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Vi racconto il paese che non inquina e vuole eliminare luso del petrolio

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Nel Parco regionale dell’Abbazia di Monteveglio, 400 ettari di vitigni e di frutteti, è appena terminato il censimento dei caprioli: quest’anno bisogna eliminarne 343 per non compromettere la produzione delle uve utilizzate per i vini doc dei Colli bolognesi, dal Pignoletto allo Chardonnay. L’equilibrio tra la difesa della natura, con la protezione degli animali, e lo sviluppo dell’agricoltura, con le sue eccellenze innanzitutto nel settore biologico, ha un prezzo, e pagarlo alla luce del sole qui non è uno scandalo. «Il nostro ambientalismo non è ideologico, non alza barricate contro qualsiasi attività economica sul territorio, ma cerca di mettere insieme le ragioni degli agricoltori con la tutela di una riserva naturale» spiega Sandro Ceccoli, presidente del Parco «E se i caprioli, come i cinghiali, distruggono le piante che producono il nostro vino e le migliori ciliegie italiane, allora bisogna ridurli, senza avere per questo il complesso del bracconiere».

Monteveglio, 5280 abitanti a una ventina di chilometri da Bologna, è il laboratorio di un nuovo mondo che non sia pura e velleitaria utopia, ma semplicemente buona amministrazione per tradurre lo sviluppo sostenibile in fatti concreti. E modificare così stili di vita e consumi, edilizia pubblica e privata, rifornimento energetico e raccolta dei rifiuti. Tutto inizia due anni fa con una delibera della giunta comunale che scolpisce gli obiettivi nero su bianco, a partire dall’uscita completa dal petrolio e dalle fonti fossili, e definisce Monteveglio una “città di transizione”, la prima che sperimenta in Italia i contenuti del movimento internazionale Transition Town (vedi riquadro). Per vivere senza il petrolio e arrivare a montare un pannello sul tetto di ogni casa, per esempio, i cittadini di Monteveglio sono incentivati a entrare nei gruppi di acquisto dei prodotti fotovoltaici. Il comune fornisce consulenze e autorizzazioni, con il supporto dell’associazione Monteveglio Città di Transizione, seleziona le migliori offerte sul mercato delle energie rinnovabili, propone gli incentivi pubblici disponibili, e accompagna le famiglie fino alla costruzione dell’impianto. «Ma in primo luogo diamo l’esempio con i nostri appalti, che prevedono la costruzione di edifici assolutamente autosufficienti sul piano dei consumi energetici» avverte il sindaco Daniele Ruscigno. Così il Centro sportivo cittadino con palestra, campi di calcio, tennis e basket è alimentato dalla tecnologia del solare termico, con due cisterne per raccogliere l’acqua piovana,  e la nuova scuola elementare nascerà sulla base di un progetto da 4 milioni di euro che prevede pannelli solari, coibentazione delle strutture, e zero costi in termini di bollette per il rifornimento di acqua e luce. D’altra parte l’energia rinnovabile è già da tempo una ricchezza del territorio e  fa parte della vocazione industriale di Monteveglio: il gruppo Beghelli, che in questa zona ha i suoi stabilimenti e il suo centro di ricerca, genera oltre un terzo dei ricavi, circa 200 milioni di euro l’anno, nel settore del fotovoltaico. E nel centro della città é in funzione L’albero d’oro, un sistema di pannelli ad alta concentrazione che andrà sul mercato alla fine di agosto e utilizza celle in grado di catturare oltre il 40 per cento dei raggi solari, producendo così il doppio di energia rispetto agli impianti tradizionali che non assorbono più del 18 per cento. «Dobbiamo liberarci dalla schiavitù del petrolio, e possiamo farlo soltanto se la pubblica amministrazione, l’industria e i cittadini vanno tutti nella stessa direzione» dice Gian Pietro Beghelli, presidente del gruppo.

Quanto alla spazzatura, gli amministratori di Monteveglio non si accontentano di una raccolta differenziata a livelli record, oltre il 73 per cento, e di un sistema porta-a-porta che funziona come un orologio. Vogliono convincere la popolazione a «rifiutare i rifiuti». Un slogan che si declina con piccoli gesti quotidiani, da condividere casa per casa, famiglia per famiglia, ufficio per ufficio. I consumi di acqua minerale sono crollati, in pochi mesi, del 50 per cento; le buste di plastica per la spesa sono scomparse molto prima di essere messe fuori legge dal governo nazionale; gli imballaggi, dalle scatole di cartone alle vaschette di plastica, sono scoraggiati  attraverso la vendita di generi alimentari locali, sfusi ed economici. E l’economia a chilometro zero sarà accelerata, in autunno, dall’introduzione di una particolare moneta locale: lo cheque, ovvero il buono sconto fornito dall’amministrazione comunale alle famiglie che scelgono, per la loro spesa, prodotti del territorio.

