Recupero terreni antichi abbandonati | Non sprecare
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Recuperare un antico oliveto, completamente abbandonato, e valorizzare il territorio: la scommessa vinta da Paola, Emanuela e Antonella

Tre donne coraggiose che, a Passignano sul Trasimeno, dopo aver sottratto all’incuria un terreno del 1700, lo hanno trasformato in un luogo di condivisione in cui si realizza un olio speciale rispettando l’ambiente, e si offre lavoro. E dove gli scarti si trasformano in un ottimo sapone artigianale

Anche se non esistono dati precisi, in Italia sono migliaia e migliaia gli ettari di terreni incolti e abbandonati. Uno spreco enorme, per l’ambiente ma anche come opportunità di lavoro. L’incuria del territorio, infatti, è tra le cause del dissesto idrogeologico. Dare nuova vita ai terreni agricoli in disuso è inoltre un’occasione importante di sviluppo del territorio e inserimento occupazionale. Fortunatamente, sono sempre di più le associazioni ma anche i giovani che si impegnano per dare nuova vita alle aree incolte e abbandonate, sia in città che in campagna. Lo dimostra il numero di orti urbani in continua crescita ovunque in Italia e la scelta di tanti giovani che tornano a coltivare la terra facendo rifiorire anche colture antiche.

RECUPERO TERRENI ANTICHI ABBANDONATI

Una lotta quella per la salvaguardia e lo sviluppo del territorio che vede in prima fila le donne. Giovani donne coraggiose e volenterose come Paola Sticchi, Antonella Panciarola ed Emanuela De Stefanis che, a Passignano sul Trasimeno, in provincia di Perugia, in Umbria, hanno vinto una scommessa importante: recuperare un antico oliveto già censito nei catasti del 1700, completamente abbandonato da oltre trent’anni, e farlo ritornare produttivo.

Come ci ha raccontato Paola: “Nelle nostre camminate vedevamo che gran parte di questi oliveti e di queste aree collinari erano sempre più in abbandono. In particolare, c’era questa zona a ridosso del centro storico completamente inselvatichita, e non solo: era diventata anche una discarica”.

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LE OLIVASTRE PASSIGNANO SUL TRASIMENO

Colpite quindi dalle potenzialità di quell’oliveto secolare, in località San Crispolto, ridotto a boscaglia, inizialmente di proprietà del Vescovado e poi gestito da privati, Paola, Antonella ed Emanuela hanno deciso di rimboccarsi le maniche: hanno preso in gestione il terreno, lo hanno ripulito da sole e con le loro forze, si sono riunite nell’associazione “Le Olivastre” e nel 2014 hanno riportato in produzione, sul terreno, una speciale varietà tipica dell’Umbria, la Dolce Agogia, un cultivar da cui si ricava un olio extravergine dal gusto delicato, dolce e fruttato.

Giorno dopo giorno e con tanti sacrifici, l’associazione “Le Olivastre” ha riunito attorno a sé una comunità di appassionati, volontari ed esperti. L’obiettivo delle tre amiche infatti, è anche quello di riavvicinare le persone alla natura e a tutti i vantaggi che offre. L’oliveto sottratto all’incuria è ora un luogo di condivisione in cui non solo si produce l’olio ma si raccolgono le verdure e si contribuisce insieme alla potatura delle piante e alla cura del terreno.

Tutti i proventi derivanti dalla produzione dell’olio vengono inoltre reinvestiti per sostenere i costi relativi al mantenimento del terreno e alla gestione delle piante.

OLIVO GENEALOGICO

Interessante il progetto ribattezzato “L’olivo genealogico”: con un contributo di soli 20 euro è possibile adottare un albero e ottenere in cambio due bottiglie di olio biologico e una speciale certificazione, una sorta di carta d’identità dell’ulivo adottato, con tutte le sue caratteristiche. Un’iniziativa che ha permesso, attraverso campionamenti sulle foglie e sui frutti della pianta, di identificare l’origine di questi alberi secolari. Un modo quindi anche per contribuire a sostenere e non sprecare una tradizione antica del nostro made in Italy e una vera e propria eccellenza inserita anche nella Guida del Gambero rosso sugli Oli d’Italia. 

All’interno dell’oliveto, inoltre, la scorsa primavera, è stata posizionata anche un’arnia per le api. Come spiega Paola Sticchi: “Stiamo portando avanti questo progetto per capire se l’ambiente è quello giusto: l’arnia è anche una sentinella, un indicatore della salubrità dell’ambiente, un mezzo per salvaguardare e monitorare l’ambiente”.

