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Sprecare meno acqua e guadagnarci

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Pubblichiamo l’intervista rilasciata dal coordinatore nazionale dei Comuni Virtuosi Marco Boschini, alla giornalista di "Repubblica" Francesca Sironi, che ringraziamo per l’attenzione!

Migliorare il consumo di acqua si può. Per farlo bastano piccole accortezze, che insieme danno grandi risultati. Significa diminuire gli sprechi, risparmiare sui conti, creare circuiti virtuosi. Come, ce lo raccontaMarco Boschini, assessore all’ambiente di Colorno (Parma) e coordinatore dell’associazione dei comuni virtuosi.

Da dove si comincia, in un comune, per migliorare il consumo d’acqua pubblica?

“Sicuramente dall’educazione ambientale. Sembra scontato, o inutile, ma non lo è. Insegnare ai cittadini, ma soprattutto ai ragazzi, come e perché usare l’acqua con parsimonia è senza dubbio il punto da cui partire. Ma educazione significa anche saper valorizzare le risorse, come fonti e corsi d’acqua, a livello sociale e turistico”.

Buone pratiche per risparmiare?

“Recentemente, con l’associazione dei comuni virtuosi, abbiamo promosso una campagna per l’uso dei diffusori da parte deittadini, distribuendo pubblicamente i riduttori di flusso per i rubinetti. L’uso dei filtri permette di sprecare molta meno acqua. Se usati negli impianti sportivi pubblici, come le palestre, gli spogliatoi dei campi da calcio, le scuole, la riduzione del consumo d’acqua è fortissima. Come enorme è il risparmio per un comune se si propone l’acqua del rubinetto, anziché quella imbottigliata, nelle mense scolastiche. Migliaia di euro risparmiati, semplicemente dando ai ragazzi l’acqua più buona e sicura che c’è, quella ‘del sindaco’”.

L’acqua del rubinetto è più sicura?

“Certo. L’acqua potabile dei comuni è molto più controllata di quella che imbottigliano le grandi aziende. Ne va della salute dei cittadini, i controlli sono ferrei, la garanzia di qualità assoluta. E incentivare il consumo dell’acqua pubblica significa diminuire in maniera drastica l’impatto ambientale del paese. Perché si butta meno plastica, si usano le risorse del territorio, e il comune può investire di più sull’acquedotto, meno per i rifiuti”.

Tubature, filtri, controlli qualità. Sono cose che costano. Come si affrontano queste spese?

“Innanzitutto, iniziando a ridurre i consumi. Le buone prassi che indicavo sono tutti modi per risparmiare soldi che il comune può così investire in altre voci, come ad esempio quella dei controlli e della distribuzione. Poi, promuovere iniziative che distribuiscano i costi, come l’aderire a gestioni consociate. Se più paesi si associano è possibile diminuire i costi e migliorare l’utilizzo delle risorse economiche, risolvendo un problema alla volta. Un comune, da solo, non può fare quasi nulla, soprattutto con la situazione che ci troviamo ad affrontare oggi, con degli acquedotti che sono spesso dei veri colabrodo. Ricorrere ai privati è per molti la soluzione più comoda, più veloce, ma dopo diventa un boomerang, che toglie più risorse di quante ne abbia messe a disposizione. Per questo come associazione promuoviamo le gestioni consociate, che sono a nostro avviso la soluzione migliore per mantenere basse le tariffe senza peggiorare il servizio”. 

Sono soluzioni che funzionano per tutti, o solo per i piccoli comuni? 

“Possono funzionare per piccole, medie e grandi città. Se in Italia ad adottare pratiche come queste sono solo i  comuni con pochi abitanti è un problema politico, non tecnico. Per le grandi città le priorità sono altre, non interessa intervenire per diminuire gli sprechi, non è che non si può. Nei comuni più piccoli, dove si sta molto più attenti ai costi, risparmiare e usare bene le risorse è un’attenzione costante. Non è nemmeno questione di colore: fra i nostri associati, attenti ai temi ambientali e impegnati per mantenere l’acqua un bene pubblico d’alto livello, ci sono sindaci di destra come di sinistra, al Nord, al Sud e al Centro. Le città italiane dovrebbero prendere spunto da quelle europee, come Berlino o Parigi, dove il buon uso dell’acqua pubblica è uno dei temi prioritari”.

Tre iniziative da cui prendere esempio.

“Le “Case dell’acqua” di Corchiano, in provincia di Viterbo. Grazie a delle fontane comunali che distribuiscono acqua naturale e frizzante gratuita per i cittadini, in tutto il comune sono state consumate 200.000 bottiglie di plastica in meno: un risparmio incredibile per l’assessorato all’ambiente e ai rifiuti”.

“Le “Vie dell’acqua” di Capannori, in provincia di Lucca. Ruscelli, fonti e corsi d’acqua sono diventate un’attrattiva turistica e un modo per educare i ragazzi. Con il co-finanziamento della Regione Toscana sono riusciti a creare quindici percorsi formativi per altrettante fonti d’acqua limpida e buona”.

“La “Svizzera siciliana”, ovvero Aci Bonaccorsi, in provincia di Catania. E’ stato uno dei primi paesi ad aderire alla nostra campagna per promuovere l’uso dell’acqua del rubinetto nelle mense scolastiche. Con i soldi risparmiati hanno costruito anche loro case dell’acqua pubblica”.