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La sfida verde

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SAN FRANCISCO. È una venerabile sequoia alta 120 metri, con 403 rami e 514 milioni di foglie: il calcolo è dello scienziato Stephen Sillett della Humboldt University, che passa gran parte del suo tempo appollaiato sui suoi rami a studiarla. È nata più di mille anni fa, quando da queste parti mancavano cinque secoli all´arrivo dell´uomo bianco. Lei gode ancora di ottima salute, circondata dall´affetto della gente: siamo a Mendocino County, splendido villaggio sulla costa a nord di San Francisco, paradiso per le vacanze ambientaliste. Questa sequoia, insieme con le sue sorelle e il vasto parentado che popola il parco naturale Montgomery Woods State, è la nuova arma sfoderata dalla California nella battaglia al cambiamento climatico. Nel giorno in cui si apre in Messico il vertice di Cancùn sull´ambiente, la speranza offerta da questa Matusalemme delle foreste è decisiva.
Le aspettative sul summit internazionale sono modeste. Tutti ricordano il fiasco di Copenaghen un anno fa, provocato dalla mancata intesa tra Cina e Stati Uniti su un obiettivo vincolante per la riduzione delle emissioni carboniche. Oggi a Cancùn gli equilibri politici sono – se possibile – perfino peggiori di un anno fa. La vittoria della destra repubblicana alle elezioni legislative del 2 novembre ha ulteriormente ridotto le chances che il Congresso di Washington adotti l´Energy Bill. È la legge con cui l´Amministrazione Obama si proponeva di adottare limiti alle emissioni di CO2 e un sistema di permessi in parte ricalcato sulle esperienze europee. I repubblicani e la "lobby delle industrie fossili" hanno giurato che non passerà mai. L´impasse legislativa fa sì che Cancùn avrà un profilo più basso: Obama, per esempio, non ha l´intenzione di parteciparvi come fece a Copenaghen. Ma la lotta al cambiamento climatico continua per altre strade. Prosegue dal basso, con iniziative decentrate ma efficaci. E arruola coalizioni di interessi sorprendenti, compreso un "capitalismo verde" sempre più forte negli Stati Uniti come in Cina. Agli allarmi che oggi verranno lanciati da Cancùn, le reazioni positive sono più numerose di quanto sembri.
È qui che entra in campo sua maestà la sequoia. "Più è vecchia e grossa – spiega lo scienziato Sillett – più cresce. Quindi moltiplica la sua capacità di sequestrare emissioni carboniche". La scoperta è uno dei frutti del lavoro che squadre di scienziati ambientalisti stanno conducendo nelle foreste della West Coast: un progetto congiunto di Humboldt e University of California che spazia da Big Sur alla Sierra Nevada. Le sequoie sono diventate un alleato formidabile per salvare il pianeta. Anzitutto come depositi di conoscenze: "Più sono antiche – spiega Ruskin Hartley della Save the Redwoods Leage – più sono ricche di informazioni sulla storia dell´ambiente, e i cambiamenti climatici del passato". Rispettosamente, gli scienziati hanno montato su questi tronchi magnifici e imponenti migliaia di sensori elettronici, alimentati a energia solare, le cui informazioni vengono elaborate da complessi sistemi di calcolo matematico nelle due università. Alla fine c´è anche una ricaduta in termini di business. "Le antiche sequoie – annuncia il San Francisco Chronicle – sono diventate un capitale di grande valore per la California, in vista del mercato sui permessi di emissione. Hanno una incredibile capacità di resistenza e immagazzinano più CO2 di qualsiasi altro albero, perfino dopo essere morte".
