Perché in Germania pochi morti di coronavirus | Non sprecare
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Coronavirus, perché in Germania i morti sono così pochi rispetto all’Italia? Ecco le risposte

I tedeschi non hanno un epicentro come la Lombardia. Non c'è stata la dannosa corsa all'ospedalizzazione dei malati. Tamponi mirati. E differente età media dei contagiati

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Il mistero resta. E ogni giorno trova una ferrea conferma nella legge dei numeri. Incontrovertibile. La Germania è uno dei paesi al mondo più colpiti dal coronavirus (quinto in classifica), ma il numero dei suoi morti è davvero irrisorio. Con una distanza siderale dall’Italia. 

PERCHÉ IN GERMANIA POCHI MORTI DI CORONAVIRUS

Prendiamo le ultime statistiche, ma la proporzione non muta dall’inizio del contagio in entrambi i paesi, e l’enigma è chiaro. In Italia a fronte di 73.880 contagiati si contano 10.779 morti, con un tasso di letalità che si avvicina al 10 per cento; in Germania rispetto a 60.147 contagiati si registrano 389 morti, e il tasso di letalità non supera lo 0,50 per cento. Come spiegare questo abisso?

PERCHÉ IN GERMANIA CI SONO MENO MORTI DI CORONAVIRUS

Partiamo dalle cose da escludere: non esiste un coronavirus diverso tra Italia e Germania e diverse metriche per i calcoli (che le autorità sanitarie tedesche negano) non possono spiegare tanta differenza. Altro aspetto di limitata rilevanza è il fatto che il contagio in Germania sia partito dopo rispetto all’Italia, e dunque le curve di crescita sono diverse. Probabilmente aumenteranno, e di molto, contagiati e morti in Germania. Ammesso che questo sia un elemento da prendere in considerazione, qui si parla di una differenza abissale che, nella proporzione tra contagiati e morti, non ha mai avuto punti di caduta. E tutto lascia prevedere che questa forchetta resterà fino alla fine. 

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PERCHÉ IL TASSO DI LETALITÀ IN GERMANIA È COSÌ BASSO

Dunque c’è altro. E che cosa in particolare? Ecco alcune risposte che, messe insieme, possono portarci a una spiegazione ragionevole di quello che sembra uno dei più importanti misteri del contagio da coronavirus in Europa. 

L’epicentro del contagio. In Italia il contagio è partito prima rispetto alla Germania, concentrato in una piccola area, Codogno, nel bergamasco e nel bresciano e poi in tutta regione Lombardia. Da qui si è allargato verso il Veneto e il Piemonte. In Germania non è andata così, e dall’inizio della diffusione del virus in questo paese, verso la metà di febbraio, il contagio è sempre stato spalmato in tutti i land, le regioni tedesche. In Germania non esiste un caso Lombardia, e ciò conta molto ai fini delle differenze sostanziali della geografia del virus. La tendenza iniziale, infatti, non solo non ha rallentato ma semmai è incrementata e oggi la metà dei contagi e dei morti per il Covid-19 si registrano in Lombardia. Dove, altro elemento che ha pesato sulla strage, le misure stringenti per bloccare davvero tutto sono state prese con ritardo, mentre si è continuato troppo a lungo a lavorare troppo a lungo con enormi rischi per tutte le persone coinvolte. A fronte di tante belle parole, la salute purtroppo è venuta dopo l’economia, visto che stiamo parlando della regione locomotiva d’Italia. 

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Gli ospedali polveriere. Qui sicuramente c’è stato il buco nero della rete dell’assistenza sanitaria e qualcosa non ha funzionato. Ci sarà modo e tempo per capirlo meglio. Ma una cosa è certa: una volta esploso il contagio, proprio nelle zone più colpite della Lombardia è partita una corsa che nessuno ha fermato verso Pronto soccorso e ospedali. Nulla di più sbagliato. Gli ospedali, affollati di persone a facile contagio visto che hanno difese immunitarie basse, sono diventati dei giganteschi focolai di infezione e di contagio. E molti pazienti hanno fatto una corsa inutile, in quanto potevano benissimo essere curati a domicilio. Il sistema sanitario tedesco, forse informato degli errori italiani, ha retto molto meglio, evitando il collasso, accettando ricoveri solo quando necessari e facendo in modo che gli ospedali non diventassero luoghi prediletti per la marcia dell’infezione. E innanzitutto proteggendo medici e infermieri. L’enorme quantità di vittime che l’Italia ha avuto in queste due categorie conferma la fondatezza dell’analisi e sarà una delle cose che dovrà essere verificata meglio in sede di bilancio finale della pandemia. 

