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Gogna sul web, il cyberbullismo si scatena contro le donne. Come Katia, colpevole di nulla (video)

Continuano gli episodi di ferocia attraverso la Rete. Una donna è stata presa di mira, insultata, fino ad augurargli la morte, solo per avere girato un video chiesto dalla sua banca. Un video che doveva restare privato, e invece….

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RISCHI DIFFUSIONE VIDEO PRIVATI

La gogna, la solita gogna sul web. Orrenda e puntuale, pronta a mirare e colpire persone assolutamente innocenti, naufraghe nell’oceano fangoso del web. L’ultimo episodio che ha messo sottosopra il regno di Internet riconduce a una storia banalissima, dove questa volta non ci sono né sesso né soldi. Ma non per questo meno feroce di altre storie analoghe, alcune finite tragicamente. Storie dove lo spreco delle parole si allunga fino allo spreco della vita.

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GOGNA SUL WEB

Katia è la direttrice di una piccola filiale di Intesa San Paolo, a Castiglione delle Stiviere. Appare in un video, autoprodotto dalla filiale, insieme ai suoi colleghi, su sollecitazione della stessa banca. Tutto regolare. Compreso il fatto che il video, da utilizzare solo nel circuito interno di Banca Intesa, è un semplice, se volete perfino banale e grottesco, tentativo di autopromozione della banca e di crescita dello spirito di corpo dei suoi dipendenti. Tanto che Katia dice: «Io ci sto, ci metto la faccia, ci metto la testa, ci metto il cuore».

Ma tutto cambia appena il video finisce, non si sa per quale strada, nel pozzo nero del web aperto a tutti. Apriti cielo. I cyberbullisti in servizio permanente effettivo si scatenano, gli insulti contro Katia e il suo video artigianale e anche un tantino ironico, arrivano alle peggiori parolacce, a epiteti che non si possono pronunciare neanche nei confronti del peggiore nemico.  Fino a consigliare a Katia di morire sotto una macchina.

Questo infame spreco di parole e di gesti che, attraverso la viralità della Rete non fa altro che offendere con la clava mediatica le persone, in modo del tutto non giustificato, ci ricorda a quale livello di potente narcisismo siamo arrivati con la tecnologia internettiana e senza un minimo di educazione al web, alle sue applicazioni, ai suoi strumenti. Ed evoca le peggiori gogne messe in piedi da chi fa fatica a guardare anche un millimetro oltre al proprio ombelico. A Katia, che merita tutto il sostegno contro questa orda di anonimi killer, vogliamo solo suggerire un consiglio per reagire nel modo più adatto attraverso un antico slogan rivoluzionario: «Una risata vi seppellirà». Questi mascalzoni specializzati nella gogna del web non meritano altro. Se non il ricordo di quanto abbiamo scritto sul nostro sito in occasione di un drammatico precedente: la storia di Tiziana.

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TIZIANA CANTONE

Tiziana non era una donna senza macchie e senza errori, come tutti noi. L’anno scorso si era fatta riprendere con un telefonino mentre faceva sesso con un coetaneo e in poco tempo quello squallido video è diventato virale. Già, perché nella pattumiera della Rete c’è anche una morbosa curiosità per tutto ciò che riguarda il sesso, il meraviglioso sesso, mostrato però nelle sue forme più estreme e talvolta perfino più depravate.

Tiziana si era pentita, consapevole del tragico errore commesso, e si era rivolta alla Giustizia, niente di più ingiusto esiste in Italia, chiedendo la cancellazione del video dalle pagine web e dai social. La cancellazione, che doveva avvenire intanto d’urgenza, non è mai stata fatta e le immagini di Tiziana sono state riprese da 100mila pagine su Internet. Il tunnel della vergogna ha fatto sprofondare la donna prima nella paura, poi nell’angoscia e nella depressione, e infine nel buio della morte. Una vita sprecata. Per nulla.

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CYBERBULLISMO E GOGNA SUI SOCIAL

Fermare questo meccanismo infernale è molto difficile, se pensate che il 30 per cento dei frequentatori della Rete, praticamente uno su tre, sono troll, ovvero persone specializzate negli insulti seriali e virali, nella trasformazione del web in una sorta di sversatoio, di pattumiera delle relazioni tanto osannate dalla demagogica retorica sulle virtù del web. Ma una cosa possiamo e dobbiamo fare, subito: portare con forza nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, con il vento di un cambiamento di paradigma, anche la necessaria educazione a un utilizzo meno gretto dei social. Una cosa che non deve diventare una nuova legge (l’ennesima, inutile), una nuova declinazione di regole, divieti, norme. No: sto parlando di educazione, come quella civica (altra rimozione di massa), sentimentale, e perfino di buone maniere.

RISCHI DIFFUSIONE VIDEO PRIVATI SU INTERNET

E per aiutare tutte le mamme, tutte le donne e le insegnanti che sono convinte di un percorso del genere, suggerisco una lettura davvero straordinaria, da diffondere come un virus.  È il libro di Giampiero Mughini, si intitola La stanza dei libri (edizioni Bompiani), e ha il seguente sottotitolo: Come vivere felici senza Facebook, Instagram e Followers. Una provocazione, direte. D’accordo: prendetela come una provocazione, in realtà è un racconto appassionato, autobiografico, e dolcissimo, di un grande amore che ha accompagnato tutta la vita di Mughini. L’amore per il libro, per i libri. Un amore che, se fosse riscoperto anche dalle nuove generazioni attraverso l’educazione che parte dalle case, dalle famiglie e dalle scuole, potrebbe aiutare tutti a contenere la ferocia della Rete. Ed evitare i morti, vite sprecate, che l’accompagnano come degli sventurati fantasmi.

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