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AGRICOLTURA DI PRECISIONE

Qualità e tradizione ma anche innovazione: nell’oliveto è stato installato un dispositivo di agricoltura di precisione (Elaisian) in grado di monitorare le piante e rilevare, in tempo reale, i dati sulla vitalità degli alberi, la composizione del terreno o la necessità di ricorrere all’irrigazione dell’oliveto. Grazie all’utilizzo di questo software è così possibile sapere qual è il momento migliore per la concimazione o se c’è il pericolo che l’oliveto venga attaccato dai parassiti, soprattutto nel caso della mosca olearia. E questo, spiega Paola: “Consente di abbattere l’uso di insetticidi e fitofarmaci e utilizzarli solo quando servono”.

Paola, Antonella ed Emanuela adottano, inoltre, metodi sostenibili non solo per la cura e la potatura delle piante ma anche per il rispetto della biodiversità che caratterizza l’oliveto. Hanno infatti mantenuto in parte la vegetazione spontanea, importante per la fauna locale.

ZAFFERANO DI PASSIGNANO DEL TRASIMENO

E non è ancora tutto: “Le Olivastre” hanno avviato anche una piccola piantagione di zafferano in un piccolo orto dismesso ma curato per anni dal papà di Antonella. “Dopo tre anni di produzione abbiamo presentato il nostro zafferano al Consorzio dello zafferano di Città della Pieve per fare le verifiche di qualità e siamo entrate nel territorio di competenza del Consorzio. Ora lo zafferano viene prodotto e confezionato con il marchio del Consorzio di Città della Pieve e con il nostro logo”, spiega Paola.

LABORATORI ARTIGIANALI DELL’ASSOCIAZIONE LE OLIVASTRE

“Le Olivastre” organizzano corsi di potatura, visite guidate dell’oliveto e degustazioni dell’olio d’oliva prodotto e incontri in cui si impara a distinguere tra le diverse qualità di olio (Emanuela è un’assaggiatrice professionista dell’olio d’oliva). Durante queste sedute di assaggio ci sono, ovviamente, degli scarti: l’olio assaggiato, infatti, viene spesso gettato via. Paola, Emanuela e Antonella, invece, lo recuperano e lo riutilizzano all’interno di appositi laboratori artigianali in cui spiegano come produrre in casa il sapone a partire dall’olio extravergine d’oliva. Al termine del laboratorio, i partecipanti possono portare a casa il loro ottimo e profumatissimo sapone artigianale realizzato durante il corso.

Il sapone, prodotto anche grazie a un laboratorio esterno certificato che garantisce la lavorazione a freddo e tutte le certificazioni necessarie, è anche un espediente prezioso per contribuire al sostenimento delle attività dell’associazione. Per acquistare il sapone e l’olio, è possibile contattare “Le Olivastre”, anche concordando un appuntamento all’interno dell’oliveto.

LE OLIVASTRE – PAOLA, EMANUELA E ANTONELLA

Un progetto quello portato avanti da Paola, Antonella ed Emanuela che, nella fase della raccolta delle olive, ha coinvolto anche due richiedenti asilo ospitati presso il Centro di Accoglienza di Passignano sul Trasimeno. I due giovani sono stati regolarmente assunti e hanno ricevuto anche un’apposita formazione linguistica e lavorativa (hanno seguito un corso gratuito di lingua italiana e un altro in cui si prepara a sostenere l’esame per l’ottenimento del Patentino Europeo della Motosega). Un’occasione importante che ha permesso ai due giovani di apprendere le competenze necessarie per ottenere un lavoro presso le aziende agricole del territorio.

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CONCORSO L’ORO DI AGILLA

Ogni anno, inoltre, l’associazione “Le Olivastre” organizza il concorso “L’Oro di Agilla” a cui possono prendere parte tutte le aziende con sede in uno degli otto comuni del Lago Trasimeno: Castiglione del Lago, Città della Pieve, Magione, Paciano, Panicale, Passignano, Piegaro e Tuoro. Un’ottima occasione per valorizzare l’olio extravergine d’oliva e tutelare il territorio, un patrimonio comune.

RECUPERO TERRENI INCOLTI LE OLIVASTRE

L’obiettivo per il futuro è ora quello di riuscire a recuperare altri terreni incolti e abbandonati e ottenere finalmente, una vera e propria sede operativa (anche in un edificio da recuperare e ristrutturare) in cui portare avanti tutte le attività dell’associazione, conservare le attrezzature, imbottigliare l’olio, organizzare le sedute di assaggio, i laboratori in cui si produce il sapone ed esporre i propri prodotti, valorizzando e facendo conoscere anche quelli dell’area del Trasimeno.

(Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook dell’associazione “Le Olivastre”)

Il progetto è in concorso per l’edizione 2019 del Premio Non Sprecare. Per conoscere il bando e partecipare vai qui!

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