Importanza della fiducia: i diffidenti vivono peggio - Non sprecare
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Ci fidiamo troppo poco degli altri e di noi stessi. I diffidenti vivono peggio e imparano meno

«Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio»: un proverbio da rimuovere. La diffidenza ha prezzi altissimi. Dove dilaga la crisi di fiducia. E che cosa chiedono le nuove generazioni

Nessuno, ma proprio nessuno, può dirsi al riparo dalle delusioni per la fiducia mal riposta. Delusioni in amore, in un’amicizia, in un rapporto di lavoro. Siamo stati traditi, e quante volte, da chi meno ci aspettavamo capace di un gesto simile. Un capitale di rapporti umani, di aperture e di condivisioni, costruito nel tempo e nel corso della vita, è sfumato nell’attimo della cocente delusione della fiducia tradita. O comunque non rispettata come ci aspettavamo.

IMPORTANZA DELLA FIDUCIA

L’antico adagio recita «Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio», e già questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per il nostro atteggiamento nei confronti degli altri. Ma siamo sicuri che non fidarsi sia la scelta migliore? Dove poggia, concretamente, la convinzione in base alla quale la diffidenza non costa nulla, mentre la fiducia è un rischio puro, un azzardo? Noi la pensiamo esattamente in modo contrario, e siamo convinti che un approccio ispirato alla fiducia è sempre preferibile alle incertezze ed ai chiaroscuri dei diffidenti.

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AVERE FIDUCIA NEGLI ALTRI

C’è in gioco, e non è poco, uno spreco importante: la luce  della vita. La fiducia è luce, luce solare, e pazienza se poi arriva anche il buio della delusione. Fa parte del gioco. Non esercitarla significa rassegnarsi alle opacità dell’esistenza, a non assumersi il rischio di approfondire il contatto con le persone, specie se diverse da noi. Alcuni recenti studi scientifici dimostrano che chi ha fiducia nell’altro vive meglio e impara di più. La diffidenza, invece, esclude, crea un’abitudine a rinserrare in se stessi, non prende neanche in considerazione ciò che sarebbe potuto nascere da un rapporto.

La crisi della fiducia, della sua stessa identità e utilità, è figlia dei tempi. Nei quali appunto siamo tutti portati a fidarci poco, troppo poco. Degli altri, degli uni con gli altri e anche di noi stessi. È crollata la fiducia in figure di riferimento, che potremmo definire “istituzionali” per il peso che hanno sempre avuto nella nostra vita. Il prete. L’insegnante. E prima ancora il genitore. È ai minimi termini la fiducia nei confronti di tutto ciò che si associa ai vari gironi dell’establishment. Non ci sentiamo né rassicurati né governati dalla politica, che sconta forse la più grave crisi di fiducia nella sua storia millenaria. Una crisi che non riguarda solo la rappresentanza, i partiti, per intenderci, ma ha sfondato nelle istituzioni. Si è abbassata la fiducia nelle religioni, per le cattive prove che stanno dando: l’islam, con la sua aggressività che non sempre è circoscritta a gruppi minoritari; il cristianesimo con gli scandali autodistruttivi degli abusi sessuali. Per non parlare della diffidenza con la quale ci rapportiamo ai mezzi di informazione. Fino a poco tempo fa, era un classico dire: «Lo ha scritto…». E fatto il titolo del giornale citato, la nostra affermazione diventava una certezza, a prova di qualsiasi smentita. Aveva un timbro, una certificazione di qualità, di attendibilità e di serietà.

COME RIUSCIRE A DARE FIDUCIA

Con il moltiplicarsi delle fonti di informazione e dei relativi messaggi, con  la confusione che circonda i social e il loro linguaggio dalle notizie, con l’idea (falsa) in base alla quale tutti possiamo essere cronisti della vita quotidiana, si è creato un vero e proprio corto circuito. Molte notizie, tantissime balle. Molti slogan, pochi fatti autentici e seriamente verificati. Un corto circuito al quale, almeno sembra, tendono a sottrarsi le nuove generazioni che vogliono, per esempio a proposito di sostenibilità e disastri climatici, potersi fidare. Di chi ha la competenza necessaria per dire realmente come stanno le cose. E contro chi finge di non ascoltare. Chissà, forse una nuova iniezione di fiducia nella nostra vita partirà da qui, da questa domanda crescente di cose attendibili da ascoltare e con le quali misurarsi. E forse, come diceva alla fine del Settecento il filosofo Joseph Joubert,  a forza di fiducia metteremo gli altri nell’impossibilità di ingannarci. Li costringeremo a non deluderci.

PARADIGMI DI UNA VITA MIGLIORE

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