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Coronavirus, evitiamo di fare tamponi inutili. Ecco quando servono davvero

Alcuni esperti sono favorevoli agli screening di massa e con la loro opinione attizzano le richieste dei governatori. Ma i tamponi servono sono in circostanze specifiche. Come avverte l’Organizzazione Mondiale della Sanità

Tamponi sì, tamponi no. A tappeto, o solo in presenza di specifiche circostanze. Per tutti, o solo per i sintomatici. Lo screening più attendibile e diffuso per individuare l’esistenza del Covid-19 divide anche alcune parti della comunità scientifica e crea quelle discussioni infinite, a livello politico, che possono portare enorme confusione, laddove serve un’azione unica e coerente.

QUANDO FARE IL TAMPONE CORONAVIRUS

In realtà, la differenza di punti di vista è molto più parziale e limitata di ciò che appare leggendo i titoli ansiogeni dei giornali (tipo «La guerra dei tamponi»). L’Organizzazione mondiale della Sanità e l’Istituto superiore della Sanità, per citare solo i due organismi istituzionali più autorevoli a livello globale e nazionale, circoscrivono l’uso del tampone ad alcune categorie molto specifiche. I sintomatici, e in particolare coloro che hanno avuto contatti con persone a rischio o sono stati in paesi a rischio coronavirus. A loro vanno aggiunte persone, come medici e infermieri, che per motivi professionali o per specifiche esigenze, sono in contatto con potenziali malati. Punto. Dunque, si escludono in modo categorico gli asintomatici.

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CHI DEVE FARE IL TAMPONE CORONAVIRUS

Al contrario, ci sono esperti, come la Società italiana per le malattie infettive (Simit) e la Federazione dei medici di medicina generale (Fimmig) della Lombardia che chiedono tamponi per tutti (da fare anche a domicilio o in auto) e vengono spalleggiati da alcuni governatori. Tra gli argomenti utilizzati dal partito dei favorevoli allo screening di massa c’è il fatto che, secondo stime non proprio a prova di qualsiasi verifica, circa un 10 per cento di contagi arriva attraverso persone asintomatiche.

TAMPONE PER ASINTOMATICI CORONAVIRUS

A prescindere dalla distanza tra le due posizioni, e dal differente livello di autorevolezza di chi le sostiene, la linea dei tamponi circoscritti e non per tutti appare, in modo evidente, la più logica, la più sicura. E innanzitutto la più utile per vincere questa durissima battaglia. Per alcuni motivi, facili da mettere in fila.

SCREENING DI MASSA CORONAVIRUS

Lo screening di massa è scientificamente inutile e logisticamente impossibile. Il test, infatti, fotografa la situazione al momento e va ripetuto altre due volte affinché il risultato sia corretto e definitivo. Dunque, un tampone per tutti gli italiani è solo uno spreco di risorse finanziarie e umane. Con una mobilitazione di entrambe al momento davvero impensabile, se non con il solito giochino degli slogan.

Quando il partito dei favorevoli al tampone di massa ricorda il caso della Corea del Sud, dove sono stati eseguiti 300mila test e il contagio è in fase di regressione, dimentica un piccolo dettaglio: erano tutte persone sintomatiche.

TAMPONI: IL MODELLO DELLA COREA DEL SUD

Il modello della Corea del Sud ha funzionato, infatti, grazie a due elementi che non sono presenti dappertutto in Occidente: una tecnologia avanzatissima, specie in tutti i settori della pubblica amministrazione; un diritto alla privacy dei cittadini molto limitato. I 300mila da sottoporre a tampone, e tutti gli altri che sono arrivati dopo, erano persone rintracciate proprio grazie alla tecnologia, con sintomi anche lievi. Stesso discorso per le persone con le quali erano entrate in contatto. 
 
Smartphone, pc, carte di credito, cartelle mediche, telecamere di sorveglianza: tutto viene passato al setaccio, cittadino per cittadino, per arrivare a circoscrivere le persone da sottoporre a tampone. Una app segnala i vari luoghi frequentati dai soggetti a rischio in modo da individuare altre persone sono state nello stesso posto. Insomma: un capillare controllo di tutti gli abitanti del Paese, con la privacy completamente cancellata. In Italia è impossibile anche solo pensare a qualcosa del genere, e bisogna capire se esiste una strada più morbida per arrivare a controlli molto serrati, e quindi ad alcune rinunce in termini libertà individuali,  in cambio di più sicurezza per tutti. 

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COSTO DEI TAMPONI CORONAVIRUS

E veniamo al tema dei costi. Un tampone costa circa 18 euro e dalle 4 alle 7 ore di analisi. Non si può fare in strutture private, ma solo attraverso i punti dedicati, i laboratori, del Servizio sanitario nazionale. Lo screening di massa, e comunque sopra il livello indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, metterebbe a dura prova ospedali e strutture di ricerca già sotto pressione per ricoveri e terapie, che richiedono continuamente analisi di varia natura. Si rischierebbe il caos nei laboratori, penalizzando i malati già accertati e in cura. Con un sistema sanitario così sovraccarico ogni minimo spreco, e quello dei tamponi non sarebbe di basso livello, diventa insostenibile. A questo punto sarebbe più ragionevole concentrare gli esami sulle persone sospette e sui loro contatti per fare in modo che entrino in quarantena, se necessario, e vengano seguite a distanza da una struttura sanitaria.

CORONAVIRUS: COSA SAPERE SUL TAMPONE

Un altro, deleterio effetto dei tamponi eccessivi, lo abbiamo visto a spese dell’Italia nelle prime settimane di corsa del coronavirus. Avendo fatto un’enormità di tamponi, rispetto a tutti gli altri paesi del mondo ed europei in particolari, siamo diventati gli untori del coronavirus. Con un conto salatissimo che abbiamo pagato fino a quando, e sono passate settimane, si è capito che il problema non era l’Italia o la Cina, ma l’intero pianeta.

In conclusione, l’unica saggia ed efficace misura preventiva resta sempre la stessa: i nostri comportamenti. La Cina docet. 

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