Il robot smonta il telefono in 3-5 minuti e così:
- rimuove batteria, viti e componenti interni
- separa il dispositivo in vari moduli (fino a 14 parti)
- nelle versioni più recenti usa anche metodi “più rapidi” (tipo staccare i componenti con forza) per accelerare il processo
Ogni parte viene divisa per materiale:
- batterie (da cui si recupera cobalto)
- schede elettroniche (oro, rame, stagno)
- magneti e terre rare
Questi materiali vengono poi inviati ad aziende specializzate per essere riutilizzati nella produzione di nuovi dispositivi
La capacità di Daisy è davvero imponente: riesce a recuperare fino a 200 iPhone all’ora, per un totale di 1,2 milioni di pezzi all’anno.
I vantaggi in termini ambientali e di sostenibilità, sono diversi:
- Innanzitutto si riducono i rifiuti elettronici
- Si recuperano materiali preziosi come oro, rame, litio, terre rare, e si riduce l’attività inquinante delle industrie minerarie
- Si riutilizzano materiali già esistenti
Per avere un’idea delle potenzialità di questa attività da economia circolare, basta tenere presente che ciascun iPhone contiene 14 materiali, dei quali alcuni sono preziosi: alluminio, acciaio inox, carta, cobalto, litio, rame, oro, vetro, plastiche, terre rare, tantalio, stagno, tungsteno e zinco.
Un ultimo aspetto, ma non certo secondario, della scommessa di Daisy riguarda la riduzione dei rifiuti elettronici, non facili da smaltire. Oltre il 13 per cento della spazzatura elettronica di tutto il mondo è rappresentata dai cellulari, e soltanto nel 2022 ne sono stati gettati via 5,3 miliardi di pezzi e ne restano in circolazione 16 miliardi di pezzi. Uno smartphone vive in media due anni e mezzo, prima di essere sostituito dal consumatore, un periodo che si accorcia quando si tratta di cellulari aziendali. E in tre anni di vita uno smartphone produce emissioni di Co2 pari a 19 chilogrammi all’anno.
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