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Noi e i nostri ragazzi ossessionati dal telefonino

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Il telefono o, anzi, il telefonino, la mia vita: da intendersi a volte anche alla lettera, stando al tragico gesto dell’adolescente pugliese, impiccatasi perche’ i genitori, per punirla, le avevano tolto il cellulare per mezza giornata. Chi avrebbe immaginato solo vent’anni fa che un oggetto cosi’ poco appariscente e non sempre costoso sarebbe diventato l’accessorio piu’ amato, piu’ indispensabile di tutti gli altri indispensabili accessori giovanili come la tv, la play station, il computer e forse anche il motorino?

E che, al contrario di tutti questi dispositivi, di solito almeno un poco osteggiati dai genitori, raccoglie, tranne poche eccezioni, il loro pieno favore, in quanto insperato strumento di controllo che rende i figli ovunque e sempre reperibili e, viceversa, permette ai figli di chiamare in soccorso mamma e papa’ alla minima avvisaglia di contrattempo, fosse anche soltanto un acquazzone? Non a caso il cellulare e’ diventato il classico regalo della prima Comunione ? a nove o dieci anni dunque ? al posto del tradizionale, ormai del tutto sorpassato e inutile orologio di marca. Basta guardarli, i ragazzini, alle prese con i telefonini, per capire l’indispensabilita’ se non, addirittura, la sacralita’ dell’oggetto. Se lo guardano, se lo mostrano, se lo confrontano, se lo litigano. Se sono del genere per male, se lo rubano anche, la’ dove non molti anni fa puntavano piuttosto su giubbotti, occhiali o scarpe di marca.

Si chiamano da casa a casa, in spregio
al meno caro fisso, si chiamano da portico a portico, si chiamano perfino da dentro al medesimo bar o negozio. diventato, il cellulare, il loro sesto senso, protesi umana la cui privazione puo’ rappresentare un sia pur figurato taglio della mano.

Il fatto e’ che la tecnologia ci ha messo
a disposizione un mezzo di relazione interpersonale che piu’ strabiliante, immediato e attraente non si puo’, che tuttavia ci priva al tempo stesso di tutti quegli altri elementi che rendono completa e vitale la comunicazione: la percezione fisica dell’interlocutore, del suo volto, delle sue espressioni, dei suoi gesti e atteggiamenti, del suo sorriso, delle sue lacrime e di tutto l’eventuale non detto.

Il resto lo hanno fatto il frenetico ritmo
del nostro tempo, le famiglie che contano tre o quattro persone al massimo, l’isolamento che ormai si somiglia dappertutto, nelle grandi citta’ come nelle piccole province. Per comunicare, ai ragazzi, spesso non rimane davvero che il gelido ed essenziale telefonino, senza il quale per forza di cose si sentono tagliati fuori, abbandonati. Morti anzi, e di inedia per la precisione, visto che a loro, avere amici con i quali scambiare chiacchiere e confidenze e’ necessario come e piu’ del pane.

Negarglielo il cellulare o, a maggior ragione, toglierglielo
, probabilmente non si puo’ o non si puo’ piu’, perche’ sarebbe un po’ come privarli, per esempio, degli occhiali da vista. Ma parlare loro si puo’ ? rimedio antico, sempre invocato eppure, forse perche’ facile ma insieme anche cosi’ difficile, troppo poco messo in pratica ? e spiegare loro, prima di tutto con l’esempio, che il telefono non e’ la vita ma soltanto la voce, che comunicare dal vivo e’ sempre e comunque meglio, che una visita, una chiacchierata e un abbraccio valgono assai di piu’ di dieci telefonate.

Lo sanno bene, eccome lo sanno
, non soltanto gli innamorati che per qualche ragione vivono distanti ma anche i genitori che hanno figli grandi trasferiti altrove oppure gli anziani soli sempre in attesa, chiusi nei loro appartamentini o case di riposo.