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Così la marea nera diventa una malattia

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Mentre aumentano le incertezze sul futuro di British Petroleum, e’ il rischio di una psicosi marea nera l’ultimo allarme lanciato dagli esperti, secondo cui le popolazioni del Golfo del Messico sono piu’ esposte che mai a malattie psicofisiche come il Post Traumatic Stress Disorder, la stessa patologia riscontrata tra non pochi militari di ritorno dal fronte. A due mesi dall’esplosione della Deepwater Horizon, Bp si trova cosi’ a dover fronteggiare le pressioni del governo americano, una situazione finanziaria sempre piu’ difficile, e gli attacchi incrociati di cittadini e partner commerciali. E’ il caso delle accuse di negligenza provenienti da Andarko la societa’ che detiene il 25% dei diritti di sfruttamento del pozzo danneggiato.

Cambio della guardia
Si rifiutano di accettare le responsabilita’ e di far fronte alle spese risponde Bp, nelle ore che precedono l’annuncio del sostituto di Tony Hawyard, l’ad del gruppo britannico sollevato dalle mansioni operative nel Golfo per volonta’ del presidente Barack Obama. Tra i papabili spicca lo scozzese Iain Conn, che guida il comparto raffinazione e marketing del gruppo, anche se il favorito e’ l’americano Bob Dudley, direttore operativo per America ed Asia. Intanto a rendere il quadro piu’ complicato e’ l’ennesimo contrattempo, un problema al sistema di pompaggio del petrolio in uscita causato delle cattive condizioni meteo che ha costretto alla sospensione delle operazioni.

Paura
Oltre alle pesanti conseguenze ambientali, economiche e sociali per le popolazioni del Golfo e’ il rischio di una psicosi marea nera a preoccupare gli esperti. La gente tende a somatizzare le paure e a reagire in modo traumatico, pensa che presto si sentira’ male, perdera’ il lavoro e che sara’ costretta a cambiare vita, spiega Marc Siegel in un saggio dal titolo Falso allarme: la verita’ sulle epidemie di paura. Secondo il medico della New York University, questo causa ansia e depressione, sino a forme di psicosi piu’ gravi. Accadde gia’ nel 1989 con il caso Exxon-Valdez: gli studi hanno dimostrato che il 20% della popolazione delle comunita’ dell’Alaska interessate dal disastro, furono affette da forti stati di ansia, mentre il 9% soffriva di Ptsd, ovvero quella che oggi e’ considerata la sindrome del reduce e che si manifesta con incubi, ossessioni, distacco dalla realta’ e persino allucinazioni. Il timore e’ che nel Golfo, e in particolare in Louisiana, possa accadere qualcosa di simile anche perche’ le strutture mediche e di sostegno sono ancora alle prese con le conseguenze dell’uragano Katrina. Anche in quell’occasione i casi di ansia, stress e Ptsd registrarono un preoccupante aumento.

Secondo una pubblicazione di Harvard University il 14% degli abitanti di quella regione sono ancora oggi affetti da seri disturbi mentali a fronte del 6% precedente all’uragano, mentre il 20% soffre di piu’ lievi patologie. pero’ il tasso di suicidi a preoccupare, perche’ riguarda il 6% della popolazione della regione il doppio rispetto alla media nazionale. L’impatto dell’attuale disastro potrebbe essere simile se non peggiore, dicono gli esperti, sia per l’ampiezza del danno sia per la maggiore densita’ delle zone colpite rispetto alla Valdez. La marea nera porta con se’ un significativo rischio di Ptsd e altre forme depressive, avverte Keith Ablow, psichiatra e autore di Living the Truth, sulla tragedia del 1989. Il timore e’ ancora maggiore , sostiene Siegel perche’ l’attuale disastro e’ stato causato dall’uomo e il fatto che poteva essere evitato non fa altro che aumentare la carica di stress trasformando gli abitanti del Golfo nei nuovi reduci di una guerra non convenzionale.