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Mercato dell’usato: è boom in Italia. In prima fila a decidere ci sono le donne

Un mercato che vale 13 miliardi di euro. Il 30 per cento degli scambi avvengono online. In prima fila nello shopping dei prodotti di seconda mano ci sono le donne che decidono gli acquisti.

Mercato dell’usato: è boom in Italia. In prima fila a decidere ci sono le donne
Mercati dell'usato in italia
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MERCATI DELL’USATO IN ITALIA –

Che alla base vi sia una ragione economica o una particolare attenzione al riciclo e al recupero dei materiali, aumenta il numero di italiani che ricorrono spesso ai mercatini dell’usato per i loro acquisti. È quanto rileva un’indagine condotta dal Centro di Ricerca Economica e Sociale “Occhio del Riciclone” in collaborazione con Mercatino Srl, il franchising dell’usato in tutta Italia.

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BOOM DEI MERCATINI DELL’USATO IN ITALIA –

In particolare, dai dati emerge che il mercato dell’usato nell’ultimo anno ha fatto registrare una crescita del 7 per cento: un risultato importante in quanto favorisce l’economia circolare grazie alla quale tutto può avere una seconda vita senza dover per forza finire in discarica. Una soluzione che permette anche di non produrre rifiuti ed evitare il prelievo di materie prime per realizzare nuovi prodotti e di conseguenza nuovi rifiuti.

La ricerca ha riguardato ben 29 sottocategorie merceologiche di beni usati: abbigliamento, elettrodomestici, arredamento, audio-video, sport. I ricercatori, prendendo in considerazione un prodotto per ogni categoria, ne hanno poi analizzato il ciclo di vita in modo da definirne l’impatto ambientale e il risparmio in termini di rifiuti ed emissioni nocive che quel prodotto usato permette di ottenere. Informazioni utili che Mercatino srl vorrebbe rendere noti ai propri clienti attraverso un’etichetta: un modo per gratificare e promuovere le azioni green dei cittadini. Questa speciale certificazione potrebbe infatti consentire ai cittadini di ottenere uno sconto sulla tassa dei rifiuti o su quella dell’energia e così via.

MERCATINI DELL’USATO CONTRO LA CRISI ECONOMICA – 

Il mercato dell’usato, insomma, sta diventando una sorta di universo parallelo dello shopping, all’insegna di un significativo mutamento negli stili di vita degli italiani, un tempo refrattari agli acquisti di seconda mano. Ma sbaglia di grosso chi imputa il cambiamento sempre e solo agli effetti della Grande Crisi che ha tagliato la spesa media in tutti i ceti sociali. Certo: la Doxa ci dice che il 71 per cento di quelli che comprano oggetti usati lo fa per risparmiare. Ma ci avverte anche che, nel 58 per cento dei casi, gli italiani che hanno venduto cose di seconda mano, hanno pensato così di liberarsi del superfluo, dell’inutile. Dello spreco.

SITI PER IL BARATTO ONLINE –

Non a caso, sono diventati frequentatissimi i mercatini del baratto che intercettano i momenti del cambio di stagione, quando ci rendiamo conto che non utilizziamo più circa un terzo degli abiti nei nostri armadi. Infine, un altro fattore propulsivo dell’usato è rappresentato dalla piattaforma del web. In paesi dove la compravendita di oggetti di seconda mano è consolidata da tempo, come la Germania e la Gran Bretagna, un utente di Internet su quattro, nel corso dell’anno, ha venduto almeno tre oggetti. E in Italia il 30 per cento di acquirenti e di venditori di prodotti usati realizzano i loro scambi attraverso le piattaforme online.  Il sito www.secondamano.it, solo per fare un esempio, ha circa due milioni di utenti registrati e le sue offerte spaziano dagli immobili ai motori, dai prodotti per la casa agli articoli sportivi. Un vero supermarket online dell’usato.

USATO E BARATTO CONTRO LA CRISI E PER RILANCIARE I CONSUMI –

Un altro luogo comune da sfatare è che il mercato dell’usato deprima lo shopping, e quindi i consumi, fino ad aggravare il clima recessivo. Non è vero. Semmai è il contrario: l’approccio a un oggetto di seconda mano, specie se di buona qualità, può diventare il primo passaggio di un successivo acquisto dello stesso prodotto, ma questa volta nuovo di zecca. Inoltre la compravendita dell’usato al momento vale circa 18 miliardi di euro (ma bisogna aggiungere l’enorme mercato sommerso che sfugge alle rilevazioni statistiche), pari all’1 per cento del prodotto interno lordo, e genera ricchezza e lavoro. Inoltre, tra i sostenitori e gli attori di quello che gli anglosassoni definiscono second hand shopping ci sono in prima fila le donne, specie nella fascia di età tra 28 e 33 anni. Stiamo parlando di consumatrici forti, che orientano i mercati. E testimoniano che gli stili di vita degli italiani, in materia di acquisti, stanno cambiando in modo radicale.

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