Il rilancio della forestazione è uno dei tanti settori in cui la West Coast continua a fare da laboratorio per l´America intera. "La California – dice lo scienziato John Bryson del Pacific Council on International Policy – è stata all´avanguardia nel cambiare il suo settore energetico, e le regole sui trasporti". A prescindere dal colore politico di chi la governa. Uno degli ultimi atti di Arnold Schwarzenegger, il governatore repubblicano che a fine anno arriva alla scadenza del suo secondo mandato, è stata la firma di un accordo con il Brasile e il Messico per preservare le foreste tropicali. Sulle politiche ambientali Schwarzenegger si dissociò fin dal 2006 dalla linea repubblicana, entrando in rotta di collisione con l´Amministrazione Bush. Sotto la sua guida la California ha adottato standard più stringenti sui gas di scarico delle automobili, ha imposto tetti severi alle emissioni carboniche per le centrali termoelettriche, le industrie inquinanti, le navi. Ha esteso il numero di componenti messi al bando dai giocattoli per bambini. Ha moltiplicato gli investimenti nell´energia eolica e solare, con l´obiettivo di arrivare al 33% di fonti rinnovabili entro il 2020. Ha lanciato il piano Green Chemistry per catalogare tutti i prodotti chimici e i loro effetti sulla salute. Ha aggredito emissioni diverse da quelle carboniche, come i "particolati carboniosi" dei motori diesel. "Le leggi della California – riconosce lo scienziato ambientalista Veerabhadran Ramanathan – hanno dimezzato tutte le fuliggini e polveri generate dai diesel". E dopo l´addio di Schwarzenegger le cose potrebbero andare perfino meglio. Al suo posto, gli elettori hanno scelto il democratico Jerry Brown che negli anni Settanta fu un precursore dell´ambientalismo: introdusse per primo al mondo degli incentivi fiscali per i pannelli solari. E quella della California non è una "fuga in avanti" destinata a rimanere un´eccezione. Al contrario. Bruce Usher della Columbia Business School in un appello rivolto al vertice di Cancùn esorta i leader del mondo con lo slogan: "Start Small". Cominciare dalle cose piccole. Dalla dimensione locale. Dal basso. Usher dimostra i vantaggi di una concorrenza virtuosa tra Stati, un effetto benefico del federalismo americano: la California lungi dall´essere penalizzata perché ha leggi ambientali più severe, sta facendo scuola. "In California e Arizona – spiega Usher – l´energia solare presto fornirà corrente elettrica per tre milioni di abitazioni. Ma il Texas ha risposto diventano un leader mondiale nell´eolico. Il Nevada investe nel geotermico. Il Michigan punta sull´auto elettrica. Il Maine sulle biomasse. Questi sforzi a livello dei singoli Stati hanno un impatto nazionale. In un anno, più della metà delle nuove centrali elettriche installate in America sono alimentate da fonti rinnovabili". Questa è una rivincita anche per l´Amministrazione Obama. Che può sfruttare a modo suo il laboratorio innovativo della California. Anche se le sue iniziative legislative giacciono paralizzate al Congresso, il presidente ha un´arma formidabile. Executive orders: ordini esecutivi. Sono l´equivalente di decreti, che entrano in vigore senza bisogno di approvazione parlamentare. Obama li sta usando a piene mani. L´opposizione repubblicana grida allo scandalo, denuncia "l´iperattivismo presidenziale", il "diluvio di ordini esecutivi". Ma Obama spesso non fa che estendere a livello federale le normative già adottate in California. Per esempio le nuove regole sui gas di scarico delle auto, estese progressivamente anche ai camion. L´aumento di superficie riservata ai parchi nazionali per la riforestazione. Tutte decisioni prese dalla Environmental Protection Agency (Epa) "copiando" la California, e by-passando il veto della lobby fossile nei palazzi del potere di Washington. L´Epa ha firmato nella sua storia tutte le normative più importanti per la protezione dell´ambiente e della salute: la messa al bando dei clorofuorocarboni, le regole sulle emissioni di anidride solforosa, contro le pioggie acide. L´Epa compie 40 anni proprio questa settimana. La creò il repubblicano Richard Nixon: di certo non il migliore presidente degli Stati Uniti, ma anche lui come Schwarzenegger un californiano.
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