Morti per coronavirus in Italia | Non sprecare
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Coronavirus, restano i dubbi di troppe vite sprecate: quattro volte i morti della Germania

Il governo ancora non ha chiarito per quali motivi la richiesta del Comitato tecnico scientifico di chiudere l'area del bergamasco non è stata accolta. E se ci sono state pressioni

Ogni volta che guardiamo quella maledetta tabella ci facciamo sempre la stessa domanda: quante vite abbiamo sprecato in Italia per errori umani e non per la furia del coronavirus? I numeri sono davvero impressionanti e parlano come pietre scolpite nella roccia. L’Italia è al sesto posto nella classifica mondiale per numero di decessi: oltre 35mila. E prima di noi ci sono, guarda caso, soltanto paesi più grandi che hanno fatto un clamoroso errore di sottovalutazione del virus: Stati Uniti, Brasile, Messico, India, Regno Unito. Patrie di negazionisti della prima ora, come Trump, Bolsonaro e Johnson. 

MORTI PER CORONAVIRUS IN ITALIA

Ancora un numero sul quale riflettere: la Germania ha circa 9mila vittime, quattro volte meno di noi. Una distanza abissale, sulla quale possono avere inciso alcuni fattori dei quali abbiamo parlato in questo articolo Ma la storia che noi siamo stati il primo paese a fare i conti con la pandemia non solo non è vera, semplicemente ha poco senso: se avessimo colto la gravità della situazione e reagito in modo corretto, come poi abbiamo fatto, quei morti non sarebbero più di 35mila. Così come è ridicola la narrazione, condivisa anche da qualche superficiale corrispondente straniero, che vede gli italiani primi della classe per come hanno affrontato l’esplosione del Covid-19. 

Chiarito lo spreco di vite umane, arriviamo ai fatti sui quali, prima o poi, bisognerà fare chiarezza. E non solo a colpi di inchieste giudiziarie con il carico di inutili polemiche politiche.

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CORONAVIRUS IN ITALIA: I CONTAGI E I MORTI PER COVID-19

I fatti al momento hanno già accertato alcune verità, delle quali finora nessuno ha risposto e nessuno si è assunto le proprie responsabilità. Il momento decisivo è quello tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo, quando la gravità della situazione appare evidente. In particolare il giorno 3 marzo il Comitato tecnico scientifico, che darà la linea al governo durante tutta la fase della pandemia, scrive a Palazzo Chigi e lancia l’allarme rosso su Alzano, Nembro e l’intera provincia di Bergamo. Quello che poi diventerà l’epicentro del focolaio in Lombardia, la regione determinante per il suo numero di morti (quasi 17mila) per arrivare alla cifra delle oltre 35mila vittime. E il governo che cosa fa? Tace. Il premier Giuseppe Conte dice di avere visto la comunicazione soltanto 48 ore dopo il suo invio, e il ministro Roberto Speranza soltanto dopo 24 ore. Strano. 

Possibile mai che un allarme così grave sia rimasto a marcire per due giorni in qualche cassetto o su qualche pc? Nessuno degli scienziati ha avuto la grazia e la coscienza di sollecitare una risposta del governo? Il ministro della Salute, che ha letto comunque la comunicazione del Cts un giorno prima di Conte, e il presidente del Consiglio si sono parlati in quelle ore? E che cosa si sono detti? 

SOTTOVALUTAZIONE GRAVITÀ CORONAVIRUS IN ITALIA

Guarda caso, però, la “trascuratezza” da parte del governo coincide con il momento nel quale a vari livelli in tutta la Lombardia ci sono state pressioni, e sottovalutazioni della gravità della situazione, per non alimentare le preoccupazioni sulla diffusione del virus. Il giorno 23 febbraio il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha lanciato una campagna sulla sua pagina Facebook intitolata Milano non si ferma! Negli stessi giorni le pressioni delle associazioni degli imprenditori lombardi, specie nel bergamasco, sono fortissime per non fermare la macchina della produzione industriale. E i disciplinatissimi operai della bergamasca continuano a fare con rigore il loro lavoro. 

Il secondo fatto accertato si riferisce alla giornata del 5 marzo, quando secondo le sue parole il capo del governo viene a conoscenza dell’allarme del Comitato tecnico scientifico. Nel vuoto e nel silenzio della politica, si muovono i militari. Un vero esercito di carabinieri, soldati, poliziotti e finanzieri viene inviato nella zona a rischio per disporre il blocco, ma restano chiusi in albergo. A non fare nulla. Chi ha dato l’ordine di andare? E chi ha dato l’ordine di ritornare dopo essere restati sul luogo senza fare nulla? Mistero.

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COVID-19: COSA SAPERE SULL’EMERGENZA E I DECESSI  

Siamo tutti consapevoli che ci aspetta una lunga stagione di convivenza con il coronavirus. Ma questa realtà sanitaria e sociale non può diventare il paravento dietro il quale diluiscono per poi scomparire nel nulla precise responsabilità che vanno chiarite. In parole povere: un’emergenza Covid-19 dietro l’altra (adesso siamo alle prese con la riapertura delle scuole) non può farci dimenticare la tabella della verità. E quei 35mila morti, dei quali tanti potevano essere ancora vivi. 

COVID-19: COSA DOBBIAMO SAPERE

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