La malinconia è un impasto di emozioni, luoghi, suoni e odori. Ognuno di noi ha avuto un posto dove si è sentito più felice, più sereno: basta solo ritornarci e sentirete scivolare sulla pelle la brezza della malinconia. Quel luogo, nel suo silenzio, vi dirà sempre qualcosa. Come un profumo, che immediatamente collegate a una persona, a una circostanza. Ed è allora che scoprirete meglio quella che Hugo definiva «la felicità di essere tristi». Accanto alla malinconia transitoria, legata a un particolare periodo della vita, a una fase o a una specifica età, c’è la malinconia caratteriale. Permanente. Al punto da diventare un aspetto somatico della persona: le persone malinconiche le vedete da uno sguardo, da come pongono le dita sul viso o da come muovono le mani. Già Ippocrate considerava la malinconia una dei quattro umori (l’umore nero) che costituiscono la natura del corpo umano, e tutta la psicanalisi, da Freud in poi, non ha fatto altro che scavare in questo sentimento così intrecciato alla persona. Alla ricerca di ciò che separa la malinconia dalla depressione, di quel passo in più che la persona per sua natura malinconica corre sempre il rischio di fare. Anche quando, senza saperlo, ha scelto la lancia della malinconia per provare a navigare tra le onde che travolgono la felicità.
Frasi celebri sulla malinconia
- < La malinconia è il piacere di essere tristi> Victor Hugo
Il piacere di essere tristi non è estemporaneo, non nasce da una singola circostanza, ma sedimenta all’interno di un percorso fatto di memoria, di intimità, di ricerca di se stessi.
- <Un desiderio di desideri: la malinconia> Lev Tolstoj
Anche Tolstoj, come Hugo, sentiva il desiderio della malinconia, perché probabilmente ne riconosceva la potenza, anche creativa.
- <La malinconia è il mare calmo prima della tempesta della creatività> Friedrich Nietzsche
La malinconia non turba, ma semmai ci regala momenti profondi di serenità. Un incantesimo propedeutico alla creatività, che invece può anche sconvolgere il nostro status quo.
- <La malinconia è la tristezza che ha acquisito leggerezza> Italo Calvino
A proposito dell’indecifrabile stato di grazia della felicità, Calvino la collegava all’esercizio della leggerezza, quella capacità di stare nelle cose, senza esserne travolti.
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