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Fake news, tra politica e affari. Solo noi, da soli, possiamo davvero difenderci. Con queste soluzioni

Niente illusioni: la guerra delle fake news è appena iniziata e durerà a lungo. Ma più che sulle promesse di controlli, dobbiamo puntare sulle nostre risorse umane. Di persone che non rinunciano né al senso critico né alla ricerca paziente della verità.

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COME RICONOSCERE UNA NOTIZIA FALSA SU INTERNET

Sdrammatizziamo: le fake news sono sempre esistite e gli esperti di etimologia e di linguaggio discutono se nell’antichità i primi ad essere bravi nel farle circolare siano statigli gli egizi o i greci. Così come è sempre esistita l’arte, una vera e micidiale tecnica, della propaganda da montare, in politica, specie quando scocca l’ora x della caccia al voto, ma anche in economia, quando si tratta di fare girare il denaro secondo l’antico principio del pecunia non olet e ancora di più quando gli interessi economici in gioco diventano enormi. Ciò che rende, però, davvero unico il periodo che stiamo vivendo, in materia di fake news, di bugie che creano (non) verità, è racchiuso in una parola: l’impotenza. L’impotenza di reagire. Per riconoscere le bufale o, meglio ancora, per riuscire a esserne in qualche modo immunizzati, e quindi meno vulnerabili. Questa impotenza, che apre la porta allo spreco della nostra intelligenza, delle nostre relazioni, del nostro benessere, e perfino dei nostri diritti di cittadini, è inversamente proporzionale a due fattori devastanti: la potenza, scusate il gioco di parole, della tecnologia, che non ha mai avuto un primato, mescolato alla finanza, così preponderante nella storia dell’uomo. E la perdita di autorevolezza, di credibilità, di capacità di certificare, di tutti coloro che pure hanno rappresentato, sempre e comunque, un’ancora per la collettività in termini di riferimenti. Pensate ai partiti, alle istituzioni, ai sindacati, ma anche a comunità scientifiche, come le università, travolte spesso da scandali che sommano sprechi, corruzione e crollo dell’attendibilità del loro operato. E quindi anche della loro parola.

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FAKE NEWS

Dobbiamo avere la consapevolezza che la guerra alle bufale sul web è appena iniziata, ammesso che davvero ci sia una volontà condivisa e maggioritaria di combatterla fino in fondo. E prima di chiedere ad altri che cosa possono fare, prima di invocare altre norme e altre autorità di verifica, forse è venuto il momento di domandare a noi stessi, uno per uno, come possiamo proteggerci e rafforzarci rispetto a questo diluvio di non verità. In pratica, come arginare le bufale su Internet, a partire dall’universo dei social? Notate il verbo che uso: arginare. La comunicazione sul web, infatti, oggi è imprescindibile: nessuno, in nessun ambito, ne può fare a meno. E una quota di errori, in buona o in cattiva fede, è da mettere comunque nel conto. Ciò è sempre avvenuto, tra l’altro, anche con altri mezzi di comunicazione, dalla carta stampata alla televisione.

COME RICONOSCERE UNA NOTIZIA FALSA

Nel web, purtroppo, i controlli sono più scarsi di qualsiasi altro mezzo di comunicazione, quello che gli anglosassoni chiamano fact checking (il controllo dell’attendibilità di una notizia e di un post) quando pure arriva è puntualmente in ritardo. La tecnologia, senza controllo e senza mediazioni, ha consentito la nascita di una vera e propria tribù, anche con ottime competenze professionali sull’uso del web, di “inquinatori”, ovvero di persone che fanno diventare virali e vincenti le bufale. E una volta che la bufala del web è virale diventa difficile, quasi impossibile, fermarla. Da bugia si trasforma verità. E come tale condiziona l’opinione pubblica. L’impotenza, di fronte alle bufale, diventa la stessa di fronte al dileggio che può portare, come è purtroppo avvenuto, al suicido una ragazza responsabile solo di una grave leggerezza. Qualcosa che poi non ha saputo più fermare: la pubblicazione su Facebook di alcuni video hard che la vedevano protagonista.

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COME RICONOSCERE SE UNA NOTIZIA È UNA BUFALA

Nell’infernale meccanismo, i vulcanici inventori e boss del sistema hanno una pesante responsabilità: finora non hanno fatto nulla, o peggio, hanno fatto finta di fare qualcosa, per arginare la deriva. E hanno contrabbandato questo cinico atteggiamento, dovuto solo a interessi commerciali e di mercato (alimentare sempre e di più la “partecipazione” di utenti e fan, a anche a costo di alimentare bufale su bufale) con una falsa, ipocrita e taroccata, idea della “partecipazione democratica” garantita a tutti dalla Rete. Anche il signor Mark Zuckerberg si è deciso a fare qualcosa per fermare l’onda lunga delle bufale, annunciando un “sistema di rilevamento contro la disinformazione”. Non sono convinto che possa funzionare, per arginare le fake news, mettere in campo migliaia e migliaia di smanettoni con una virtuale funzione di controllori. Piuttosto, sono certo che Facebook rischia grosso, in termini di reputazione, con i suoi 1,8 miliardi di utenti, se non farà qualcosa per dare una regolata a registi, attori e comparse, delle valanghe di bugie trasformate in verità sul web. E sono certo che questa esigenza renderà sempre più indispensabile un’informazione rigorosa, fatta con competenza e con responsabilità, e pagata come tale, non con le mancette dei lavoretti sul web.

COME CAPIRE SE UNA NOTIZIA È FALSA

Noi che scriviamo e leggiamo tanto sul web, come nel caso di questo sito e dei suoi social, contro le bufale possiamo invece fare alcune cose. Subito. E sono davvero semplici. Per noi che scriviamo, vale sempre, per qualsiasi media che si usi, l’aurea regola della completezza, che esclude a priori le bufale. Poi un errore può sempre scappare: è umano. Voi, carissimi lettori, invece proprio sul sito Non sprecare trovate i veri anticorpi, le vere medicine preventive, per decifrare una bufala sul web. Per riuscire da soli, in modo chiaro e semplice, a filtrare i contenuti che leggete alla luce di una potenziale bugia da scovare. Quali rimedi? Quelli che vi proponiamo tutti i giorni, come nuovi stili di vita. Il ritorno alla lettura, anche cartacea (che comunque irrobustisce conoscenze e senso critico); la scoperta delle lentezza, che significa leggere con calma, e capire, incrociare e verificare, se necessario, i contenuti prima di considerali oro colato; la forza, anche terapeutica, della conversazione, che ci aiuta ad avere relazioni reali con gli altri, ma anche ad arricchire il nostro patrimonio di conoscenze e quindi la nostra forza di autodifesa dalle bufale; la capacità di coltivare il dubbio e il senso critico. L’umiltà di riconoscere il territorio della scienza, dove non possiamo avventuraci con l’arroganza dei tuttologhi dilettanti allo sbaraglio, sia da autori sia da lettori-utenti e poi attivi attraverso le piattaforme social. Potrei andare avanti a lungo, con altre medicine naturali: ma vi invito a scoprirle sul sito. Ed a usarle, con leggerezza, anche per non cadere nella trappola delle bufale sul web: questa guerra, ricordiamolo, ci riguarda tutti. E dobbiamo vincerla.

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