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Farmaci inutili, il business dei malati immaginari

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rischi di una medicina senza limiti. Una verita’ scomoda, ma molto reale, per la quale il paziente, vittima delle statistiche cliniche, e’ piu’ un numero che un essere umano. I pazienti sono prigionieri di un paradosso, di un ipersalutismo che spaventa e inventa sempre nuove patologie. Quanto siamo sani? Quanto siamo malati? Se l’e’ chiesto Marco Bobbio, primario di Cardiologia allOspedale Santa Croce e Carle di Cuneo, ricercatore negli Stati Uniti e gia’ responsabile a Torino per i trapianti di cuore, nel suo libro “Il malato immaginario” (Einaudi). Nell’Italia superconsumista di farmaci (record europeo per consumo di pro-capite), Bobbio si chiede il perche’ la medicina stia diventando cosi’ invadente nella societa’.

Tanto da soffocare la persona. Un’invasione nella vita di ognuno. Oltre che un business milionario che favorisce medici, ospedali, case farmaceutiche. Il gioco e’ un po’ questo: alcune industrie, per facilitare la vendita di un prodotto, preferiscono “portarsi avanti”: cosi’, anni prima della vendita di un prodotto si comincia a creare un terreno favorevole al lancio commerciale del nuovo farmaco. Pubblicita’, media, giornali. Tutto rientra in questo meccanismo. Poi si sperimenta il farmaco, e quando si capisce che ha un altro grado di tollerabilita’ e l’esistenza di pochissime effetti indesiderati, allora ecco che partono congressi scientifici nei quali si illustrera’ l’efficacia del farmaco per una determinata patologia.

Allora dottor Bobbio, lei parla senza veli del business della cura della persona. Quasi un’invasione della medicina nella nostra vita
“Si’, la medicina sta occupando nella vita di tutti sempre piu’ spazio. Nell’introduzione del mio libro cito la considerazione di un medico americano, che racconta come, gia’ 15 anni fa, si trovandosi a cena con amici, si e’ accorto che tutti stavano prendendo medicine. Allora siamo davvero tutti cosi sani da dover essere curati?

Ma a che cosa e’ dovuto questo eccesso di cure, anche inutili?
“Da una parte a una situazione di preoccupazione del proprio futuro che ha ogni persona, e poi dalla tendenza, peraltro legittima, di tentare di prevenire le malattie. Quindi tutti sono a rischio di malattie, e tutti sono soggetti ad essere sottoposti a controlli e terapie”.

Certo, ma il problema e’ che spesso si tratta di finte malattie. O anche dell’eccessiva preoccupazione da parte del paziente.
“Alcune malattie sono reali e importanti, ma si tende ad allargare il campo di intervento anche a persone che hanno problemi meno gravi, border line, in cui non si e’ sicuri se il trattamento sia davvero efficace”.

Ma perche’ i pazienti sono sempre alla ricerca di esami clinici. Anche se in realta’ non ne hanno bisogno. Di chi e’ la colpa?
“Purtroppo questo deriva da una situazione di incertezza per il proprio futuro e da una campagna mediatica di attenzione al proprio stato di benessere, che in parte e’ sostenuto dai buoni propositi dei medici, ma ci sono anche dietro grossi interessi economici per far vendere apparecchiature, medicine, esami vari…”

Chi ci guadagna?
“Un po’ tutti, dall’ospedale che compra una nuova apparecchiatura e fara’ di tutto perche’ venga usata, a quei medici che acquisiscono delle competenze specifiche e faranno di tutto perche’ vengano utilizzate dai pazienti. C’e’ una corsa ad allargare l’intervento”.

E le case farmaceutiche.
“Certo. Anche e soprattutto chi produce farmaci , chi produce strumentazioni diagnostiche, dispositivi medici…”

Insomma, tutti tranne i pazienti, che ai sottopongono a operazioni inutili.
“Be’, questo e’ vero in parte. Molti pazienti ci guadagnano in salute a prevenire il rischio di una malattia grave o a essere curati tempestivamente, e poi ci sono altri pazienti per i quali parte per le quali un intervento eccessivo, puo’ essere dannoso”.

Quali sono i numeri di questo business?
“E’ difficilissimo stabilirlo, anche perche’ per ogni singola patologia c’e’ la tendenza ad allargare il campo di intervento. Un conto e’ stato fatto, ma riguarda gli Stati Uniti. Secondo In un articolo pubblicato nel 2010 su Social Medicine da Peter Conrad, in cui si parla di una crescente preoccupazione sul fatto che la medicalizzazione aumenti i costi e si stima che la spesa negli Stati Uniti per identificare e trattare condizioni non necessarie si aggiri intorno ai 77 miliardi di dollari, pari al 3,3% delle spese per la sanita’”.

Quanto, secondo lei, la stampa e i media “giocano” nella creazione delle finte malattie. E quanto il bombardamento arriva invece delle case farmaceutiche, dagli ospedali, che generano una preoccupazione eccessiva nel paziente
“I giornali giocano un ruolo molto importante nel creare la paura. Ma c’e’ da dire che i media ricevono input da medici, da industrie che producono farmaci, dispositivi, strumentazioni diagnostiche…”

Nel suo libro spiega bene come troppo spesso un semplice disturbo diventa una malattia e quindi un’operazione.
“Si’, questo purtroppo e’ vero”.

E che cosa dice dei congressi e convegni con tanto di finanziamenti. Servono a qualcosa o sono solo “pubblicita’” di finte malattie?
“I congressi servono per l’aggiornamento dei medici. E’ difficile pero’ che un’industria investa dei soldi per finanziare un congresso, per invitare i medici senza che ne abbia un ritorno. Le industrie farmaceutiche non sono delle agenzia di beneficenza. Investono pensando che questo rendera’ loro piu’ di quanto hanno investito”.

Ma e’ anche da questi convegni che vengono create malattie inventate e quindi il business.
“Si’, anche se lo scopo ufficiale di molti congressi e’ un altro, il messaggio subliminale che passa e’ di estendere il trattamento al maggior numero possibile di pazienti”.