Perché in Germania pochi morti di coronavirus | Non sprecare
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In Germania la mortalità per Covid è la metà dell’Italia. Grazie a queste armi vincenti

Migliore organizzazione sul territorio e più posti letto. Tamponi a raffica dal primo momento. Un lockdown rigoroso. E un’app che non è il flop di Immuni

Esistono un caso Germania e un caso Italia. Messi insieme, si può fare la seguente, drammatica premessa: in Germania si muore meno, molto meno, di Covid-19 rispetto all’Italia. I tassi di letalità del coronavirus, misurati da una classifica in quotidiano aggiornamento della John Hopkins University di Baltimora, vedono l’Italia al terzo posto nel mondo con 3,8 morti ogni cento casi. Peggio di noi ci sono soltanto Messico e Iran. Quanto alla Germania siamo a 1,6 morti ogni cento casi: meno della metà rispetto al nostro Paese.

PERCHÉ IN GERMANIA POCHI MORTI DI CORONAVIRUS

Un altro confronto importante riguarda l’incidenza mortale della pandemia rispetto alla popolazione. Tra la prima e la seconda ondata di Covid-19 in Italia siamo arrivati a 75 casi di morte ogni 100mila abitanti, in Germania siamo a 15 casi ogni 100mila abitanti. La distanza qui diventa un abisso.

Ma perché nel paese governato da Angela Merkel si muore così poco rispetto all’Italia? Esiste un modello tedesco al quale dovremmo ispiraci? Quali sono i segreti della Germania rispetto alla diffusione del coronavirus?

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PERCHÉ IN GERMANIA CI SONO MENO MORTI DI CORONAVIRUS

Partiamo dalle cose da escludere: non esiste un coronavirus diverso tra Italia e Germania e diverse metriche per i calcoli (che le autorità sanitarie tedesche negano) non possono spiegare tanta differenza. Altro aspetto di limitata rilevanza è il fatto che il contagio in Germania sia partito dopo rispetto all’Italia, e dunque le curve di crescita sono state diverse.  Ammesso che questo sia un elemento da prendere in considerazione, qui si parla di una differenza abissale che, nella proporzione tra contagiati e morti, non ha mai avuto punti di caduta. E tutto lascia prevedere che questa forchetta resterà fino alla fine.  Non regge anche l’argomentazione che ricorda come l’Italia sia un paese con un’età media della popolazione molto alta, e quindi più a rischio: in Germania l’andamento demografico è analogo.

PERCHÉ IL TASSO DI LETALITÀ IN GERMANIA È COSÌ BASSO

Dunque c’è altro. E che cosa in particolare? Ecco alcune risposte che, messe insieme, possono portarci a una spiegazione ragionevole di quello che sembra uno dei più importanti misteri del contagio da coronavirus nel mondo. Il punto di partenza è sicuramente il sistema ospedaliero tedesco, la sua forza capillare, la capacità di essere molto bene distribuito con 1.925 ospedali sparsi in tutti i land.

IL SISTEMA SANITARIO IN GERMANIA

I due punti di forza del sistema sanitario tedesco sono la rete a tutto campo di ospedali e posti letto e la prima linea dei Gesundheitsamter, l’equivalente delle Asl. Nei vari land, complessivamente, i posti letto sono circa 500mila, distribuiti in modo capillare. Niente buchi, niente disparità Nord-Sud, e niente super affollamenti, come in Italia, che hanno trasformato gli ospedali in focolai di contagio. Quanto ai posti in terapia intensiva, all’inizio della pandemia in Germania erano 28mila, adesso siamo a oltre 40mila. In Italia, nonostante l’aumento dei posti in terapia intensivo (comunque al di sotto di quanto promesso), siamo sempre a un terzo rispetto alla media europea.  E veniamo alle Asl tedesche: se ne contano 380, con 17mila dipendenti (diventati 23mila dopo lo scoppio della pandemia), e sono fondamentali per tracciare i contagi e isolarli prima che diventino molto pericolosi. Anche in Germania non mancano polemiche su sprechi e disservizi nel sistema sanitario, ma dal 1993 al 2017 la spesa sanitaria in Germania è praticamente raddoppiata e vale 230 miliardi di euro, pari al 12 per cento del pil. I tedeschi hanno investito sulla sanità, e in particolare sulla sanità sul territorio.

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I TAMPONI IN GERMANIA

I tedeschi si sono molto avvicinati, dall’inizio del contagio, al modello coreano, che abbiamo illustrato in tutti i dettagli. Ovvero: tamponi a tappeto, ma molto mirati, fatti a chi ha i sintomi, anche piccoli, a soggetti a rischio, a specifiche categorie. Gli screening di massa sono stati resi possibili da enormi rinunce sul piano della privacy, considerando la quantità dei dati raccolti e messi in circolazione: ma i tedeschi, disciplinati come sempre, hanno accettato questa rinuncia in cambio di una maggiore protezione.

