sicurezza. È vero: gli unici sintomi riscontrati nelle persone che si sono sottoposte ai test non sono gravi. Fatica, dolori muscolari, dolori alle articolazioni, mal di testa, febbre (soltanto nel 2 per cento dei casi alta tra il 39 e i 40 gradi). Ma il vaccino per il Covid-19 usa l’Rna messaggero del virus, cioè del materiale genetico virale, per indurre una risposta immunitaria, mentre di solito nei vaccini si usano virus attenuati o proteine virali. Finora nessun vaccino di questo tipo è stato mai approvato, e dunque potrebbero esserci sorprese.

Gli infettati in precedenza.  Altro dubbio: i risultati dei test escludono le persone che sono state infettate in precedenza. Un vaccino diffuso, che andrà a buona parte della popolazione, verrà somministrato inevitabilmente anche a chi ha avuto la malattia. E dobbiamo conoscere anche gli effetti che avranno su di loro. Al momento sono ignoti.

Quanto durerà l’effetto.  Punto di domanda al quale la scienza, per il momento, non ha dato alcuna risposta. Si spera in una immunità cellulare robusta, anche a fronte di mutazioni genetiche del virus. L’ipotesi più probabile, e forse anche la più auspicabile, è che la vaccinazione debba essere ripetuta periodicamente. Magari ogni anno, come nel caso del vaccino contro l’influenza. Ma che il vaccino possa debellare una volta per tutte il Covd-19 è davvero solo una speranza.

La conservazione dei vaccini.  In ogni caso, il vaccino anti-Covi 19 dovrà essere conservato a temperature molto basse. Cosa che può essere problematica, come sottolinea anche l’Organizzazione della Sanità. Anche per il fatto che richiede due dosi.

Scarsa trasparenza nelle comunicazioni. Finora i risultati dei test, da parte delle aziende, sono stati comunicati soltanto attraverso delle notizie affidate ai media. Non con articoli scientifici sui quali gli scienziati hanno la possibilità di fare tutte le considerazioni e le verifiche del caso. E gli annunci sono stati accompagnati da una prassi davvero sporca: vendite di azioni, in netto guadagno, da parte degli amministratori delegati delle società che urlano di avere il vaccino in tasca.

VACCINI COVID 19

Negli ultimi tempi le notizie migliori le notizie migliori sono arrivate dalla Pfizer/Biontech, da Moderna, e da AstraZeneca con l’italiana Irbm. I colossi farmaceutici hanno annunciato che i loro vaccini hanno una percentuale di efficacia tra il 70 e il 95 per cento. Nel mondo, però, sono almeno 239 i vaccini che sono stati sviluppati e tra questi ben 39 sono arrivati alla fase di sperimentazione clinica. Molto probabilmente le prime dosi arriveranno in Italia ad inizio 2021 e sarà importante non farsi trovare impreparati: organizzare una campagna di vaccinazione su larghissima scala non sarà impresa semplice. In Spagna è già pronta una commissione che a giorni renderà pubblico il piano studiato da Madrid. Da noi invece la questione (l’ennesima) è stata affidata al super commissario Domenico Arcuri, che però non si è ancora sbilanciato sulla strada che intraprenderà l’Italia.

VACCINO PFIZER BIONTECH

Per quanto riguarda il vaccino Pfizer/BioNTech, la fase di sperimentazione ha completato i test di fase 3 su 43.500 volontari. Nel 95% dei casi il vaccino è risultato essere efficace nel prevenire la comparsa della malattia. Inoltre sono stati registrati in rari casi solo pochissimi effetti collaterali che sono risultati essere di lieve o moderata intensità e si sono risolti rapidamente. Prima di cominciare la distribuzione questo vaccino, come tutti gli altri, dovrà attendere l’autorizzazione dalle rispettive agenzie del farmaco. Ma il professor Ugur Sahin, co-fondatore di BioNTech, è convinto che a breve sarà possibile iniziare a spedire le prime dosi e che, grazie ai vaccini, a partire dal prossimo inverno sarà possibile tornare alla vita normale. Unica vera criticità di questo vaccino è la conservazione: le dosi infatti possono rimanere a temperatura ambiente solo per pochissimi giorni e vanno conservati in speciali celle frigorifere in grado di raggiungere i 70-80 gradi sotto zero.

VACCINO MODERNA

Questo vaccino, così come quello sviluppato da Moderna, utilizza una tecnologia innovativa che consiste nel proteggere una striscia di materiale genetico, l’Rna messaggero (mRna). L’obiettivo del siero è istruire il sistema immunitario a riconoscere e bloccare il coronavirus impedendogli di sfruttare delle specifiche proteine che utilizza per legarsi alle cellule umane. Per essere efficaci i due vaccini hanno bisogno di una doppia somministrazione, motivo per il quale una pianificazione attenta e puntuale della distribuzione dovrà essere organizzata su ampia scala e nel minimo dettaglio.

VACCINI CORONAVIRUS

Oltre a questi due vaccini, tra i 39 in fase di sperimentazione, una decina hanno avviato la fase III di sperimentazione e si trovano ormai in procinto di concludere questa tappa fondamentale. Cinque sono prodotti da aziende che hanno sede in Europa o negli Stati Uniti, 4 sono prodotti da aziende cinesi, e uno è opera del Gamaleya Institute di Mosca. Si tratta di prodotti molto diversi tra loro per caratteristiche biologiche e per stato di sviluppo ma è probabile che diversi di questi possano risultare efficaci.

VACCINO: LA DIFFIDENZA DEGLI ITALIANI

Insomma ci sono gli elementi per poter essere cautamente ottimisti anche se, stando ai sondaggi, in moltissimi in Italia nutrono scetticismo nei confronti del vaccino. Per Ipsos, infatti, addirittura un italiano su sei rifiuterà di farsi vaccinare. Nello specifico il 16% dichiara che non lo farà se sarà disponibile nel 2021, e il 42% aspetterà per capirne l’efficacia. Dubbi che possono essere considerati legittimi fino ad un certo punto, soprattutto se si considera che il vaccinarsi non è una scelta che ha ricadute solo sul singolo individuo. Il vaccino, infatti, è importante per chi lo fa ma anche, se non soprattutto, per coloro che, immunodepressi, vorrebbero farlo ma non possono.

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