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“L’ecografia? Venga fra 340 giorni”

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Il record spetta all’ecografia all’addome: per poterla fare in una struttura pubblica in Italia si devono attendere fino a 340 giorni. Il guaio delle liste d’attesa della salute è uno dei punti caldi del Rapporto Pit-"Diritti non solo sulla carta", presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, in occasione dei trent’anni dell’associazione. Secondo il rapporto, riferito a dati del 2009, le attese crescono per esami diagnostici, visite specialistiche e interventi chirurgici, con tempi record per l’oncologia. Se per un’ecografia all’addome si deve aspettare fino a quasi un anno, per una Tac ci vogliono in media circa 220 giorni, un anno per un intervento di chirurgia generale e 18 mesi per uno di ortopedia, con tempi che, forse a causa del conseguente aumento della domanda, si allungano anche nella sanità privata e in quella convenzionata. I numeri del Rapporto Pit disegnano un quadro che rappresenta il 15% delle motivazioni di ricorso al Tribunale del malato. Si tratta soprattutto di "violazioni del tempo" che riguardano sia le liste d’attesa che le lungaggini per l’accertamento dell’invalidità civile e dell’handicap. L’ecografia ddominale, il caso limite, ha totalizzato il 27,3% delle segnalazioni (+3,9% sul 2008). I ritardi crescono in generale per le Tac, mentre diminuiscono per risonanze magnetiche, mammografie ed ecodoppler. Tra le visite specialistiche con i ritardi più rilevanti, al primo posto c’è l’oncologia insieme all’odontoiatria. "Allarma avere la sensazione che il tumore possa attendere anche più di un anno – si legge nel Rapporto – per una visita di controllo dopo un melanoma". Attese triplicate anche in ginecologia e ostetricia, segno, secondo il dossier, che "le future mamme sono impossibilitate ad accedere in tempi utili a visite di controllo presso il Servizio pubblico e sono costrette a rivolgersi, come ormai risaputo, a professionisti privati". Oltre le attese, il Rapporto Pit riporta i dati raccolti su disservizi e denunce di dimissioni improprie e denunce per errori medici, in crescita soprattutto in oncologia e ortopedia. Nel fare un bilancio dei 30 anni di attività, Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato ha presentato anche alcuni dati relativi al periodo 1996-2009, nel corso del quale all’associazione sono giunte 228mila segnalazioni con una media di 16mila l’anno. A preoccupare è soprattutto la sicurezza dei servizi sanitari. Si parte dalle infezioni contratte in ospedale, ma al vertice ci sono gli esposti su presunti errori medici, che nel 2009 hanno toccato il 74% delle segnalazioni, in fase di diagnosi (24,5%) e nella fase terapeutica (49,5%) per la quale, infine, le prime tre aree interessate sono state l’ortopedia, l’oncologia e l’odontoiatria, tutte con tassi in crescita rispetto all’anno prima. In tanta negatività ci sono anche casi positivi come quelli ai quali è stato assegnato il premio "Andrea Alesini", istituito dall’associazione con il sostegno di Farmindustria. I tre esempi di buona sanità segnalati quest’anno dai lettori sono stati, nell’ordine, il progetto "Facciamo girare la carta e non i cittadini!" del Servizio di assistenza protesica integrativa della Asl Torino 1, il progetto "Utenti familiari esperti" (Ufe) dell’Unità operativa n. 2 di psichiatria di Trento e il progetto "Giocamico" a cura del Dipartimento materno-infantile dell’azienda ospedaliero-universitaria di Parma.