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Blue Whale, il gioco dell’orrore nella palude del web del malessere e del narcisismo (Video)

I suicidi sarebbero già 150, anche se il fenomeno è tutto da decifrare. Niente allarmismo, ma neanche possiamo sottovalutare. Specie se la Polizia Postale ci avverte: «Fenomeno cresciuto a dismisura e pericolo altissimo».

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GIOCO BLUE WHALE

Confesso l’ignoranza: fino a qualche giorno fa, non sapevo assolutamente nulla del fenomeno Blue Whale. Poi mia figlia ventenne mi ha inviato un video, l’ho visto e da allora ho iniziato a documentarmi, per capire da dove nasce questa follia, questa macchina che assembla teste svitate e trascina direttamente sul precipizio dello spreco della vita. La vita più bella: quella dei giovani, degli adolescenti, che hanno appena iniziato a consumarla.

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REGOLE BLUE WHALE

Il meccanismo del Blue Whale, ed è la prima cosa comprendere, è semplicemente raccapricciante, nella sua essenziale violenza. Un ragazzo inizia a giocare a Blue Whale, adescato via web da un “tutor” che per una cinquantina di giorni lo guida verso l’abisso, la morte, il suicidio. L’escalation è più o meno la seguente: svegliati alle 4 del mattino, gira per casa, guarda un film dell’orrore, fatti del male, soffri, tagliati un braccio o una mano, disegnati una balena blu sul braccio. Ucciditi.

BLUE WHALE ITALIA

Tutto è iniziato e cresciuto in Russia, con la storia della sedicenne suicida Rina Palenkova, e adesso il pallottoliere delle vite sprecate con il Blue Whale segna, sembra, già 150 suicidi. E la sua onda lunga si sta rovesciando anche in altri paesi occidentali, tra i quali l’Italia dove sono state aperte ben due inchieste della magistratura (a Pescara e Salerno) e dove la Polizia Postale, che vigila sui reati nell’universo del web. Ha ricevuto decine di denunce e parla chiaramente «fenomeno cresciuto a dismisura» (parole testuali di Nunzia Cardi, direttore dei 2mila agenti della Polizia Postale).

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Questi sono i fatti, sui quali invito tutti i lettori a riflettere. Senza drammatizzare, anche perché ormai sappiamo quante fake news girano su Internet, ma anche sminuire la portata di un fenomeno così devastante e a rischio crescita.

BLUE WHALE SUICIDIO

Trovo piuttosto cinico, per esempio, dire ai giovani, ai ragazzi e alle loro famiglie: per difendervi dalle seduzioni Blue Whale andate sui siti che “proteggono i ragazzi”, utilizzate app con filtri, rivolgetevi al telefono Azzurro. Ma come? Tutta la risposta che sappiamo dare a un’istigazione al suicidio, via web, è tecnologica? Come se bastasse rispondere con una macchina guidata da una persona rispettabile all’orrore di una macchina prigioniera di un mostro.

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COME EVITARE BLUE WHALE

Ovviamente, Blue whale, e i suoi effetti, sono ancora tutti da decifrare, da approfondire e da valutare per prendere le necessarie contromisure. Ma intanto, due cose possiamo farle, e subito, senza ricorrere, mani in alto in segno di resa, solo all’ausilio della tecnologia. Stiamo più vicini ai nostri ragazzi, e cerchiamo di cogliere al volo, di tradurre e di accompagnarli, di fronte al primo, primissimo, segnale di disagio, di malessere, di confusione. Se non di istinto autodistruttivo e di autolesionismo. Seconda cosa: riduciamo, riduciamo, riduciamo, la sbornia narcisista del web. Depotenziamola. A partire dai gesti più semplici, più banali: che senso ha rincorrere, innanzitutto i grandi prima e più dei piccoli, il selfie a tutto campo, Instagram a tutto spiano, i social come sversatoio delle nostre frustrazioni. L’esempio che diamo, in questo modo, è pessimo, e di fatto aumenta la vulnerabilità dei giovani nella giungla paludosa del web.

QUANDO LA TECNOLOGIA FA PAURA: