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L’inquinamento atmosferico e gli sprechi

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L’inquinamento atmosferico urbano si prospetta come la principale causa di morte prematura nel prossimo futuro, con un’incidenza addirittura superiore a quella degli incidenti stradali. Secondo uno studio dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), 3.6 milioni di persone potrebbero morire a causa dell’esposizione alle particelle inquinanti entro il 2050. Benché le popolazioni più a rischio siano quelle dei paesi in via di sviluppo, come Cina e India, anche l’Europa soffre a causa di questo fenomeno. Infatti, le fasce di età superiori ai sessanta anni sono particolarmente colpite dall’inquinamento atmosferico: un dato preoccupante per Europa e Stati Uniti, dove l’allungamento della vita ha portato a un progressivo invecchiamento della popolazione.

Ma i danni causati dall’inquinamento atmosferico non finiscono qui. Una delle principali conseguenze è il cambiamento climatico, che ha effetti a catena sulla biodiversità e sulla sopravvivenza dell’uomo. In città è facile accorgersi degli effetti negativi dell’inquinamento: le frequenti patologie respiratorie della popolazione urbana sono un chiaro sintomo, insieme alla sparizione di alcune specie animali come le rondini.

L’aumento della popolazione mondiale e lo sviluppo economico dei paesi in via di sviluppo non possono che aggravare il problema, causando una crescita esponenziale dei consumi d’energia e di conseguenza della produzione di gas serra, principali responsabili del riscaldamento globale. Secondo i ricercatori dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, i governi possono ancora fare molto per contenere i danni dell’inquinamento atmosferico. Campagne di sensibilizzazione rispetto agli di energia e carburante sono forse l’arma più efficace, seguita da sovvenzioni per l’acquisto di vetture ecosostenibili, come l’automobile ibrida (per esempio, la Toyota Prius oppure la Honda Insight ibrida). Le misure per la riduzione del traffico, già adottate da molte giunte comunali in Italia, offrono eccellenti risultati a breve termine.

Un problema di questa portata richiede non solo l’impegno coordinato dei governi, ma anche dei singoli cittadini. La cultura dei consumi (e dello spreco), sempre più radicata nei paesi sviluppati, rappresenta un serio ostacolo nella lotta contro l’inquinamento atmosferico. Lo stile di vita cui siamo abituati non è compatibile con la tutela dell’ambiente. Per scongiurare la futura crisi ambientale dobbiamo sforzarci di cambiare i nostri comportamenti quotidiani. Usare meno la macchina, spegnere sempre le luci e ridurre l’utilizzo del riscaldamento sono i primi passi verso un modello di società ecosostenibile.

(Marta Carloni – http://omruk.com)

 

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