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Tamponi più mirati. I tedeschi si sono molto avvicinati, dall’inizio del contagio, al modello coreano, che abbiamo illustrato in tutti i dettagli. Ovvero: tamponi a tappeto, ma molto mirati, fatti a chi ha i sintomi, anche piccoli, a soggetti a rischio, a specifiche categorie. Gli screening di massa sono stati resi possibili da enormi rinunce sul piano della privacy, considerando la quantità dei dati raccolti e messi in circolazione: ma i tedeschi, disciplinati come sempre, hanno accettato questa rinuncia in cambio di una maggiore protezione.

Il risultato è il seguente: il numero dei tamponi fatti, tra Italia e Germania, è pressoché identico, ma l’effetto rispetto alla resistenza del contagio è opposto. Stando a quanto ha detto lo stesso capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, in Italia abbiamo 10 contagiati ogni singolo contagiato emerso. In Germania, al contrario, la situazione è allineata e sotto controllo.

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I posti in terapia intensiva. Non siamo in grado di stabilire con precisione quanto questo elemento conti nella differente situazione tra i due paesi, ma certo andrà comunque analizzato nei dettagli. Se non altro per rimediare agli errori organizzativi del nostro sistema sanitario. L’ultima frontiera, per salvare dalla morte i contagiati gravi, è la terapia intensiva degli ospedali. In Italia, a forza di tagli orizzontali nella sanità, siamo scesi a numero di posti letto (circa 5mila) pari a un terzo della media europea. In Germania sono molto più alti della media europea.

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La differente età dei contagiati. 64 contro 47: l’età media dei contagiati, tra Italia e Germania, è pari a un ventennio. Siamo due paesi entrambi con una quota di popolazione anziana molto alta, ma questa differenza di quasi 20 anni, fondamentale per arrivare a comprendere lo scarto tra un tasso di letalità dello 0,41 e uno del 9,51, non ha nulla a che vedere con la curva demografica. Le cause sono altre, tre in particolare. La prima: come abbiamo detto troppi anziani sono andati in ospedale in Italia, specie in Lombardia, quando non era necessario. E questo ha amplificato l’effetto contagio. La seconda: il virus in Germania è arrivato dall’onda vacanziera di giovani rientrati dalle settimane sulla neve e dai festeggiamenti del Carnevale. Dunque, i primi contagiati sono stati loro, i giovani, e non come in Italia gli anziani o comunque le persone oltre i 60 anni. Terzo fattore: la vita familiare in Italia è molto diversa da quella tedesca. Da noi gli anziani vivono spesso a stretto contatto, se non nella stessa casa, di figli e nipoti e questo certo ha esposto tutti a maggiori rischi di contagio. In Germania non è così, e quando un giovane raggiunge l’autonomia economica si distacca completamente dalla sua famiglia di origine. 

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Il mistero di un farmaco. Non a caso questa spiegazione la mettiamo in fondo alla lista: non c’è ancora alcuna prova scientifica che la certifichi e la consideri davvero attendibile. Ma la riportiamo per dovere di cronaca, anche perché circola negli stessi ambienti medici. Non più tardi della seconda parte del semestre del 2019 il governo tedesco ha provveduto a ordinare 190 milioni di confezioni di un medicinale a base di iodio come vaccino, a scopo cautelativo, per eventuali casi di radiazioni nucleari. Ricordiamo che in Germania il problema è molto sentito: ci sono ancora 8 centrali nucleari che la cancelliera Angela Merkel ha promesso di smantellare entro il 2022. Ma per il momento ha preferito assicurare a tutti i cittadini un vaccino di protezione. Dove è presente anche quella clorochina che sta dando, in Cina come in Italia, ottimi risultati contro il coronavirus. 

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