Una mappatura per i rumori in città | Non Sprecare
Questo sito contribuisce all'audience di

Una mappatura per i rumori in città

di Posted on
Condivisioni

Calcolare l’esposizione della popolazione ai rumori dell’ambiente urbano permette di prevedere l’impatto che potrebbero avere, sulla salute dell’uomo, alcune misure di riduzione dell’inquinamento acustico. Secondo lo studio irlandese “Scenario analysis and noise action planning: modelling the impact of mitigation measures on population exposure”, pubblicato da un gruppo di studiosi della Scuola di Geografia, Pianificazione e Politica Ambientale dello University College di Dublino, sarebbe dunque possibile, effettuare una mappatura dei rumori a cui sono esposti i cittadini nelle diverse città, un’utile strumento per aiutare le amministrazioni comunali a prendere i necessari provvedimenti di riduzione dei rumori.

Nel corso degli ultimi anni numerosi studi e ricerche scientifiche hanno dimostrato come la continua esposizione ai rumori tipici dell’ambiente urbano (dovuti essenzialmente al traffico), abbiano serie conseguenze sulla salute dell’uomo. Depressione, ansia, disturbi del sonno, ma anche problemi cardiovascolari, inclusa l’aumento del rischio di ischemia e infarto miocardico. Sarà questo, infatti, uno degli argomenti della seconda edizione di Mobility, il Salone della mobilità sostenibile, che si svolgerà a Riva del Garda nel weekend del 26 e 27 novembre. Durante la manifestazione, istituzioni e aziende presenteranno piani e progetti per una mobilità alternativa, con l’obiettivo non solo di ridurre le emissioni di gas serra, ma anche di limitare, quanto più possibile, l’inquinamento acustico.

Già la Direttiva Europea 2002/49/CE (meglio conosciuta come Direttiva END sull’Inquinamento Acustico) poneva, del resto, la questione dell’inquinamento acustico a metà strada tra le politiche ambientali e di salute del cittadino, come risposta alla crescente evidenza scientifica che i rumori persistenti ed eccessivi possono essere seriamente dannosi. Dal 2002 l’obiettivo dell’Unione Europea è quindi duplice: da un lato cercare di sviluppare un approccio comune nei Paesi membri per evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi dei rumori ambientali; dall’altro, porre le basi per lo sviluppo di misure comunitarie che portino a una riduzione complessiva dell’emissione di rumori.

Lo studio irlandese nasce su queste orme. La mappatura strategica dei rumori e la valutazione dell’esposizione della popolazione, sono infatti le prime due aree di intervento considerate fondamentali dalla legislazione europea. La Direttiva END (ampiamente disattesa) prevede la presenza di autorità competenti, in ciascuno Stato membro che, in base a due indicatori dei rumori, il Lden (day-evening-night-time) e il Lnight (night-time), provvedano a stimare il numero di persone che risiedono in abitazioni maggiormente esposte ai rumori, come quelli, ad esempio, provenienti da una ferrovia vicina alle case.

La ricerca sperimentale sulla città di Dublino ha portato alla realizzazione di due mappe, che hanno come focus il centro della città: una illustra la media dei livelli di rumori, dovuti al traffico, nell’arco temporale delle ventiquattro ore giornaliere; l’altra, invece, considera l’arco temporale notturno, che va dalle 23:00 alle 7:00. I ricercatori hanno incrociato i dati sul traffico, forniti dal Consiglio cittadino, che si occupa dei sistemi di monitoraggio, con le stime sui cittadini che vivono in aree esposte a grandi flussi di traffico, contenute in un database nazionale, gestito dal servizio postale.

I risultati mostrano che una significativa percentuale dei cittadini di Dublino è esposta a livelli di rumore che superano i limiti raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il 27,2% dei residenti è esposto a livelli di rumore che vanno oltre l’indicatore diurno europeo di ben 70 decibel. E anche per quanto riguarda la notte il limite raccomandato dall’OMS, di 40 decibel, viene ampiamente superato nell’84% dei casi.

Lo studio raccomanda quindi una serie di misure che avrebbero un impatto positivo sulla riduzione dell’inquinamento acustico. Si tratterebbe di ridurre le congestioni di traffico e i limiti di velocità, ma anche di costruire barriere acustiche che ostacolino i rumori. Nel caso di Dublino, la riduzione del 10% del traffico, combinata a una riduzione del 10% della velocità di scorrimento dei veicoli, avrebbe risvolti positivi sull’1,8% della popolazione esposta a rumori superiori alla soglia di tolleranza. Ancora più efficaci sarebbero le barriere acustiche: una barriera alta 2 metri potrebbe ridurre del 5,9% la percentuale dei residenti esposti a rumori di oltre 70 decibel. Resta da valutare l’impatto estetico. Ma per questo aspetto i ricercatori lasciano la parola ad architetti e urbanisti.