Ecco i risultati: già a marzo i tamponi in Germania erano 160mila alla settimana, a maggio 400mila, a ottobre oltre un milione. Questo tracciamento così a tappeto e così veloce anche nel dare una mappatura del virus e dei suoi movimenti, è stato determinante nel fare la differenza. Dall’inizio.

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IL LOCKDOWN IN GERMANIA

Senza stare ogni giorno a sbandierare i suoi presunti meriti, senza essere circondata da uno stuolo di esperti che parlano a ruota libera (dicendo tutto e il contrario di tutto), Angela Merkel, descritta come la leader “dalla forza tranquilla”, è sempre stata capace di rassicurare il suo popolo. Al punto che, nonostante tante polemiche, il 75 per cento dei tedeschi approva il suo operato. Compreso un lockdown soft, con la chiusura di bar, ristoranti, palestre, piscine, teatri, cinema e centri estetici. E con una coraggiosa tenuta per quanto riguarda la formazione: scuole e asili nido restano aperti.

IMMUNI E CORONA WARN APP

Immuni è stato un gigantesco fallimento, con uno spreco di soldi, di tempo e di credibilità. I motivi di questo flop li abbiamo raccontati, nei dettagli, in questo articolo. E non riguardano soltanto politici ed esperti, c’è anche una responsabilità dei medici di base, che non hanno voluto collaborare per il buon funzionamento di uno strumento che ha contribuito a fare la differenza tra noi e la Germania nella lotta contro il coronavirus e nell’individuazione in tempi rapidi degli infetti, premessa per evitare morti inutili. Nel caso della CORONA-WARN-APP, l’equivalente dell’Immuni tedesca, è accaduto esattamente il contrario: l’applicazione è stata integrata con tutti i sistemi sanitari regionali, grazie in primo luogo alla collaborazione dei medici sul territorio. Il 70 per cento dei laboratori dove si effettuano i tamponi, solo per fare un esempio, sono collegati con CORONA-WARN-APP.

Cineberg/Shutterstock.com

LA DIFFERENTE ETÀ DEI CONTAGIATI TRA ITALIA E GERMANIA

64 contro 47: l’età media dei contagiati, tra Italia e Germania, è pari a un ventennio. Siamo due paesi entrambi con una quota di popolazione anziana molto alta, ma questa differenza di quasi 20 anni, fondamentale per arrivare a comprendere lo scarto del tasso di letalità, non ha nulla a che vedere, come dicevamo, con la curva demografica. Le cause sono altre, tre in particolare. La prima: nella prima ondata troppi anziani sono andati in ospedale in Italia, specie in Lombardia, quando non era necessario. E questo ha amplificato l’effetto contagio. La seconda: il virus in Germania, sempre nella prima ondata, è arrivato dall’onda vacanziera di giovani rientrati dalle settimane sulla neve e dai festeggiamenti del Carnevale. Dunque, i primi contagiati sono stati loro, i giovani, e non come in Italia gli anziani o comunque le persone oltre i 60 anni. Terzo fattore: la vita familiare in Italia è molto diversa da quella tedesca. Da noi gli anziani vivono spesso a stretto contatto, se non nella stessa casa, di figli e nipoti e questo certo ha esposto tutti a maggiori rischi di contagio. In Germania non è così, e quando un giovane raggiunge l’autonomia economica si distacca completamente dalla sua famiglia di origine.

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IL MISTERO DI UN FARMACO IN GERMANIA

Il mistero di un farmaco. Non a caso questa spiegazione la mettiamo in fondo alla lista: non c’è ancora alcuna prova scientifica che la certifichi e la consideri davvero attendibile. Ma la riportiamo per dovere di cronaca, anche perché circola negli stessi ambienti medici. Non più tardi della seconda parte del semestre del 2019 il governo tedesco ha provveduto a ordinare 190 milioni di confezioni di un medicinale a base di iodio come vaccino, a scopo cautelativo, per eventuali casi di radiazioni nucleari. Ricordiamo che in Germania il problema è molto sentito: ci sono ancora 8 centrali nucleari che la cancelliera Angela Merkel ha promesso di smantellare entro il 2022. Ma per il momento ha preferito assicurare a tutti i cittadini un vaccino di protezione. Dove è presente anche quella clorochina che sta dando, in Cina come in Italia, ottimi risultati contro il coronavirus.

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