     Il cambiamento a Monteveglio non passa per appelli generici o per le solite campagne di informazione, ma si realizza attraverso una rete che coinvolge la scuola, i commercianti e il volontariato. Se i bambini delle materne e delle elementari fanno lezioni sulla biodiversità del parco dell’Abbazia, il farmacista Alberto Parmeggiano propone ai suoi clienti i vantaggi dei pannolini lavabili che non finiscono nelle discariche, ma possono passare perfino da un figlio all’altro. Se i detersivi sono venduti ovunque alla spina e il comune regala le attrezzature per il compostaggio domestico, Davide Bochicchio, un giovane precario che lavora presso il Consiglio per la ricerca in agricoltura, passa in rassegna le abitazioni sul territorio per insegnare le tecniche degli orti sinergici. La definizione può sembrare complessa, ma è una cosa semplicissima: i terreni non vengono concimati con i fertilizzanti che inquinano, ma la scelta delle colture è fatta abbinando le caratteristiche delle piante, come i legumi che producono azoto a fianco di ortaggi che l’assorbono. In una sinergia naturale, appunto. Se a scuola si insegna, come una materia da educazione civica, ad acquistare le cose che servono ed a non sprecare, i volontari della parrocchia di S. Egidio gestiscono il mercatino del riuso. Abiti, giocattoli, utensili, elettrodomestici, mobili: tutto può essere donato e riciclato. «Quello che stiamo sperimentando è un sistema,  con una visione d’insieme dei problemi, nel quale ognuno possa trarre un vantaggio dal cambiamento. E’ un’intera comunità che si mette in moto, per trasformare la crisi in un’opportunità e per migliorare la qualità della vita di tutta la popolazione» spiega Cristiano Bottone, presidente dell’associazione Monteveglio Città in Transizione.

Il laboratorio di Monteveglio non ha un colore politico. Certo: qui siamo nell’Italia blindata dal controllo capillare degli ex comunisti e dei cattolici eredi della tradizione di Giuseppe Dossetti, che scelse le colline bolognesi per ritirarsi dalla vita pubblica e fondare la sua comunità monastica Piccola Famiglia dell’Annunziata.  Ma l’appartenenza stretta, militante, ideologica, è stata archiviata come un reperto del Novecento. «Io sono diventato sindaco quasi per caso, e conoscevo la pubblica amministrazione e i partiti soltanto perché andavo in giro a installare computer» racconta Ruscigno «Quando ci sono state le elezioni amministrative, nel 2009, si è aperta una finestra nelle gabbie delle nomenclature locali, servivano facce nuove, energie fresche, qualche novità. E noi, un gruppo di giovani provenienti dalle associazioni,  ci siamo tuffati in politica…..». Risultato: 15 consiglieri comunali su 16 hanno meno di trent’anni, e sarà anche per una questione anagrafica se l’amministrazione comunale di Monteveglio sta tentando di realizzare il più difficile dei cambiamenti: un taglio netto dei costi della politica. Come? Mettendo insieme cinque comuni della Valsamoggia per formare un unico municipio da circa 30mila abitanti. I sindaci da 5 scenderebbero a 1, gli assessori da 18 a 5, i consiglieri da 57 a 16, e grazie alla nuova dote demografica oltre ai risparmi ci sarebbero più fondi statali ed europei ai quali attingere. La scommessa è aperta, il progetto di unificazione è stato appena presentato, e bisognerà attraversare le montagne russe della democrazia assembleare: il voto favorevole dei cinque consigli comunali, un referendum approvato dalle diverse comunità, e infine una legge regionale ad hoc. A quel punto, in occasione delle amministrative del 2014 gli abitanti della Valsamoggia  potrebbero votare per una sola amministrazione comunale. E allora la transizione di Monteveglio non sarebbe più un’avventura da giovani visionari, ma diventerebbe un modello completo di buona politica.

 

                                                     (ha collaborato Valerio Venturi)

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