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Mamme, attenzione alle pistole spara-bolle

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Avete presente quelle simpatiche pistole che i bimbi adorano, quelle che sparano bolle di sapone a profusione? Cercate sempre di comperarle in negozi o network sicuri e certificati, perchè possono nascondere insidie non da poco. Leggiamo sul sito dell’Ansa che due bambini sono stati ricoverati all’ospedale Regina Margherita di Torino con febbre alta, dopo avere utilizzato una pistola spara-bolle di sapone di produzione cinese. Dagli esami svolti dall’Istituto zooprofilattico del capoluogo piemontese – a cui sono stati inviati campioni – è risultato che l’acqua saponata contiene una grande quantità di batteri patogeni. Il pm Raffaele Guariniello ha aperto un’inchiesta per violazione del codice del consumo. Nel frattempo, le pistole sono state ritirate dal mercato. I giocattoli erano stati acquistati in un negozio di una catena danese, dove ne sono stati trovati circa 1.000 pezzi. I batteri trovati nell’acqua saponata sono pseudomonas aeruginosa, staffilococcus epidermidis, spenotrophomonas maltophilia, acromobacter specie, acinobacter e acromobacter demitrificans. Secondo il pm, che ha segnalato il caso al Ministero della Salute, esiste la possibilità di contagio microbiologico. 

NAS DENUNCIANO RESPONSABILE AZIENDA. Nell’ambito di questo caso, i carabinieri del Nas di Torino hanno deferito alla magistratura una persona. Si tratta, secondo quanto si è appreso, di un responsabile della sezione italiana della multinazionale produttrice del giocattolo; il suo nome potrebbe essere presto iscritto nel registro degli indagati. I militari hanno raccolto la denuncia dei genitori dei due bimbi e, dopo una serie di accertamenti, hanno messo sotto sequestro duemila esemplari del prodotto, di cui in Italia c’erano ben due punti vendita: uno a Torino e uno a Milano. Non è il primo caso di pistole-giocattolo killer: ai primi di luglio i carabinieri del Nas di Genova avevano sequestrato a La Spezia, in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane, un carico di bolle di sapone provenienti dalla Cina; il giocattolo (di una marca diversa rispetto a quello finito al centro dell’inchiesta torinese) conteneva un batterio resistente agli antibiotici.