Non è un eremita, non cerca solitudine come un frate da “ora et labora”. Ha solo fatto una scelta di vita molto forte, molto radicale, dove vuole dimostrare che si può stare bene con sé stessi e con gli altri non sprecando nulla. E, come dice presentandosi, “diventando una persona felice grazie alla rinuncia di tutto ciò che non è essenziale”.
Gabriele Ghio, ha 44 anni e, per cinque anni, ha vissuto su un albero di ciliegio, un legno molto resistente, in un bosco del Nord Italia. La sua storia, scovata dal giornalista Paolo Rodari del quotidiano La Repubblica, è diventata un’autobiografia (La mia casa sul ciliegio. Lasciare la città, vivere in un bosco ed essere felici. Edizioni TS) e si inquadra in una tendenza molto forte all’estero, definita sotto il titolo Tree House Living. La vita sugli alberi, appunto, come quella di Gabriele.
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Come è nata la decisione di Gabriele? Lui è un istruttore di guida e dopo un grave incidente automobilistico ha avuto una forma di depressione dalla quale non sembrava facile uscirne con scelte una ordinaria amministrazione. Serviva una svolta. E con il suggerimento di un amico arrivò all’improvviso: vivere in una casetta, su un albero.
La vita di Gabriele nella sua casetta sul ciliegio, dopo una settimana di esperimento, era diventata assolutamente normale. Usciva per andare a fare la spesa e per recarsi sul posto di lavoro. Quello che cambia è l’essenzialità delle sue abitudini. I vestiti sono soltanto quelli che servono. Il cibo si compra in paese, ma non essendoci un frigorifero, si mangia sempre fresco e la spesa si va a fare ogni due giorni, al massimo. Gabriele si lavava all’aperto, utilizzando una doccia con una piccola cisterna.
Nell’introduzione del suo libro, commentando la scelta di abitare una casetta su un ciliegio, Gabriele scrive: “Siamo tutti presi dalle corse frenetiche di questa vita. Se solo rallentassimo, ci renderemmo conto che le cose di cui abbiamo davvero bisogno sono poche. Io non so se ho trovato una giusta direzione, non so in che cosa si tradurrà in futuro questo mio vivere solitario, ma la sensazione di avere interpretato un desiderio mi rafforza. I sogni vanno realizzati“.
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Ora Gabriele ha smontato la sua casetta sull’albero ma il suo desiderio rimane quello di costruirne una nuova in Piemonte e una all’estero in una zona di mare. Proprio per questo motivo si è affidato a un avvocato, un architetto e un geometra con l’obiettivo di realizzare una casetta autonoma, indipendente e legale a tutti gli effetti, in cui sia anche possibile prendere la residenza. Gli ostacoli burocratici non gliel’hanno ancora permesso: nel nostro Paese non ci sono leggi specifiche che regolamentano la possibilità di costruire case sugli alberi dove poterci vivere. Si tratta di una soluzione valida solo come struttura ricettiva. Ma Gabriele è una persona tenace e non ha alcuna intenzione di rinunciare al suo sogno. Così, al momento, ha avviato il progetto “Treego”, un viaggio tra le case sugli alberi in Italia, alla scoperta dei loro abitanti.
Foto tratta dalla pagina Facebook di Gabriele Ghio.
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