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Marcia indietro sul taglio dei buoni pasto agli statali

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“La norma relativa ad una presunta riduzione dei buoni pasto per i dipendenti pubblici non figura nella versione definitiva della legge di Stabilità approvata ieri dal Consiglio dei Ministri. Ogni polemica sull’argomento, pertanto, è fuori luogo e strumentale”: parola – e nota stampa a corredo – di Palazzo Chigi, che stamane ha spento sul nascere una polemica destinata a provocare tensione tra chi lavora per lo Stato. Tutto è nato nel pomeriggio di ieri, quando alcune indiscrezioni dal palazzo parlavano di una stangata sui buoni pasto dei lavoratori statali. Tra questi ultimi, infatti, avrebbero avuto diritto ai ‘ticket’ solo coloro che lavorano per almeno otto ore nel corso della giornata (esclusi dalla norma i dipendenti della Difesa e il personale del comparto sicurezza).

Considerando che la stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici lavora – per contratto – cinque giorni su sette alla settimana e con turni di 7 ore e 12 minuti, si sarebbe trattato di una stangata vera e propria. In altri termini, del resto, il taglio dei buoni pasto avrebbe significato una decurtazione in busta paga di 100/150 euro al mese, quindi circa il 10 per cento dello stipendio. Immediata la reazione rabbiosa dei sindacati, con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ad attaccare duramente l’esecutivo.

“Il  governo farebbe bene a non tagliare i buoni pasto per gli statali perché la nostra reazione sarà durissima – ha detto ieri Bonanni – . E’ una ipotesi che non sta davvero in piedi. L’entità del buono pasto è previsto dalle norme contrattuali ed il governo non può rimettere in discussione quello che è stato sottoscritto all’Aran nei contratti pubblici. Gli statali hanno subito in questi anni il blocco dei contratti ed altre misure che ne hanno penalizzato il reddito – ha continuato il segretario Cisl – , adesso siccome non si ha il coraggio di andare a tagliare i costi della politica, gli sprechi e le inefficienze dello stato e delle regioni, si vogliono colpire ancora una volta i lavoratori del pubblico impiego. Questa è la peggiore risposta che il governo poteva dare alle richieste della Cisl di discutere un nuovo modello di pubblico impiego ed una riorganizzazione di tutto il comparto pubblico”.

Oggi la pronta smentita dell’esecutivo, prima con la nota stampa, poi con le parole del ministro Renato Brunetta e infine con l’intervento del premier Silvio Berlusconi a Studio Aperto. In questa occasione, tuttavia, il Cavaliere ha confermato che il taglio non ci sarà, ma anche rivelato come il Consiglio dei ministri ci aveva pensato. Eccome se ci aveva pensato. “Questa notizia non ha fondamento: se ne è parlato durante il Consiglio dei ministri, ma abbiamo deciso di non farne nulla” ha detto il capo del governo.