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Quanto vale e quanto rende lindustria del riciclo

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Il riciclo può essere determinante per il buon funzionamento della catena di smaltimento dei rifiuti. Un primo effetto arriva, per esempio, dal forte alleggerimento della pressione dell’immondizia: se nel 2008, in Italia, un terzo dei rifiuti finiva nelle discariche, adesso la quota è scesa a un quarto. Grazie al funzionamento del circuito di riciclaggio che, purtroppo, lavora a macchia di leopardo nelle diverse regioni del paese. Secondo gli ultimi dati forniti dal Conai (Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi) nelle regioni del Nord viene ormai raccolta per il riciclo una quantità di materiali pari a 65 chili per abitante, in quelle del Centro la cifra varia tra i 35 e i 65 chili, nel Sud si precipita tra i 15 e i 35 chili. Eppure in dieci anni , sempre secondo i calcoli del Conai, il solo riciclaggio degli imballaggi ha evitato di aprire 400 discariche e di mettere in circolazione 48,2 tonnellate di C02. Il grado di funzionamento del sistema è proporzionale al tipo di raccolta: dove le amministrazioni comunali, con la collaborazione dei cittadini, sono riuscite a organizzare il meccanismo del porta-a-porta, cioè il ritiro a domicilio, il livello del riciclaggio è più alto.
Dove finisce il materiale riciclato? La destinazione cambia sulla base della tipologia dei contenitori raccolti, ma in ogni caso i risultati sono comunque molto interessanti. Per esempio: il 60 per cento delle bottiglie di vetro immesse sul mercato provengono dal riciclaggio di altre bottiglie, bicchieri, vasi, flaconi e barattoli. Quasi il 90 per cento dei quotidiani è stampato su carta riciclata e il 100 per cento delle scatole è ormai in cartone riciclato. Nel caso della plastica, invece, le possibilità di riuso sono svariate: con 45 vaschette si può costruire una panchina, con 20 bottiglie (quelle che contengono l’acqua minerale, per intenderci) si confeziona un pile. Il giro d’affari è enorme, supera i 3 miliardi di euro l’anno, con un’ampia rete di aziende che si sono specializzate nella raccolta e nel trattamento del materiale sottratto alla catena dei rifiuti. E le potenzialità sono ancora enormi, perché il riciclaggio significa anche un contributo alla difesa dell’ambiente e un possibile risparmio energetico. Gli esperti hanno calcolato che l’industria del recupero vuol dire evitare l’immissione da 1 a 12 tonnellate di C02, a secondo della tipologia del prodotto. E secondo i calcoli dell’Epa, l’Agenzia governativa degli Stati Uniti per la protezione ambientale, se gli americani riciclassero i cellulari che buttano ogni anno riuscirebbero a risparmiare energia pari ai consumi di 24.000 abitazioni.
C’è un’ultima variabile che va tenuta presente per valutare i benefici del riciclo, ed è la più importante. L’intera filiera si regge su un punto di partenza molto preciso: la raccolta differenziata, senza la quale non è possibile alcuna separazione dei materiali. Quando i cittadini meridionali capiranno questa premessa non sarà mai troppo tardi.